I FIDANZATI E LA REALTÀ DIOCESANA
Tre proposte diverse per coinvolgere i fidanzati, a Fermo, a Novara e a Pordenone

Iniziamo con questo numero la pubblicazione di notizie e interventi non esclusivamente legati alla realtà dei Gruppi Famiglia ma alla pastorale familiare in genere: giovani innamorati, fidanzati, giovani coppie, coppie in crisi, separati e risposati, ecc.
Iniziamo presentando tre esperienze di tre diverse diocesi, non certo le uniche, legate alla preparazione delle coppie che chiedono il sacramento del matrimonio ma che ci sembrano, comunque, significative e che possono essere fatte proprie anche da altre Chiese locali.

Diocesi di Fermo
Sabato 5 aprile: festa dei fidanzati alla fine del loro cammino di formazione

La festa-incontro dei fidanzati, promossa dall'ufficio di pastorale per la famiglia della Diocesi di Fermo, nasce come tappa finale dei percorsi dei fidanzati, in preparazione alle nozze.
Le parrocchie e le vicarie della diocesi fermana otto ani fa, per circa due anni, sono state coinvolte in un discernimento comunitario sulla pastorale familiare.
Da questo confronto è stato elaborato dalla commissione il Piano diocesano di Pastorale familiare che pone al centro la famiglia come soggetto attivo della vita ecclesiale e non solo come oggetto di attenzione.
Sino ad allora i "corsi" erano una serie di incontri tenuti da esperti. Da sei anni i nuovi "percorsi" rappresentano invece un cammino nel quale le giovani coppie di fidanzati vengono accompagnati da altri sposi e dal parroco alla celebrazione del sacramento delle nozze.
Dal primo anno di sperimentazione di questo nuovo progetto si è pensato di incontrare le coppie nella festa diocesana dei fidanzati per dare senso di unità e valorizzare il sacramento del matrimonio nella "chiesa comunità", più che consentire loro il semplice sposarsi in chiesa.
Ogni coppia viene invitata personalmente dal vescovo attraverso una lettera. L'incontro prevede la celebrazione dell'eucaristia quale ringraziamento a Dio-Amore, sorgente dell'amore uma-no, che nella relazione coniugale trova casa, e continua poi con un momento conviviale: cena e animazione.
Questa iniziativa ha favorito nelle giovani coppie la consapevolezza della dimensione comunitaria della fede e della bellezza della scelta coniugale.
Ha permesso ai giovani fidanzati di sperimentare la presenza di una Chiesa che si appassiona all'uomo e diventa compagna di strada della coppia.
Tale momento nasce anche come proposta di metodo. È forte la speranza che l'esperienza bella del trovarsi insieme, la percezione di una Chiesa che accoglie, che si interessa alla vita della coppia diventi un buon viatico perché, anche da sposati, quel legame che si è ricreato si rafforzi e prosegua con l'esperienza dei gruppi famiglia.
don Claudio Morganti, Tania e Germano Salvatori

Diocesi di Novara
Domenica 9 marzo: giornata dei Fidanzati con il Vescovo

L'inizio di questa esperienza risale a quattro anni fa a seguito di un'esplicita richiesta del nostro Vescovo mons. Renato Corti. Nei due anni precedenti il Vescovo aveva voluto incontrarsi con gli operatori dei corsi prematrimoniali delle varie parrocchie e zone pastorali per verificare la situazione dei cammini in essere, (contenuti, modalità, frequenze, eventuali difficoltà) ed in quell'occasione era venuto a conoscenza di una percentuale di convivenze molto alta e diffusa in tutta la diocesi, che unitamente ai dati di matrimoni finiti in pochi anni lo aveva molto preoccupato.
Volle quindi cominciare ad incontrare i ragazzi che si sarebbero dovuti sposare entro l'anno per cercare di dialogare con loro, ascoltare i loro dubbi o incertezze, le loro domande per aiutarli a far chiarezza e per far loro vivere e sentire l'interesse suo e della Chiesa per loro, promessi sposi.
Le prime esperienze sono state di incontri pomeridiani, durante i quali venivano portate brevi testimonianze familiari, riprese poi dal vescovo che rispondeva alle domande dei fidanzati. Il pomeriggio si concludeva con la S. Messa e un momento di festa insieme.
Quest'anno invece si è voluto cambiare passando dal pomeriggio alla giornata intera per cercare di coinvolgere maggiormente le coppie che parteciperanno, utilizzando la modalità dei lavori di gruppo. Per facilitare il loro coinvolgimento si è chiesto ai vari operatori pastorali che li accompagnano di gestire direttamente i gruppi, per questo scopo si è tenuta una serata di preparazione.
Il dialogo con il Vescovo è previsto nel pomeriggio. Ci auguriamo possa raggiungerci subito dopo pranzo per un incontro informale con le coppie presenti, prima della condivisione del lavoro svolto in mattinata e la presentazione delle domande a cui risponderà. Al termine sarà celebrata l'eucaristia.
Abbiamo voluto sottolineare il fatto che questo appuntamento deve diventare parte integrante dei percorsi di preparazione al matrimonio, proprio per far vivere un'esperienza di comunione e di vita ecclesiale, con la speranza che rimanga nei loro cuori il desiderio di potersi incontrare ancora con altre famiglie nel cammino di sposi che li attende.
Maria Ida e Piercarlo Barbaglia

Diocesi di Concordia-Pordenone
"Ho incontrato nella mia Diocesi le coppie che si preparano al matrimonio"
un Vescovo si racconta

Personalmente considero l'episcopato come "sacramento della strada", sacramento che porta un uomo ad uscire dal suo privato per percorrere la strada di tanti altri uomini e donne. Un sacramento che esprime la vocazione della Chiesa a incontrare l'uomo dovunque si trovi, ad andarlo a cercare, a incrociare le sue strade, anche se difficili o pericolose. Ho cercato, come vescovo, di essere fedele a questo proposito, tentando di "incrociare le strade" di tutti: preti, religiosi e religiose, operatori pastorali, ecc.; singolarmente e in gruppo, sempre "con uno stile sinodale".

L’attenzione per i fidanzati
Un anno ho voluto dedicare speciale attenzione ai fidanzati, inserendomi nel calendario dei percorsi di preparazione al matrimonio, programmati nelle dodici foranie delle diocesi. In tutto una cinquantina di serate.
Ritengo di non aver fatto niente di straordinario. Ho "preso i panni" dell'arcangelo Raffaele - che ha "fatto strada" con una coppia di fidanzati e di sposi novelli: Tobia e Sara - presentando alcune caratteristiche di questa stupenda icona biblica, che è ricca di spunti luminosi.

Una proposta e uno stile di accompagnamento
Evidentemente l'intenzione mia era ed è quella di coinvolgere e di indicare modalità, contenuti, stile di approccio e di accompagnamento con queste caratteristiche ai preti e agli accompagnatori delle coppie dei fidanzati. Sono consapevole che il soggetto ecclesiale interessato non è la persona del Vescovo ma la comunità.
Il ruolo del Vescovo non è "sostituirsi" alla comunità, ma favorire la crescita di capacità e disponibilità presenti in essa, e di manifestare fiducia e riconoscenza soprattutto alle coppie che offrono la loro collaborazione a prezzo di non poco sacrificio.

L’esperienza maturata
Aggiungo qualche cenno di valutazione sulla mia esperienza.
Vale la pena che il Vescovo, per quanto può, anche direttamente si coinvolga in questa iniziativa. È un "itinerario di relazioni". A me resta il rimpianto di essere "in troppe cose affaccendato".
È servita e serve a me per tenere orecchi e occhi aperti, per non perdere di vista i cambiamenti in atto. E ciò giova al mio ministero nella sua interezza.
Trovo conferma del valore della grande opportunità pastorale costituita dalla richiesta di celebrare il matrimonio cristiano che ancora è rivolta alla Chiesa da molte coppie.
Sono persone in maggioranza "re-incomincianti", con tutte le "carenze" che conosciamo, ma anche e soprattutto con un bisogno di risposta alla loro ricerca di senso. Rilevo alcuni "buchi". Sono:
• la scarsità di operatori in grado di essere accompagnatori;
• la fatica da parte dei parroci di mettere come priorità la pastorale del fidanzamento;
• la fatica nel promuovere vere collaborazioni tra parrocchie;
• la fatica nel creare possibilità concrete di continuità nell'accompagnamento delle coppie dopo la celebrazione del matrimonio;
• le necessità di offrire itinerari differenziati per non correre il rischio di omologare tutto al ribasso.

Rispettare i tempi di Dio
Due ultime riflessioni ritengo siano utili per proseguire il cammino intrapreso.
Dobbiamo avere pazienza e rispettare i tempi di Dio. "Non sta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta, ma riceverete forza dallo Spirito Santo […] e mi sarete testimoni" (At 1,7).
Le tappe della storia della salvezza - anche di una coppia di fidanzati - noi possiamo scrutarle ma non determinarle. Non si possono contabilizzare ritmi e risultati. Si tratta di assumere coraggiosamente l'attesa, favorendo umilmente l'opera di Dio.
Non si può far violenza ai tempi di Dio, né a quelli degli uomini, mai. Ci sarebbe il rischio dell'intolleranza per la propria e per l'altrui debolezza.

Alimentare la speranza
Dobbiamo con la pazienza alimentare la speranza. La pazienza è la speranza che si incarna piegandosi al passo della Chiesa in cammino.
La speranza è la spinta, il dinamismo, il desiderio. La pazienza è il realismo, è la quotidiana, laboriosa, dolorosa aedificatio della Chiesa. L'una e l'altra sono inscindibili. Si devono mettere dei traguardi, ma - detto con un paragone sportivo - la Chiesa non è una centometrista, che produce il suo sforzo concentrandolo nell'arco di pochi secondi.
La Chiesa è una fondista impegnata in una lunghissima maratona: ciò spiega il suo lungo respiro, il suo passo misurato e apparentemente lento, nonché la sua capacità di fare a meno di risultati immediati.
Auspico che queste riflessioni ci rafforzino tutti nella pazienza per essere testimoni credibili di una Chiesa della speranza.
+ Ovidio Poletto, vescovo di Concordia-Pordenone

Dall’intervento dell’autore al 2° convegno triveneto per accompagnatori delle coppie orientate al matrimonio cristiano. Mestre, domenica 11 novembre 2007.