Foglio di collegamento
GF71 - dicembre 2010 - Vivere la casa, abitare la vita

1-EDITORIALE: VIVERE LA CASA, ABITARE LA VITA
Quali sono le "liturgie" che possiamo praticare tra le mura domestiche? A spasso per cucina, letto e bagno

di Franco Rosada
Il Concilio Vaticano II ci ha regalato l'immagine della famiglia come chiesa domestica (LG11).
Questa definizione è stata una piccola "rivelazione": abituati a considerare Chiesa l'edificio e al massimo i presbiteri ci siamo ritrovati ad essere abilitatati, come famiglie, a compiere atti di culto tra le mura domestiche. Cioè siamo stati chiamati ad inserire, nel nostro ministero di sposi e di genitori, anche la dimensione liturgica.
Questo aspetto della ministerialità è rimasta per molti "sulla carta" poiché le famiglie non hanno avuto grandi stimoli e provocazioni per farla propria e provare a viverla.
Così corriamo il rischio, quando si parla di chiesa domestica, di pensare a qualcosa lontano dalla nostra realtà: non siamo monaci - chi ha tempo per la liturgia delle ore? - non siamo sacerdoti - la messa feriale quotidiana fatica a rientrare nei nostri impegni - e così ci riduciamo alle orazioni, recitate sovente con i figli, quando sono piccoli, ad un decina del rosario pregata in coppia, alla preghiera prima dei pasti (quando ci siamo tutti).
Si tratta allora di superare gli schemi precostituiti e andare alla radice della vocazione matrimoniale. I ministri del sacramento sono gli sposi, quindi esiste una ministerialità coniugale, che si aggiunge a quella che deriva dal battesimo e che inserisce ogni cristiano nel sacerdozio "comune".
La liturgia praticata in famiglia deve quindi essere coerente con la sua realtà "incarnata", deve accontentarsi del poco tempo che si ha a disposizione e manifestarsi in modo concreto.
Per questo abbiamo scelto di partire dalla casa, meglio, dalle varie stanze della nostra casa, per scoprire le "liturgie laiche" che ogni giorno celebriamo in esse. Tra i possibili ambienti ne abbiamo scelti tre, che ci sono sembrati i più significativi: la cucina, la camera da letto e il bagno. Sono luoghi molto "terra-terra" ma gli spunti proposti possono rivelarci un lato nuovo e sorprendente degli stessi.
Dalla liturgia domestica alla preghiera il passo è breve. Qui dobbiamo distinguere tra la preghiera familiare e quella di coppia. Se la prima, almeno fino a quando i figli sono piccoli, è abbastanza diffusa, quella coniugale lo è molto meno.
Abbiamo provato ad offrire una riflessione anche su questo tema.
A corredo del tutto troverete testimonianze, preghiere, forme di celebrazione, strumenti per il lavoro di gruppo che speriamo aiutino ad approfondire i temi proposti. E per chi si appassionerà proponiamo una serie di letture di approfondimento.
formazionefamiglia@libero.it

La nostra copertina
2-VIVERE LA NOVENA DI NATALE IN FAMIGLIA

La foto di prima pagina è tratta dalla copertina del libro, appena pubblicato, di Nicoletta e Davide Oreglia: Un presepe in ogni stanza. Nove giorni di preparazione al Natale. Effatà Editrice, Cantalupa (TO) 2010.
Il contenuto di questo volume è vicino alle tematiche trattate in questo numero. Propone, infatti, una novena "formato famiglia" con una proposta di preghiera ogni giorno in un luogo diverso della casa: la cucina, il corridoio, il bagno, la camera da letto… per poi raggiungere insieme il presepe e depositarvi un simbolo.
Vi proponiamo di seguito un piccolo passaggio dal volume.
La porta d’ingresso
La porta ci vuole sempre! È necessario che ci sia un punto nel quale il varco è possibile e possa così avvenire l’incontro... In casa nostra esiste una porta, che è quella che permette a noi tutti di entrare per stare in casa e di uscire da casa per andare incontro agli altri.
Porta da tenere socchiusa perché chi bussa si trovi introdotto senza aspettare l’apertura di mille chiavistelli, e chi è dentro abbia a vivere uno spazio di comunione intimo e riparato.
Porta che permette anche di lasciare fuori ciò che alla famiglia non fa bene e in casa è bene che non entri!
Il momento di preghiera si conclude con una processione dalla porta di ingresso al presepe, portando la Bibbia, un cero e le chiavi di casa da depositare ai piedi del presepe.
Per leggere la scheda del libro cliccate qui!

3-LE IMMAGINI SIMBOLICHE DELLA CASA
Gli ambienti della nostra casa "sono in noi come noi siamo in essi"

di Gilberto Gillini e Maria Teresa Zattoni*
La casa, la nostra casa, non ci parla solo dello spazio della nostra intimità ma allude all’inizio della nostra realtà di coppia e, prima ancora, alla partenza per la nostra avventura della vita.

Uno spazio nostro
Ecco un primo aspetto: perché diciamo "permesso?", quando entriamo da estranei in una casa?
Perché riconosciamo che è territorio dell'altro; se l'estraneo vi entrasse senza chiedere permesso, si comporterebbe da invasore, da occupante.
Qualcuno di noi ha ancora nello sguardo di bambino l'arroganza dei soldati tedeschi che spadroneggiavano nella sua casa, facendo razzia di ogni bene; e ciò avviene - notiamolo bene - in ogni guerra territoriale dove, prima ancora che dagli ordigni, le case sono devastate dalla presenza dei - sia pur provvisori - vincitori.
Chi viene "invaso" nella sua casa si sente non solo offeso, ma umiliato: non gli viene riconosciuta nemmeno una provvisoria signoria di un territorio; anche chi ha la casa in affitto, chi vive in una baracca, chi, perfino, occupa un pezzo di marciapiede con i suoi cartoni ed i suoi stracci, si aspetta che l'altro chieda permesso.
Anche per un bambino che magari non ha la sua cameretta, almeno un "cassetto" è una casa, luogo che è riconosciuto suo; il nostro nipotino di cinque anni si fece scrivere dal nonno un cartello con un sontuoso: "questa è casa mia, non toccare" sull'anta di un armadio, che la sorellina di due anni avrebbe dovuto leggere e rispettare!
È dunque appartiene alla condizione umana avere uno spazio quasi come sé, come prolungamento di sé, come espansione del sé: vi leggiamo l'idea di inviolabilità che accompagna la persona; spetta soltanto al "signore del proprio castello" dare il permesso di entrare e simile permesso trasforma l'altro in ospite, in amico: uno che è a favore della inviolabilità della persona-territorio dell'altro.
C'è di più: nessuno di noi può reggere uno spazio indifferenziato, dove non ci siano confini, specificazioni, dove tutto sia di tutti, dove tutto sia indifferente. Certe camere di adolescenti ci fanno impressione per l'assoluto caos: nulla è al suo posto o - il che fa lo stesso - il posto di ogni cosa è scambiabile. Forse, con un po' di buona volontà, potremmo trovarvi una sorta di differenziazione, di ordine strano, non combaciante con i canoni della casa; e forse anche questo caos è un messaggio.
Fatto è che l'impressione che promana da tale spazio caotico è che non vi si possa abitare ("ma come fai a stare in questa stanza?") se non provvisoriamente, da "sfollati", ci si passi la metafora.

Uno spazio che ci parla di noi
Un secondo aspetto emerge dal nostro abitare: perché soltanto a casa ci sentiamo "a casa"?
È esperienza comune l'aver abitato in stanze magari più lussuose, comode, confortevoli come quelle di un hotel, ma di essere sollevati al ritorno, quando siamo "arrivati a casa". Il sentirsi "a casa" non dipende dunque dal nostro stare più comodi o rilassati, ma dal fatto che lo spazio-casa trattiene le orme/tracce del nostro viverci. Lo sguardo di un estraneo può misurare, quantificare, apprezzare, valutare una casa e soprattutto il suo interno, ma solo lo sguardo di chi vi ha abitato (oppure di chi ama colui/colei che vi ha abitato) può percepire le tracce, i modi delle presenze che hanno abitato la casa.
Sappiamo tutti che le impronte restano, anche se a noi invisibili: ma non sono soltanto impronte fisiche, sono molto di più: sono gli echi dei pensieri, degli atti di amore o di dolore che rimangono in qualche modo dentro quello spazio. E ci fanno compagnia.
La casa abitata dalla nonna, che ora non c'è più, ha le sue tracce, il cucchiaio di legno con cui mescolava i suoi odorosi sughi non ha solo le sue impronte, è reso "suo" dagli infiniti gesti, dal come lo usava, dal che cosa viveva mentre cucinava per i suoi.
C'è di più: in casa ci si divide gli spazi. E vero, si può essere presi da "deliri di compresenza" come quello di una famiglia che aveva costruito un appartamento completamente senza porte, o di un'altra che aveva messo un gran materasso per terra, il doppio di quello matrimoniale, per poter dormire tutti insieme, loro e i tre bimbetti.
Perfino in tali famiglie che avevano teorizzato il "tutto di tutti" si erano però creati benefici angoli, spazi, maggiormente "frequentati" da ciascuno. Il computer di papà, il tavolo da scrivere della mamma, la localizzazione degli utensili da cucina eccetera... ci rivelano la stesura spaziale del principio della reciprocità, dove ciascuno sa che rispetta il piccolo spazio dell'altro.
Per inciso, certi figli che spadroneggiano in ogni angolo, che possono entrare da ogni porta, che prendono possesso duraturo perfino del lettone non sono figli felici: se non imparano a rispettare, non imparano a chiedere rispetto. E viceversa.
E, ancora per inciso, certe mal sopportate invasioni di spazi concepiti come rigidi denunciano l'assenza di simile stesura spaziale.
"Non ne posso più che mia figlia quindicenne lasci i libri sul tavolo in sala!", diceva una madre astiosa.
"E dove li dovrebbe lasciare?"; saltò fuori che la camera da letto era divisa con la sorella, ragazza madre, e invasa da un piccolo di un anno che ovviamente aveva l'hobby di non lasciare le cose al posto suo.
Non c'era altro spazio che il tavolo della sala, con il quale l'adolescente proclamava il suo diritto ad esistere!

Uno spazio che abbiamo contribuito a creare
Possiamo interrogare un terzo aspetto della fenomenologia dell'abitare: il "metter su casa", cioè il progettare un'altra casa da parte del figlio che sta per lasciare la casa paterna.
È vero, oggi nell'epoca della "famiglia lunga del giovane adulto", si lascia provvisoriamente la casa paterna per molte ragioni (legittime) come gli studi universitari, le prove di autonomia ecc.
Ma noi vogliamo recuperare lo spessore simbolico del "mettere su" casa da parte della coppia che si sposa. Diciamolo con chiarezza, la convivenza non è un mettere su casa: è la provvisoria - denunciata come tale! - coabitazione di due, da cui si può recedere semplicemente dividendosi i costi investiti.
E con un alto tasso di ingenuità o di superficialità, quando si voglia trasformare in casa del matrimonio l'appartamento dove si era convissuti; o perfino dove si "tira in casa" un nuovo partner: in una casa già fatta, dove l'altro/a è richiesto di sentirsi a casa propria, mentre le mura, le disposizioni delle stanze e dei mobili, tutto denuncia che il nuovo partner è ospite!
Questo perché il "metter su" casa implica un progetto comune, una fondazione che deve nascere da quegli specialissimi individui con storia che sono i coniugi.
Anche il linguaggio dice che il "mettere su" equivale al fondare, al creare una nuova piccola patria, il che si può fare solo in due; sicché si può dire che uno, in quanto single "si fa una casa", ma "mette su casa" quando in due si concerta, si negozia, si progetta uno spazio specialissimo abitato dal noi (e dove non è detto che ciò che va bene ad uno debba andare bene all'altro!).
Due persone con storia, nell'inventare una casa mettono a nudo la fatica e l'esaltazione del distacco dalla casa di origine, e creano un nuovo (e noi coppie anziane sappiamo quanto di nuovo c'è nelle casa dei nostri figli sposati!) che è negoziato e perciò stesso originale ed unico! E così che la coppia scopre che nel suo ciclo di vita il "mettere su casa" non è soltanto un rito di fondazione delle origini, ma è un atto creativo che continua... ma ciò ha a che fare con le relazioni che fanno della casa un laboratorio.
* esperti di counseling pedagogico
Per leggere la scheda del libro cliccate qui!

4-LA FAMIGLIA COME "CHIESA DOMESTICA"

di Franco Giulio Brambilla*
Vorrei descrivere alcune immagini simboliche della casa che ci consentono di gettare un ponte tra l’esperienza della famiglia come chiesa domestica e della chiesa come famiglia di Dio.
La casa natale: la grande culla
La prima immagine dell’abitare che ricordiamo è quella della casa natale, in cui siamo passati dal seno accogliente di nostra madre alla culla, al lettino, alla nostra stanza. In questo luogo è sorta la nostra meraviglia di fronte al mondo e ci è stato instillata piano piano la fiducia nella vita.
La casa natale è tale non solo perché vi si nasce ma perché si è continuamente generati alla vita, come un dono gratuito, come una cosa buona, come un bene promesso.
È lo spazio della fiducia fondamentale, dove si semina la certezza che la vita è un bene promettente.
La casa appartamento: il luogo privato
Questa seconda immagine della casa è tipicamente post-moderna, il passaggio dalla famiglia patriarcale a quella nucleare, dalla casa abitazione alla casa appartamento.
Questa scelta ha accompagnato il primato della persona, e quindi della coppia, l’amore personale.
L’appartamento, come suggerisce il termine, fa vivere la coppia e la famiglia in modo "appartato" creando uno splendido isolamento. Ma con l’isolamento i rapporti di coppia sono senza confronti e i problemi educativi si ingigantiscono. La famiglia privata crea una privazione della famiglia.
Il progetto comune di vita corre il rischio di afflosciarsi in un ménage di vita immiserito, che tira a campare. Per questo credo sia necessario correggere il regime di appartamento promuovendo un’alleanza tra famiglie, una rete di famiglie che costituiscano la trama della comunità parrocchiale.
La casa universo: la finestra sul mondo
L’ultima immagine è quella di una casa aperta, come una finestra, sul mondo.
Una casa così diventa contemporaneamente luogo di separazione e di trasformazione.
Separazione, perché l’uomo ha bisogno di preservare la propria intimità, porre una differenza con l’esterno. Trasformazione perché la casa, in quanto luogo di interiorizzazione del mondo, diventa anche luogo di addomesticamento del mondo stesso.
Ma la famiglia oggi non riesce più ad essere un ambiente di trasmissione culturale e spirituale. Se già la coppia fatica a vivere il suo sogno nell’appartamento, più ancora si sente inadatta a questo impegnativo compito. Occorre allora costruire alleanze di famiglie, che sappiano essere luoghi affidabili di trasmissione dei codici culturali, dei valori, dei gesti e dei comportamenti.
La famiglia, chiesa domestica, deve mediarsi in una rete di famiglie per realizzare una parrocchia intesa come casa di famiglie.
* docente di Antropologia teologica, sintesi non rivista dall’autore
Per leggere l'intervento completo cliccate qui!

5-LA CHIESA COME "FAMIGLIA DI DIO"

di Franco Giulio Brambilla*
Attraverso la mediazione della famiglia come chiesa domestica, provo ora a vedere come la chiesa possa diventare una famiglia di Dio, una casa di famiglie e delle famiglie.
La chiesa come generazione
Se la famiglia trasmette nella casa natale la fiducia fondamentale nella vita, la chiesa introduce, attraverso il suo cammino di iniziazione, alla vita come un dono che viene dall’alto, che non proviene solo dai genitori ma da Dio.
Il dono della vita si apre così alla fede come dono dall’alto.
Uno dei segni più preoccupanti della pastorale parrocchiale è l’occasionalità con cui vengono mantenuti i rapporti con le famiglie. Sovente l’unico obiettivo sono i sacramenti, ma visti come momenti isolati nel cammino di crescita. Se la famiglia appartamento sembra incapace di trasmettere la fede la comunità cristiana non deve sostituire la famiglia, ma aiutarla a riscegliere la coscienza del suo ruolo e del suo servizio alla vita, con tutto ciò che serve per una crescita integrale della persona.
La chiesa come fraternità
Se la famiglia realizza nella casa appartamento un’intima comunione di vita, la chiesa rende possibile che questo sogno sia condiviso da altre famiglie, strappandole dal loro ripiegamento nel privato.
La chiesa è chiamata a trasformare lo spazio privato della casa in spazio ospitale e aperto.
Ma sovente la parrocchia si concepisce come somma di individui, con poca attenzione alle relazioni tra gli stessi. L’immagine che viene in mente è quella dei raggi di una ruota che convergono nel perno centrale senza intersecarsi tra loro. E speriamo che il perno centrale sia il Signore Gesù, prima del parroco!
La chiesa come segno visibile
Se la famiglia, attraverso il linguaggio familiare, educa a ciò che è buono, vero e bello, la chiesa dona a questo linguaggio il respiro della comunione e della missione.
Un fede domestica non può diventare una fede addomesticata e la chiesa non solo mette in rete le famiglie ma le inserisce dentro il tessuto sociale e la dinamica civile.
Si è parlato in proposito di alleanze di famiglie per indicare il ruolo anche sociale che la famiglia deve riconquistare all’interno della società complessa. Il servizio che alcune famiglie già svolgono come case famiglia, e tutte le forme con cui molte famiglie della galassia cattolica operano nel sociale non devono essere intese come frammenti dell’agire pastorale della chiesa, ma come elementi della sua pastorale ordinaria. La parrocchia, e il parroco in particolare, non possono da soli rappresentare la dimensione ordinaria della chiesa.
L’apertura della parrocchia sulla società e sul mondo deve riprendere l’anello di mediazione delle famiglie, come normale articolazione del suo slancio missionario.
* docente di Antropologia teologica, sintesi non rivista dall’autore
Per leggere l'intervento completo cliccate qui!

I testi di queste tre pagine sono tratti dal libro: Nicolli S. (a cura di), La casa cantiere di santità, Città Nuova Editrice, Roma 2004. Il volume contiene molti altri interventi utilissimi per approfondire l’argomento.
Per leggere la scheda del libro cliccate qui!

6-Tra i sapori e i saperi: LA CUCINA E IL TINELLO
Luogo della condivisione, del nutrimento, della mensa

di Giancarla Barbon e di Rinaldo Paganelli
Per capire l'importanza che la cucina riveste all'interno della casa, proviamo a immaginare per un attimo una casa senza cucina: quello che rimane è un giaciglio dove riposare e un luogo dove svolgere le funzioni fìsiologiche, una classica camera d'albergo con servizi. Oggi le cucine delle case moderne sono molto piccole, si riducono ad angoli cottura, e tutto ciò impedisce una serie di gesti e di tempi da dedicare alla preparazione del cibo e al suo consumo insieme.
Questa parte della casa è il luogo in cui si scambiano gesti e informazioni riguardanti i membri della famiglia, si imparano a conoscere i diversi gusti e preferenze di ciascuno.
Per conservare il salotto, la cucina diventa il luogo di disbrigo di tante cose; proprio il tempo accelerato obbliga anche a privilegiare la cucina per consumare il pasto su un piccolo tavolo pronto a ricevere tutto, a sostenere tutto.
Il tavolo è prova dell'iniziativa e creatività dell'uomo. È il mobile sociale per eccellenza, il mobile del ritrovo, della riunione. Accessibile da tutte le parti, è fatto per essere circondato e occupato da ogni parte.
È proprio lì, ormai non più al centro ma in un angolo della casa, che i membri della famiglia si danno una specie di convegno tacito e permanente; è lì che la famiglia, quotidianamente dispersa, si riunisce. Il tavolo è anche il luogo del dialogo: la sedia permette una posizione comoda. La superficie piana, le membra superiori che si appoggiane su di essa, il busto e il volto definiscono, per ognuno che siede, uno spazio gestuale eminentemente personale, disponibile a mille iniziative. I volti possono stare di fronte e gli sguardi incontrarsi, c'è la possibilità di confrontarsi e aprirsi al dialogo. Nel momento del pasto, il tavolo raggiunge il suo valore più alto. Le persone possono impegnarsi in un'azione che le coinvolge pienamente.
La cucina è il luogo che raduna in sé elementi fondamentali del vivere.
L'acqua in cucina viene usata per dissetarsi, per cucinare, per sciacquare le verdure e la frutta, per lavare le stoviglie. Il fuoco, anche se non ha più lo stesso valore di una volta, rimane fondamentale. La cottura a fuoco lento, che richiede tempi lunghi e grande attenzione, è stata pian piano sostituita dal precotto e dal surgelato già pronto. Cuocere a fuoco lento significa avere del tempo da utilizzare senza fretta, lasciando che il calore modifichi lentamente il cibo. Nella corsa frenetica dell'oggi, spesso si rischia di non prendersi il tempo che serve per "cucinare" i rapporti e modificarli attraverso il calore delle relazioni profonde.
Com'è collocata la cucina, come si sta in cucina, come si cucina dice qualcosa dei valori, delle relazioni e dei comportamenti di un gruppo familiare.
Tratto dal libro degli autori: Si seppe che Gesù era in casa, EDB Bologna, 2007 p. 27-28.42.45
Per leggere la scheda del libro cliccate qui!

TESTIMONIANZE

7-Guardarsi in faccia
Quattro anni fa abbiamo cambiato casa ed ora la cucina è più ampia e più luminosa. Il sole la illumina dal mattino presto e sembra accenderla prima del nostro risveglio. Se ci guardiamo attorno, nel suo interno c'è un miscuglio di gusti e di stili.
C'è una vecchia credenza che apparteneva ad una zia che mi ha cresciuta e cullata come una mamma; rappresenta per me uno stretto e geloso legame col passato, con la mia infanzia e mi da un senso di calore quasi materno. Gli altri mobili della sono moderni, semplici ed essenziali. Sono molto pratici, facili da pulire. Vale la pena tenerla pulita e averne cura; deve durarci per tanti anni ancora... Sembra quasi assomigliare alla nostra relazione di coppia che, nonostante tante difficoltà, grazie alla nostra forza di volontà e all'Amore di Dio e alla Sua e nostra fedeltà, resiste e perdura.
In mezzo alla stanza c'è un tavolo quadrato, piccolo ma velocissimo da aprire per farsi più grande e pronto ad accogliere chi arriva e si siede con noi.
Sopra la superficie di questo tavolo passano pietanze, libri, quaderni, giochi dei bimbi, riviste e libri che parlano della famiglia, della nostra e di tante altre, anche di quella più 'bella', più 'importante', più 'Sacra', dalla quale noi attingiamo forza e speranza (da essa ci nutriamo e ci abbeveriamo).
Su questo tavolo battiamo il palmo delle mani a ritmo di musica prima di ogni pasto, mentre i bimbi intonano un canto di ringraziamento.
In questa stanza ci scambiamo i racconti di ogni giorno; frasi veloci e brevi perché il tempo è sempre poco. Ci scambiamo gesti importanti; anche solo passarsi la caraffa dell'acqua diventa un gesto di disponibilità e attenzione verso l'altro.
Solo in questa stanza ci possiamo guardare bene tutti in faccia, incontrare i nostri sguardi e capire che siamo fortunati perché Dio ci ama. Qui tutto prende una luce diversa, tutto in cucina ha perfino un sapore diverso!
Marzia

8-Una stanza "abitata"
La nostra famiglia vive in un appartamento forse un po' piccolo per tutti noi, ma a noi piace così… Ci piace quando siamo tutti nel soggiorno e qualcuno suona alla porta.
La porta, che si apre, accoglie "obbligatoriamente" nella nostra casa chiunque abbia da dirci qualcosa, chiunque chieda di entrare. Così i mobili del nostro soggiorno vengono spostati per poter allungare il tavolo per accogliere gli amici che ci sono venuti a trovare.
Il nostro è un soggiorno "abitato", c'è posto per tante foto, per i libri e i giochi dei più piccoli, per il computer, per i soprammobili che ci ricordano esperienze e persone e per il divano letto che ci permette di avere un posto per gli ospiti.
Ci piacerebbe riuscire a trasmettere ai nostri figli l’idea che anche il nostro cuore dovrebbe essere così: aperto ad accogliere le persone che incontriamo, a far tesoro dei ricordi dei giorni passati e sempre pronto ad essere arricchito di nuove esperienze.
Ernesta e Gianprimo

9-Riti di cucina
Quando eravamo fidanzati, avevamo progettato di avere quattro figli per cui, quando ci siamo sposati, abbiamo comprato (a rate) un piccolo soggiorno con un grande tavolo ovale che poteva anche allungarsi…
Anche se di figli ne abbiamo avuti solo due la tavola grande è stata sempre utile, per i parenti, gli amici, per ascoltarci, per festeggiare e per pregare insieme.
I nostri nipotini, quando si siedono a tavola, prima di mangiare dicono sempre questa preghiera " Signore Ti ringraziamo per il cibo, benedici chi lo ha preparato e chi lo mangia".
Ora, nella nostra cucina, certi riti come la preparazione del presepio a Natale, vede riuniti tutti: chi scarta le statuine, chi prepara il laghetto di alluminio, chi sistema l'erba per il bue e l'asino mentre, in sottofondo, rieccheggiano le note di "Tu scendi dalle stelle"… Che meraviglia vivere queste esperienze di gioia e di pace!
Franca e Mariano

10-Stare insieme
Quando si parla dei pasti in famiglia li si dipinge come momento di dialogo, di condivisione, di piacevole riunione dopo una giornata.
Per noi, invece, sono il più delle volte un'interminabile elenco di divieti (non alzarti, non mangiare con le mani…), sicuramente qualcuno deve fare un giro in bagno, bisogna riempire i piatti di tutti ed essere pronti alle mille richieste (acqua, pane, aiuto nel mangiare…) e alla fine sono contenta quando tutti si alzano per fare ciò che desiderano.
Chissà, forse per noi il luogo del dialogo, al termine della giornata, è il divano e non la cucina.
Francesca

11-PER CELEBRARE, PER PREGARE, PER IL LAVORO DI GRUPPO

Per celebrare
• Per alcuni giorni provo a fare attenzione ai piccoli gesti del cucinare; penso al Signore che si rende Lui stesso cibo, che ci invita a "dare da mangiare"… A darci noi stessi "da mangiare".
• Vivi il momento del pranzo, della cena, con più consapevolezza. proponi una semplice preghiera di benedizione.

Preghiera
Dio di infinita bontà,
che nell'unico pane spezzato
rendi più salda l'unità dei tuoi figli,
benedici noi e questi tuoi doni
e fa' che, raccolti con gioia a questa tavola di famiglia,
alimentiamo sempre più la carità fraterna.
Per Cristo nostro Signore.
Benedizione della tavola

Per il lavoro di gruppo
Brani per la Lectio:
• Is 25,6-8 (il banchetto escatologico)
• Mt 26,26-29 (l’ultima cena)
Domande per la R.d.V.:
• La persona che ama dice "ti mangerei"; Dio si offre come cibo, diventa noi, che cosa ci dice questo?
• Che cosa facciamo quando vogliamo far festa a tavola? Quali attenzioni mettiamo, come prepariamo? Siamo attenti/e a ciò che avviene a tavola? Sappiamo creare un clima di gioia e di nutrimento a tutti i livelli?
• Attorno a un tavolo: che cosa mettiamo su di esso quando educhiamo, quando entriamo in relazione con persone? Che cosa sappiamo condividere e offrire di noi nell'ambito educativo?
• Ingordigia, rifiuto del cibo... sono mali che indicano un rapporto difficile con la vita. Noi, come educatori, che cosa facciamo?

12-Il luogo del disvelamento: LA CAMERA DA LETTO
Luogo dell’intimità, della confidenza, del riposo

di Giancarla Barbon e di Rinaldo Paganelli
Tu sei stato piccolo e ora sei grande, e sai che la camera è testimone della nostra vita, delle gioie e dei dolori, delle stanchezze e dei sogni. La camera raccoglie il nostro corpo come il figlio una mamma.
La camera ha un valore estremamente ricco. È il luogo in cui si celebra la liturgia del disvelamento, dell'incontro con l'altro, del nome dato e ricevuto, della conoscenza che diventa comunione, della nudità accolta e sanata dall'amore, dell'alterità che diventa ricchezza e si fa rimando al totalmente Altro. È il luogo in cui si compie la vita teologale degli sposi, in cui ci si alza al mattino sorretti dalla speranza, si va a letto a esprimere un amore totale, ci si abbandona con una fiducia senza riserve tra le braccia dell'altro. È, ancora, manifestazione piena della vita, data e ricevuta, di un Dio che ha deciso di incarnarsi e di farsi comunione.
La camera assiste a tutte le trasformazioni che in una giornata avvengono nella vita della coppia. Al mattino vede i suoi inquilini vestirsi; ciò che li attende non è l'intimità a due, ma il confronto con gli altri e con il mondo. È inevitabile darsi un contegno e, anche se non si mettono maschere, il vestito aiuta a costruire l'immagine che si vuole dare agli altri.
Nella tarda mattinata la camera è silenziosa, non più abitata, e tutto parla di un'assenza che evoca una presenza: la camera diventa quasi il segno dell'amore accogliente della coppia e della capacità di attendersi.
Per il pranzo in alcune realtà la casa torna ad animarsi e la camera da letto può diventare il luogo del riposo e della ricarica.
Nella sera si toglie la parte più formale degli abiti che uno ha portato durante il giorno per ritrovare la possibilità di un confronto alla pari, dove si mettono in comune le gioie e le ansie che hanno segnato la giornata e dove si comincia nuovamente a progettare quello che il tempo lascia intuire e capire: è a questo punto che la camera diventa luogo della piena intimità.
La notte, essa diventa testimone dell'abbandono al sonno, dell'affidamento tra le braccia del coniuge e all'amore del Padre.
Il letto nuziale accoglie, e vede svolgersi, tutto il mistero della vita. È lì che si è stati concepiti; è lì che a volte si nasce; è lì che si genera nuova vita; è lì che si lascia ai figli la propria eredità spirituale (Gen 47-49); è lì che spesso si muore. La forza creatrice di Dio genera nuova vita a partire dalla camera da letto: guarisce, come fece Gesù con la suocera di Pietro (Mt 8,14), o si esprime con il dono grande della risurrezione: Elia fa risorgere il figlio della vedova nella sua camera da letto (1Re 17,17ss) ed Eliseo fa la stessa cosa con il figlio della Sunammita (2Re 4,8-37).
Tratto dal libro degli autori: Si seppe che Gesù era in casa. EDB, Bologna 2007, p. 27-28.42.45
Per leggere la scheda del libro cliccate qui!

TESTIMONIANZE

13-Amici e amanti
La camera da letto è dove io e Luca ci ritroviamo per condividere la nostra intimità, ci ritroviamo come amici, come amanti, come genitori quando dobbiamo scambiarci idee sull'educazione dei figli.
È anche la stanza del riposo fisico e spirituale, dove ci si dedica alla preghiera e ai momenti di tranquillità.
Dove i figli è bene che ne stiamo fuori, per avere come coppia uno spazio tutto nostro, per confrontarci e incontrarci.
Maria Consiglia

14-Luogo della verità
La camera nuziale per noi:
È la stanza della verità dove le bugie non durano, qui gettiamo la maschera e nel bene o nel male rappresentiamo sempre noi stessi.
È l'alfa e l'omega del quotidiano dove al buio segue la luce e la fatica fa posto al riposo.
È il luogo delle contraddizioni dove spiritualità e carnalità si sovrappongono senza soluzione di continuità.
È la terapia di coppia dove lo sconforto si cura con la tenerezza e l'insicurezza con la passione dell'innamorato.
Gianni

15-Spazio privato?
Vietato giocare in camera quando il letto è in ordine! Questo valeva e vale per tutti: è il luogo privato, dove si può leggere, studiare, pregare e dormire senza essere disturbati.
È il luogo dove si possono fare confessioni ed essere perdonati, dove l'abbraccio e il bacio è di casa perché non si può dormire se non si è in sintonia, ruminando sulle colpe altrui o sulle proprie.
Meglio un chiarimento, una disponibilità a chiedere perdono per un torto forse involontario che avere ragione con rabbia e rancore.
Il sonno leggero di Franca ha fatto in modo che fosse sempre pronta ad alzarsi al minimo accenno di necessità, sia che fosse per un figlio o per i nonni, quando stavano con noi, e di questo ringraziamo tutti.
Però dobbiamo anche sottolineare le gioie del mattino, quando i figli venivano a coccolare nel lettone, e ora qualche volta i nipotini che ci raccontano poi le avventure dei Pokemon, di cui non capiamo molto, ma apprezziamo la loro voglia di complicità e di coinvolgimento nelle loro esperienze.
La nostra vita è piena di imprevisti, a volte gioiosi a volte meno, però ringraziamo il Signore ogni giorno per ciò che ci è dato di vivere, per le persone che ci fa incontrare e che ci arricchiscono con la loro presenza.
Ogni sera ci raccontiamo, mano nella mano ciò che di bello ci è capitato e poi… Buona Notte!
Mariano

16-Coppia e figli
Quanto si è evoluta in questi anni la nostra camera da letto! C'erano una volta due giovani innamorati che sognavano una famiglia numerosa ed il desiderio ha iniziato a realizzarsi con l'arrivo di Cristian e da allora la camera non è più stata solo il luogo dell'intimità, ma si è arricchita dei giochi prima della nanna in cui tutti eravamo coinvolti (con salti sul lettone, capriole, ogni tanto qualche allungo sul pavimento).
La nascita di Ilaria e poi quella di Emanuela hanno in parte modificato le cose: inizialmente è stato necessario creare un equilibrio tra lotte, risa, urla e il rispetto per il bisogno di tranquillità e riposo delle piccole; crescendo, prima l'una poi l'altra, hanno iniziato ad essere spettatrici dei giochi ed ora, almeno Ilaria, ne fa già ampiamente parte.
In alcuni momenti sembra che i bimbi siano nella nostra vita da sempre, dobbiamo fermarci a pensare, per ricordare il tempo, non così lontano, (sei anni fa) in cui eravamo esclusivamente coppia.
Certamente dobbiamo ringraziare il Signore per questi figli che ci ha donato, perché con loro siamo cresciuti e vogliamo ringraziare gli amici con cui abbiamo condiviso un cammino, in cui abbiamo compreso che noi, marito e moglie, siamo il fulcro vitale della nostra famiglia e per questo dobbiamo prenderci cura ogni giorno della nostra relazione per poter essere sempre più un cuore solo, un'anima sola ed un solo corpo.
Francesca e Fabrizio

17-Sacrario della coppia
I figli crescono, si innamorano, fanno coppia. Ma non si sposano: studi da finire, lavoro da trovare, ma contemporaneamente un amore che non riesce ad aspettare...
Così, quando i genitori dormono fuori casa questa può diventare un alcova per i due innamorati.
Mia moglie Paola questo lo sa e ha lanciato il divieto: mai in camera da letto, è nostra, è il talamo nuziale, non violatelo!
Dopo averlo più volte urlato alla figlia maggiore, il secondogenito si è adeguato: va bene anche il divano letto del salotto!
Francesco

18-PER CELEBRARE, PER PREGARE, PER IL LAVORO DI GRUPPO

Per celebrare
Per alcuni giorni provo a vivere l'entrare nella camera da letto come un momento "sacramentale": sento che lì il Signore mi ama così come sono.

Preghiera
Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è l'amore,
tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!
Cantico dei cantici 8,6

Per il lavoro di gruppo
Brani per la Lectio:
• Sal 27,4-11 (l’amore del Signore)
• Mt 25,1-13 (le dieci vergini)
Domande per la R.d.V.:
• Come mi posso educare all'amore fedele e fecondo?
• Come posso educare i miei figli/ragazzi alla verità dell'amore?
• Tu sei unico e irripetibile, ci dice Dio, ci hanno detto i nostri genitori, ci dice il nostro lui/lei, e noi, come riusciamo a dirlo nella proposta di fede che facciamo?
• Parlo con mio/a marito/moglie della fecondità della nostra relazione?
• Quale fecondità viviamo come Chiesa?

19-Esteriorità e interiorità: LA STANZA DA BAGNO
Qui ci misuriamo quotidianamente con il nostro corpo

di Giancarla Barbon e di Rinaldo Paganelli
Il bagno è una stanza alla quale raramente pensiamo, che tuttavia conosce di noi gli aspetti più intimi e personali. È il luogo che ci riporta la storia del rapporto, a volte difficile e complesso, che abbiamo avuto e abbiamo con il nostro aspetto, con la nostra unica irrepetibile manifestazione: il corpo. Il pensiero va velocemente ai giorni dei primi innamoramenti quando si è chiesto a questo luogo, all'acqua, ai saponi e all'aiuto di qualche cosmetico o profumo di renderci più gradevoli, più desiderabili e pronti all'incontro.
La preoccupazione giovanile per il nostro aspetto, per l'armonia del corpo, per i nostri difetti, l'ansia di essere accettati e il timore di non essere accolti per qualcosa che nel nostro corpo pensavamo potesse essere rifiutato hanno trovato negli sguardi attenti allo specchio lunghi momenti di trepidazione.
Assieme alla scoperta del valore del proprio corpo, alla necessità e al piacere di curarlo e, in qualche modo, conoscerlo, emerge anche la scoperta delle proprie reazioni di fronte agli avvenimenti e l'esperienza dolorosa del tempo, dei limiti e delle possibilità del corpo e la capacità della serena accettazione di se stessi. L'esito di un cammino di consapevolezza è quello di riconciliarci con il nostro corpo, e viverlo nella sua piena espressione nell'incontro con l'altro. È necessario non sentirsi mai arrivati e imparare a riconciliarsi con il proprio passato, riuscire ad accogliersi per quello che si è, ma sapendo che ciò che pian piano si diventa è anche opera dell'amore che ci giunge attraverso chi ci è vicino.
Il bagno resta anche il luogo del rifugio, una scelta che nasce quando si avverte che per una qualsiasi ragione la sofferenza che si vive è troppo forte per essere espressa e manifestata. Non basta neanche chiudersi alle spalle la camera da letto perché questa è una stanza che parla al plurale, mentre a volte, quando il dolore entra nelle fibre più nascoste del corpo, si è soli e da soli è necessario ritrovare la forza per essere disponibili a cercare insieme all'altro il modo di affrontare una situazione difficile.
Pensiamo anche alla cura per la nostra persona che i genitori ci hanno dimostrato: la mamma ci ha spesso lavato, accudito, ha compiuto per noi gesti di grande servizio.
Ora noi recuperiamo nel gesto del lavarci la necessità di una purificazione esteriore che ci ridona vitalità, freschezza e desiderio di relazione.
La stanza del bagno ci fa venire in mente soprattutto l'acqua e il lavare, lo specchio e la cura di noi, asciugamani, profumi... per avvolgere, impreziosire... Pensiamo anche al luogo delle necessità più umane che ci rendono creature fragili e attente alla nostra umanità.
Tratto dal libro degli autori: Si seppe che Gesù era in casa, EDB, Bologna 2007, p. 87-88.100
Per leggere la scheda del libro cliccate qui!

TESTIMONIANZE

20-Lo specchio
Quando alla sera si va a letto, prima di salire le scale per andare in camera, si passa per il bagno. Quando al mattino ci si sveglia, si scende dal letto e si va in bagno.
Questo luogo della casa, anche se sembra il meno nobile, segna l'inizio e la fine di ogni giornata ed ogni volta che vi si entra, immancabilmente ci si guarda allo specchio.
Osservandoci allo specchio ci chiediamo come sarà la giornata appena iniziata e rivediamo come è stata quella appena trascorsa. Ricordandoci che siamo fatti ad immagine e somiglianza di Dio e che tutto è opera Sua, dobbiamo affidarci a Lui in ogni momento e ringraziarLo sempre.
Quando mi sto lavando il viso o mi sto facendo la barba e sento i bimbi che mi osservano divertiti, oppure Marzia proprio in quel momento deve ricordarmi qualcosa di importante, capisco che anche questo luogo della casa ha un valore, come ogni altra stanza.
Il nostro bagno è illuminato dalla luce del sole che filtra dal vetro di una porta-finestra che dà direttamente in giardino. Questa porta sembra fare da collegamento tra la stanza più intima della nostra casa e il mondo esterno, con il quale ci piace saperci sempre in relazione.
Maurizio

21-Cambiare insieme
Come sposi siamo chiamati alla fedeltà: il bagno ci parla di cura di sé, di bellezza, di sosta rilassante sotto la doccia, per renderci amabili agli occhi dell'altro nel corpo e nello spirito.
Ripenso al periodo del fidanzamento, al tempo dedicato alla scelta del vestito, del trucco; adesso sicuramente le ore sono diventate minuti e in quei minuti i bimbi vogliono vedere i trucchi, provare collane o profumi…; a volte mi lascio prendere dalla stanchezza o dalla fretta, ma pensandoci con calma quanta ricchezza si aggiunge alla vita col passare del tempo.
Forse non considero più mio marito l'uomo perfetto, eppure che piacere guardarlo e pensare di conoscerlo un po' meglio, guardarci e vedere quanto siamo cambiati insieme; è bella la familiarità che si approfondisce negli anni e che è totalmente altro rispetto all'abitudine, perché nasce dalla gioia per la vita insieme e sempre più osiamo lasciarci guardare per ciò che siamo.
Il bagno mi ispira un altro pensiero: l'essere a servizio gli uni degli altri, lavandoci vicendevolmente i piedi con umiltà. In famiglia ne abbiamo davvero bisogno, per riconoscere i nostri limiti, per poter vivere il perdono, per ammettere d'avere bisogno degli altri, perché nel donarci e nell'abbandonarci troviamo la pienezza dell'amore.
Francesca

22-In condominio
Il bagno è la stanza forse meno considerata, anche se per me è quella dove vorrei essere lasciata in pace, specialmente la mattina, quando ci si prepara per andare a lavoro.
Ma la mia è una pretesa assurda: siamo in cinque e i bagni sono due; dunque... non lamentiamoci!.
Maria Consiglia

23-Il vasino
Il bagno per noi non è mai stato un problema, avendone uno solo, parecchie funzioni abbiamo imparato a farle in coppia e, quando avevamo i figli piccoli, anche in gruppo…
A volte uno si lavava le mani mentre l'altro si lavava i denti, i bambini giocavano nella vasca con le macchinine, oppure risciacquavano fazzoletti nel bidet bagnando un po' dovunque.
Anche ora, nel nostro bagno c'è sempre un vasino di riserva, perché c'è sempre qualcuno che non può attendere, così abbiamo a volte "una cacca a due", che diverte moltissimo i bambini e un po' meno chi deve entrare dopo di loro…
È anche vero che, quando siamo soli, ci prendiamo uno spazio tutto per noi: "Non ci sono per nessuno!", e finalmente il fortunato di turno si gode un bagno rilassante, si guarda allo specchio controllando i danni che la "scatola" ha subito, cercando di contenerli con un po' di crema, facendo il punto della situazione, spesso solo esterna; ma lo sguardo a volte va al di là, facendo i conti anche con le rughe interne, sicuri che la crema che può lenire i dolori che ci hanno segnato, che solo Dio conosce, è la Sua Parola che conforta e sostiene.
Franca e Mariano

24-PER CELEBRARE, PER PREGARE, PER IL LAVORO DI GRUPPO

Per celebrare
Quando mi guardo allo specchio, quando i miei figli si guardano, desiderano farsi belli, invoco su di me e su di loro la benedizione del Signore che, all'inizio, vide che l'uomo e la donna erano "cosa molto buona e bella".

Per il lavoro di gruppo
Brani per la Lectio:
• 2Re 5,9-14 (la guarigione di Nàaman)
• Gv 13,2-11 (la lavanda dei piedi)
Domande per la R.d.V.:
• Come vivo la relazione spirituale tra corpo e anima?
• La cura per la dimensione più umana della vita ci educa a sentirci luogo in cui abita Dio, sua casa. Come possiamo vivere questo aspetto della fede oggi?
• Che cosa della cultura attuale ci può aiutare e che cosa invece limita questo percorso di unità?
• Come viviamo la cura e l'educazione all'unità della persona nei confronti dei figli, degli adolescenti?

Preghiera
Amo i bambini, dice Dio.
Voglio che rassomigliate loro.
Non amo i vecchi, dice Dio,
a meno che siano ancora dei bambini.
Così non voglio che i bambini
nel Mio Regno, è stabilito dall'eternità.
Bambini storpi,
bambini gobbi,
bambini rugosi,
bambini dalla barba bianca,
ogni specie di bimbi che credete,
ma bambini, solo bambini.
Non c'è da discutere, è decretato,
non v'è posto per gli altri…
Alleluia, Alleluia, dice Dio,
aprite tutti, piccoli vecchi.
Il vostro Dio, l'Eterno risorto
viene a risuscitare in voi il bimbo!
Affrettatevi, è tempo, sono pronto
a rifarvi un bei viso di bimbo,
un sereno sguardo di bimbo...
Infatti Io amo i bambini, dice Dio,
e voglio che rassomigliate loro.
Quoist M., Preghiere, Marietti Milano, 1962 p. 9-10
Il libro è ancora acquistabile su Internet: cliccare qui!

25-LA PREGHIERA DELLA COPPIA
Solo gli sposi la possono fare, con tutto loro stessi

della Comunità di Caresto
La preghiera della coppia è una forma di preghiera alquanto sconosciuta. Fin da piccoli ci sono state insegnate la preghiera personale e quella comunitaria; ci sono centinaia di testi in proposito nelle librerie; qualcosa sta sviluppandosi per la preghiera di famiglia (cioè insieme ai figli); ma non c'è quasi nulla sulla preghiera della coppia. Non parleremo quindi della preghiera in generale, ma di quella preghiera che è così specifica degli sposi che solo loro la possono fare, e che fa particolarmente bene proprio a loro.
La chiamiamo preghiera della coppia perché ha di tipico e di caratteristico il suo puntare sulla coppia, sulla sua capacità di far riuscire bene il matrimonio e la famiglia; si basa su tutto quello che viene coinvolto dal matrimonio, quindi non solo la parte più spirituale, ma anche quella psicologica, il mondo degli affetti e del sensibile, il senso della vicinanza psicologica e corporale.
Buona cosa certo è pregare anche da soli: anche pregando da soli facciamo del bene al nostro matrimonio: tu cresci, io cresco, perciò noi cresciamo. In questo caso io non sono mai solo. Certo Dio è con me, ma anche il mio coniuge è ben presente nella 'mia' preghiera personale.
Ma la preghiera della coppia produce un effetto più specifico e particolare; non è soltanto il pregare insieme, ossia quando diciamo il vespro o il rosario, insieme. Pregare 'insieme' lo fanno anche due bambini o due monaci.
Essa è soprattutto quando noi due siamo insieme e ognuno di noi due ha ben presente l'altro; quando lo sguardo non è fisso nel vuoto o in un Dio lontano, ma nel Dio-Amore che è presente fra noi, con noi, che ci vuol bene e vuole che noi ci amiamo in modo perfetto.
Lui e lei pregano cercando di 'eccitare' l'amore l'un verso l'altro e insieme verso la vita e il mondo.
Io prego per saper amare fortemente, assolutamente, questa creatura che mi è accanto.
Noi preghiamo l'uno per l'altra, insieme, ad alta voce perché l'altro senta, anche con le mani che si stringono, anche con i nostri corpi che sono vicini, anche con lo sguardo che si incrocia, anche con il cuore che, nel frattempo, si perdona e rafforza la relazione.

È una preghiera diversa da altre forme di orazione di altre vocazioni.
La preghiera sacerdotale porta il sacerdote a pregare in unione con la sua comunità - parrocchia; se con lui ci sono i parrocchiani lui prega molto bene insieme a loro e, se non c'è nessuno, il parroco li sente come se fossero lì, intercede per loro; ha presenti i loro problemi; chiede a Dio di essere un buon padre spirituale per loro; chiede di vivere bene il suo sacerdozio... La 'gente' non è un soprappiù: è come la sua sposa.
Per il monaco lo sposo è Cristo; la preghiera tende dunque ad accentuare l'unione con Dio in Cristo. La gente se c'è non guasta, ma non è essenziale; la gente a un certo punto può disturbare la sua vita comunitaria e il monaco la lascia fuori della sua cella e del suo monastero per raccogliersi con la sua comunità e per dedicarsi al suo servizio ecclesiale che è fatto di contemplazione e di testimonianza.
La preghiera laicale si basa sul battesimo e quindi può e deve esser fatta da tutti i laici, anche da quelli non sposati (giovani, celibi, ecc.). È la preghiera in cui spicca l'indole secolare, il suo esser dentro il mondo, fatta meno di parole ed espressioni di preghiera, fatta più di vita vissuta, di 'preghiera implicita' come diciamo a parte.
La preghiera della coppia è una preghiera laicale e coniugale che perciò immediatamente finisce per rafforzare la relazione. Come abbiamo descritto sopra, è il matrimonio stesso che ne esce rafforzato in modo cristiano.
Nessun altro può fare quel tipo di preghiera perché per nessun altra vocazione c'è l'impegno di vivere la relazione coniugale matrimoniale in modo così esclusivo che poi porta per sua natura all'apertura della vita...

Un'altra caratteristica è che la nostra preghiera è molto 'incarnata'.
Proprio perché noi siamo laici, cioè dentro il vivere umano, impegnati nel sociale, la vita ci cattura tempo, cuore e pensieri.
Solo raramente potremo trovare tempi e modi per stare lontano dai problemi della vita. Noi dobbiamo riuscire a trovare Dio e la nostra santità 'dentro' lo scorrere della vita.
Talvolta nella preghiera si affollano i pensieri che sembrano distrarci da Dio. Non potrebbe essere invece il nostro modo incarnato di trovare Dio nelle cose della vita? "Gesù sii vicino a quella situazione". "Padre fa che sappia vivere bene questa situazione preoccupante, sia fatta la tua volontà"; "Grazie Gesù per...".
Gesù non è percepito come 'lontano', raggiungibile solo chiudendo gli occhi e staccandosi dal concreto della vita, ma è 'sentito' qui con noi: "Dove due o più sono uniti nel mio nome io sono in mezzo a loro".

Può essere utile distinguere tra preghiera 'lunga', preghiera 'intensa'.
La nostra preghiera coniugale può essere lunga o corta; come un atto d'amore non ha tempo. Vari sposi si sentono poveri perché non riescono a trovare i tempi lunghi che i religiosi invece non fanno fatica a trovare per la preghiera. Ma la nostra preghiera è diversa.
Proprio perché essa è molto incarnata, ben presto diventa intensa, anche se non è 'lunga'. La preghiera dei religiosi o del prete ha bisogno spesso di essere lunga altrimenti rischia di essere superficiale, non 'intensa', incarnata.
Talvolta, proprio perché la vita è fortemente drammatica, la preghiera facilmente commuove e prende l'animo, anche se è breve. La nostra preghiera deve essere fatta di molta vita.
È una preghiera che non coinvolge soltanto il cervello o gli aspetti più spirituali della nostra personalità. Come nella preghiera 'monastica' il corpo è importante (occhi, mani, seduti, in ginocchio, profumo dell'incenso...), così nella preghiera della coppia il linguaggio dei corpi è importante (vicinanza, tenersi per mano, il guardarsi, il sentire la voce, un gesto di tenerezza...) per far entrare Dio nel concreto della mia-nostra vita. Anzi quando i momenti della vita, i gesti tipici del matrimonio e le azioni della giornata sono vissuti bene, in Dio, preceduti magari da una breve invocazione o magari conclusi con un 'grazie', la vita stessa diventa 'preghiera della coppia'.
Tratto da Comunità di Caresto, L'olio della lampada, Gribaudi, Milano 2010 (4), p.67-72
Per leggere la scheda del libro cliccate qui!
Per i libri della Comunità di Caresto cliccate qui!

26-LA PREGHIERA IMPLICITA

Un'altra distinzione che può essere utile è quella tra preghiera implicita ed esplicita.
Pregare (elevare la mente in Dio) non è soltanto 'dire le preghiere'. Molti pensano che si debbano formulare pensieri che passano in parole ben precise, ordinate, con frasi complete. È quella che normalmente viene chiamata 'preghiera' o 'dire le preghiere'. Eppure soprattutto gli sposi scoprono che c'è un altro modo: la preghiera dell'animo, lo stato d'animo in preghiera. Alcuni esempi.
Il mattino io guardo i nostri bimbi che vanno a scuola dopo aver detto una breve orazione con loro (Padre nostro... Angelo di Dio...). Pur senza altre parole di orazione, mantengo dentro di me un forte desiderio di bene (che crescano in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini); oppure desidero fortemente per loro ogni benedizione divina. Questo desiderio così intenso e interiore è una preghiera 'implicita' molto più prolungata della piccola preghiera esplicita che ho fatto prima con delle parole e con delle 'preghierine'.
Quando guardo mia moglie e sono contento del nostro amore o quando fortemente desidero che cresciamo e ci perfezioniamo nel vero Amore, può uscirmi un'invocazione al Signore ('che benedica e renda eterno il suo dono in noi'...).
Le parole forse mi si fermano presto; ma può durare invece a lungo questo appassionato desiderio di bene. È la preghiera del mio animo che continua, senza parole, a invocare Dio; a invocare che il suo regno venga, che si compia la sua volontà in noi, che noi possiamo essere una coppia bella e perfetta, come è perfetto Lui.
Questa preghiera spesso 'implicita', fatta di cuore, desiderio appassionato, volontà di bene è più facile per gli sposi che sono 'laici' sposati (che si santificano nelle realtà terrene). La preghiera 'implicita' è molto più lunga dell'altra (quella esplicita), fatta anche di parole e di dialogo, che per i laici e sposati molte volte non riesce ad essere che discontinua e a sprazzi.
Forse molti laici e laici sposati si accorgeranno che in realtà pregavano senza esserne coscienti; molti altri intuiranno come possano anch'essi avere una vita di preghiera e di unione con Dio: è l'animo che prega con il desiderio forte di bene, con l'animo retto, onesto, caritatevole...
D'altra parte non è così anche nelle richieste del nostro bimbo piccolino?
Egli quante volte si rivolge a noi non con parole esplicite (che non sa dire perché piccolo), ma con gesti o con le lacrime; in fondo che cosa è se non una richiesta o preghiera 'implicita'?
Come il pianto del bimbo suscita sempre l'attenzione e la premura del genitore, così tante volte anche noi ci rivolgiamo a Dio senza parole, ma in altro modo. Come non pensare che queste nostre lacrime, aneliti, tensioni, appassionati desideri... non siano anch'essi un'implicita preghiera che attira su di noi lo sguardo di Dio?
Comunità di Caresto
Per leggere la scheda del libro cliccate qui!
Per i libri della Comunità di Caresto cliccate qui!

27-LA PREGHIERA DI FAMIGLIA
La vita di coppia e di famiglia è una liturgia vissuta nel quotidiano.

Ogni gesto di amore familiare, vissuto nella fede della presenza del Risorto, è preghiera, è liturgia (anche l'esercizio della sessualità: tutto è "sacrificio" cioè fare una cosa sacra).
La famiglia è anche il primo ambito in cui la "liturgia della vita" si può tradurre nella preghiera di lode e di invocazione. La gioia di essere sposi e le ricchezze derivanti dalla vita comune diventano preghiera di lode e di ringraziamento; con la preghiera si possono affrontare con nuovo coraggio i momenti di dolore e di sofferenza, le difficoltà di relazione…
I momenti della preghiera familiare non sono spontanei; bisogna prevederli: la preghiera della mensa, gli anniversari, gli onomastici, i compleanni, la benedizione dei genitori ai figli. Si potrebbe suggerire di fare il calendario liturgico della famiglia, collegandosi anche al tempo liturgico della comunità parrocchiale, suggerire l'angolo di Dio in ogni casa.
Alcune proposte concrete potrebbero essere:
• prepararsi in casa alla Messa domenicale: riti penitenziali, lettura dei testi biblici;
• scegliere gli avvenimenti o le situazioni della vita familiare da offrire a Dio nella presentazione delle offerte durante l'Eucaristia domenicale;
• fare la revisione della vita familiare nei tempi liturgici forti;
• preparare la preghiera di lode e/o di invocazione.
www.diocesi.rimini.it
Per leggere il testo completo cliccate qui!

TESTIMONIANZE

28-Dirsi "ti amo"
Per la nostra coppia non è non è facile praticare la preghiera di coppia. Abbiamo ritmi di vita diversi e sensibilità diverse che rendono non frequenti le occasioni di unire due più due mani.
Fin che i bambini erano piccoli era più facile pregare la sera tutti insieme come famiglia. Ma ora, con i figli ormai adulti, il colloquio col Signore diventa un momento più decisamente personale e non è automatico, almeno per noi, ritrovarci nella preghiera.
Ricordo dei bellissimi, intensi momenti di preghiera di coppia nati spontanei dal cuore di entrambi, ai campi famiglia nella giornata del perdono, il venerdì. Allora il colloquio intimo sincero tra noi sposi e poi l'esame di coscienza condotto anche con il confessore, portano ad un desiderio vero, naturale di porsi insieme di fronte al Signore; la preghiera diventa veramente un modo di dirsi " ti amo".
Forse questa esperienza ci dice che, ogni tanto, dobbiamo impegnarci a preparare la nostra preghiera di coppia lungo tutta una giornata che renderemo un po' speciale, perché il nostro cuore di sposi ritrovi la freschezza dei nostri momenti di amore più belli e dal nostro amore nasca il desiderio di immergerci insieme nell'Amore grande del Padre.
Paolo

29-Marta e Maria
"Quali sono i momenti che dedichiamo al Signore tra le nostre mura domestiche"? Non è stato facile per noi rispondere a questa domanda.
Ci sono subito venuti in mente amici incontrati in passato o di recente che sono stati per noi un esempio di come avremmo voluto che fosse la nostra famiglia, con i momenti dedicati alla lettura del Vangelo con i figli, con la preghiera prima dei pasti, con l'accoglienza dell'altro come prassi d'amore semplice e naturale.
Noi ci siamo guardati dentro e abbiamo visto le nostre difficoltà, i nostri momenti dedicati al pranzo proiettati già in ciò che si deve fare dopo ( lavoro, compiti, faccende domestiche).
In questo siamo molto come Marta di Betania. Ne siamo stati sempre consapevoli. Ma per due genitori chi è il nostro Gesù che ci parla, che ci ama nonostante tutto? Sono loro i nostri figli, noi abbiamo tre ragazzi di 8, 12 e 14 anni.
Abbiamo ripensato ad una Quaresima, durante la quale, abbiamo deciso di essere "Maria", abbiamo lasciato tutto da parte per metterci in ascolto e vivere con loro un momento solo nostro: ci siamo inventati, per il mercoledì sera, il Family Day della nostra famiglia. Spenta la tele, il computer, dopo una piccola preghiera, abbiamo fatto decidere loro i giochi da fare insieme.
Tutto è stato accolto con allegria ed abbiamo sperimentato la comunione e la gioia, che scaturiscono dal mettere al centro la Persona. Grazie per averci fatto ricordare questi momenti.
Maria Grazia ed Antonio

30-Dio nel cuore
Sembra impossibile, eppure negli anni le nostre case si adattano alle nostre esigenze, si arricchiscono di segni, di ricordi, di immagini che ben rappresentano ciò che stiamo vivendo ed abbiamo vissuto.
Così, anche nel nostro cammino di fede, Dio si fa liturgia, quando la Bibbia non è più nella libreria piena di polvere, ma sul comodino della nostra camera da letto; quando una preghiera di ringraziamento per il cibo condiviso è appesa in cucina affinché anche gli ospiti possano leggerla; quando un crocifisso, una candela, una icona, un salterio, un rosario, ci invitano a ritrovarci insieme, come coppia e come famiglia per pregare, lodare, ringraziare ed affidare al Signore il nostro quotidiano, fatto di gioie, ma alle volte anche di difficoltà e prove.
Dio si fa liturgia nelle nostre case, rendendo speciale ogni nostra azione, a condizione però di trovare dimora prima nel nostro cuore, dando così anche un senso alle fatiche per il figlio adolescente un po' acerbo e scontroso, per il genitore anziano diventato impaziente e sempre meno autonomo, per il coniuge che non perde quel difetto che tanto ci infastidisce…
Corrado e Nicoletta

La casa nell’ebraismo
31-LA LITURGIA DOMESTICA NELLA TRADIZIONE EBRAICA

Di Elena Bartolini*
La tradizione ebraica privilegia la liturgia domestica rispetto a quella sinagogale: il momento culminante della celebrazione di quasi tutte le feste religiose avviene in famiglia, dove i genitori sono i "ministri" del culto e dove il momento liturgico costituisce un momento catechetico importante per le nuove generazioni che, in questo modo, ricevono la trasmissione della tradizione religiosa interiorizzandola progressivamente.
Il cibo
In questo contesto anche il cibo assume un significato particolare: è un segno di condivisione e, nello stesso tempo, fa parte dei segni liturgici. La cucina ebraica non solo rispetta le norme alimentari secondo la kasherut, la precettistica tradizionale, ma è anche strettamente legata al calendario liturgico: c'è un cibo per ogni festa legato agli insegnamenti religiosi della medesima, pertanto non deve meravigliare che molti apparenti "libri di cucina" siano invece una raccolta di ricette, preghiere e spiegazioni rabbiniche proprie per ogni ricorrenza.
La donna e i figli
A questo proposito è opportuno sottolineare due aspetti importanti. Innanzitutto il ruolo fondamentale della donna: è lei la garante dell'organizzazione di tutta la liturgia domestica, nell'ambito della quale è la sola che può accendere le candele della festa, segno della presenza divina, pronunciando su di esse la benedizione; in secondo luogo la costante attenzione ai figli, quindi alle nuove generazioni, che sottolinea come gli stessi siano considerati futuro e garanzia perché la comunità viva e possa continuare a testimoniare la propria fede nel tempo. Si può quindi affermare che si prende coscienza della propria tradizione religiosa e si matura il senso di appartenenza alla medesima vivendo in una famiglia che, attraverso gesti e parole, fa costantemente "memoria" della propria storia di fede.
Casa e mensa
La casa viene così compresa e vissuta, come "spazio sacro" dove, nella quotidianità del tempo che scorre, ogni gesto, anche il più semplice e apparentemente banale o scontato, diventa segno di una vita vissuta nella continua tensione verso la santità. Non a caso quindi molti momenti significativi della vita pubblica di Gesù, ebreo fedele alle tradizioni del suo popolo, sono avvenuti nelle case e spesso attorno ad una mensa comune.
Imparare da loro
Tutto ciò costituisce una positiva provocazione per la famiglia cristiana che desidera recuperare l'orizzonte domestico della propria vita di fede. Facendo tesoro di ciò che la tradizione ebraica continua ad attestarci, sarebbe importante valorizzare meglio all'interno della casa e della famiglia una dimensione liturgica che, non escludendo il momento comunitario esterno, possa essere significativamente orientata al medesimo.
Ciò chiama inevitabilmente in causa il ruolo ministeriale dei genitori, che sono in prima persona coinvolti nel preparare e vivere la festa di fronte e assieme ai figli accompagnandoli nella progressiva scoperta e interiorizzazione del significato. In questo modo ogni gesto, ogni segno, ogni celebrazione che avviene all'interno dell'ambito familiare, può diventare un'occasione particolare in cui la tradizione di fede viene in qualche modo consegnata gradualmente e progressivamente secondo la capacità di ciascuno.
Si tratta di una sorta di catechesi viva, quotidiana, che avviene all'interno di relazioni umane significative dal punto di vista affettivo, nell'orizzonte di una condivisione dello spazio e del tempo compresi come luogo di un possibile e continuo dialogo umano-divino.
* docente di Ebraico
Tratto da Sergio Nicolli (a cura di), La casa cantiere di santità, Città Nuova Editrice, Roma 2004, p. 61-63
Per leggere la scheda del libro cliccate qui!

32-Uomini e donne nella Bibbia: LE CASE DI GESÙ
Gesù ama le case ma, soprattutto, coloro che le abitano

di Franco Rosada
La casa, le case fanno parte dell'esperienza terrena del Cristo.
Betlemme
Gesù nasce a Betlemme, secondo Luca in una stalla, probabilmente all'interno di un caravanserraglio, un luogo anonimo, di passaggio, aperto a tutti i viandanti. La sua vita inizia come quella di uno straniero, di un senza tetto, e il primo annuncio della sua nascita è fatta a dei poveracci, i pastori. Altro che fiocco azzurro sul portone!
Le nostre preoccupazioni, quando ci nasce un figlio, a volte sono molto contingenti: la culla e il corredino devono essere pronti e poi: Sta bene? Mangia? E la mamma come sta?…
E il cuore come sta? "Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore".
Nazareth
La sua prima casa è Nazareth, qui trascorre le sua infanzia e la sua adolescenza. Un tempo segnato dal nascondimento, dalla sobrietà: quello che conta è che "cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui".
I nostri figli crescono a omogeneizzati, merendine, succhi di frutta, devono imparare a nuotare, avere il fisico in forma… Chi li aiuta a fortificarsi nello spirito, a crescere in sapienza e grazia?
Il Tempio di Gerusalemme
La seconda casa di Gesù è il Tempio di Gerusalemme. Per Luca inizia a frequentarlo ancora in fasce, per il rito della purificazione. E qui lui e i suoi genitori incontrano due anziani, Simeone e Anna, due persone piene di Spirito santo.
I vecchi sono solo un peso, da sistemare al ricovero, o, se più giovani, da usare come baby sitter? Non hanno anche loro qualcosa da insegnare, da testimoniare ai nipoti?
Ma per Gesù adolescente il Tempio diventa un luogo privilegiato, in cui rimanere anche all'insaputa dei genitori. Penso ai nostri adolescenti, così strani, così scorbutici e così fragili, che fanno scelte impreviste, che ci sconcertano… E se stessero cercando a tentoni la loro strada? E se stessero cercando qualcosa, Qualcuno che noi non siamo capaci di offrir loro, di testimoniare con coerenza?
Durante la vita pubblica di Gesù il Tempio diventerà luogo di una sua azione clamorosa: la cacciata dei mercanti dal cortile dei Gentili. Quella che doveva essere "casa di preghiera" è diventata "un luogo di mercato". È il rischio di ogni religione: quello di "cosificare" il trascendente, di legare la salvezza al denaro.
È il rischio che corriamo anche nella nostra famiglia, il barattare con "cose" l'affetto che non riusciamo dare all'altro/a, ai nostri figli, ai nostri anziani: "Ha tutto, mi spacco la schiena per dargli il meglio! Di che si lamenta?".
La casa di Pietro
Ma ci sono anche altre case che vedono la presenza di Gesù. Una di queste, almeno per Marco, è la casa di Pietro a Cafarnao, che è un po' il centro della sua attività in Galilea.
Qui Gesù guarisce la suocera di Pietro, il paralitico che viene calato di fronte a lui dal tetto, qui ha l'incontro/scontro con i suoi parenti.
La casa di Pietro è il luogo dove ci si ritrova, dove si serve e si è serviti, dove si insegna e si "guarisce", si manifesta la fede, dove la porta - e persino il tetto - sono aperti per accogliere.
Ma la casa, la nostra casa, può anche diventare "ghetto", luogo in cui contano solo i legami di sangue e dove tutti gli altri sono esclusi.
Una casa così non può che generare isolamento e solitudine, l'illusione di essere i migliori, e chi nella famiglia si comporta diversamente è considerato matto, "fuori di sé".
La casa di Marta e Maria
Un'altra casa, che conosciamo tramite Luca e Giovanni, è quella dei tre amici di Gesù: Marta, Maria e Lazzaro, È una casa che definirei la "casa della fede".
Abbiamo tutti presente l'episodio di Marta e Maria. Fede e opere sono i poli impersonati dalle due sorelle, ma è solo riconoscendo in Gesù la Parola che le opere acquistano un senso compiuto. La nostra giornata è piena di "cose da fare": che spazio ha Gesù, la sua Parola?
Il secondo episodio è quello della "rianimazione" di Lazzaro. Lazzaro è ammalato e le sorelle mandano a chiamare Gesù. Ma egli prende tempo, e quando giunge a Betania Lazzaro è morto da quattro giorni, ormai puzza! "Se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto!" esclama Maria.
E noi, con lei, potremmo dire: mio figlio non si sarebbe drogato, mia figlia non sarebbe scappata di casa, mio marito non mi avrebbe lasciata, mia moglie non avrebbe questo brutto male. Adesso è troppo tardi! Dov'eri, Signore, quando avevamo bisogno di te?
La nostra è una fede dal fiato corto, che ha bisogno di risposte immediate per non appassire, che non riesce a cogliere il "respiro" di Dio.
Abbiamo invece bisogno di "risorgere", di rinascere in Cristo, di diventare davvero suoi fratelli e figli dello stesso Padre. Allora ameremo come Egli ci ha amato e ha dato la sua vita per noi. Ameremo "nonostante tutto".
Che la nostra casa, prima che di opere, sia ricolma dello Spirito di Dio!
formazionefamiglia@libero.it

33-PER APPROFONDIRE IL TEMA

Alcuni libri usati per realizzare questo numero
Nicolli S. (a cura di), La casa cantiere di santità, Città Nuova Editrice, Roma 2004.
Questo volume propone le relazioni presentate durante le settimane di studi CEI sulla spiritualità coniugale e familiare degli anni 2003-2004.
Il tema è quello che proviamo ad accennare in questo numero. Sono testi di alto livello ma fondamentali per inquadrare senza approssimazioni la tematica della casa e della spiritualità familiare in tutti i suoi aspetti: antropologici, psicologici, teologici, ecclesiologici, morali, ecc.
Alto livello non significa che i testi sono difficili, inaccessibili, ma che richiedono attenzione e non possono essere letti in modo sbrigativo.
Se si è interessati come coppia, famiglia o gruppo ad approfondire questa tematica, la lettura di questo libro, o almeno di alcune relazioni, risulta indispensabile.
Per leggere la scheda del libro cliccate qui!
Gruppo La Vigna, Abitare la casa, abitare la vita, EDB, Bologna 2002.
Il titolo di questo volume ha ispirato il titolo di questo numero della rivista.
Scorrendola non troverete riferimenti diretti al volume ma i suoi contenuti sono serviti di ispiratore alle testimonianze che avete letto.
Il libro nasce dal lavoro di coppia e di gruppo da parte di una Équipe Notre-Dame di Roma.
I locali "visitati" sono il soggiorno, la cucina, la camera da letto, il bagno, la cantina...
Ogni locale dà origine ad una serie di suggestioni che scavano progressivamente sempre più nel profondo.
La lettura del libro richiede una certa pazienza ma è senz’altro utile per ricavare elementi sia per la riflessione personale, sia per quella di coppia e di gruppo.
Per leggere la scheda del libro cliccate qui!
Barbon G. e Paganelli R., Si seppe che Gesù era in casa, EDB, Bologna 2007.
Il sottotitolo di questo libro è: 7 luoghi della casa per educare ed evangelizzare.
Il tema è lo stesso del volume precedente ma, al contrario di quello, questo risulta sintetico e immediatamente fruibile. Si sente che il volume si è ispirato a quello del Gruppo La Vigna ma le analogie finiscono qui. I temi sono trattati sotto l’aspetto antropologico, biblico, catechetico, educativo e spirituale. Ogni singolo aspetto viene trattato in una o due pagine al massimo ed è seguito da domande, spunti di riflessione, provocazioni.
Verrebbe da dire: questo è il volume giusto! (e noi vi abbiamo abbondantemente attinto). Ma il nostro suggerimento è quello di integrarlo almeno con il volume precedente.
Per leggere la scheda del libro cliccate qui!
Comunità di Caresto, L'olio della lampada, Gribaudi, Milano 2010 (4).
Il libro non è recentissimo ma questa è una nuova edizione riveduta e ampliata. Il testo è organizzato in una serie di schede che trattano di: il dialogo di coppia, spiritualità matrimoniale, la casa, il Cantico dei cantici, i consigli evangelici.
La schede possono essere usate dalla coppia o da gruppi di coppie, sono precedute da un brano biblico opportunamente commentato e si concludono con alcune domande per la riflessione personale e di coppia, che a sua volta può essere condivisa nel gruppo. Da questo libro abbiamo ripreso la parte centrale della scheda dedicata alla preghiera di coppia. Un’altra scheda è dedicata alla preghiera familiare, argomento di cui in questo numero, per ragioni di spazio, abbiamo appena accennato.
Per leggere la scheda del libro cliccate qui!
Brambilla F. G., Cinque dialoghi su matrimonio e famiglia, Glossa, Milano 2005.
Alcune riflessioni di un teologo per giovani coppie, coppie in crisi, operatori pastorali, gruppi famiglia.
Gli sfondi dei dialoghi sono, di volta in volta, la Lettera agli Efesini, la Pasqua, le nozze di Cana, l’Esodo.
Per leggere la scheda del libro cliccate qui!
Conori G. A. e Danieli E., Preghiere di famiglia, Effatà ,Cantalupa 2007.
Uno strumento agile per celebrare in famiglia e in gruppi di famiglie.
Ventidue liturgie sperimentate nelle esperienze proposte dall’Ufficio Famiglia della CEI nel corso degli anni.
Possono essere molto utili anche solo come spunto per celebrazioni.
Per leggere la scheda del libro cliccate qui!

34-LE ATTIVITÀ DEI GRUPPI FAMIGLIA LOCALI
e delle diocesi per l’anno 2010-2011

GF Ronco Briantino (MI)
9 gennaio. La preghiera: anticamera della missionarietà. rel. Suor Anna Roberta
6 marzo. Un solo Dio... : confronto con le altre religioni. rel. Una coppia di altra religione
8 maggio. La bellezza della vita cristiana... vissuta nella quotidianità. rel. Alberto Zaniboni e Carlo Mocellin
12 giugno. Gita conclusiva
30 giugno-2 luglio. Vacanzina week end di svago e condivisione
Il confronto sui temi verrà ripreso in Oratorio il: 20 febbraio, 17 aprile, 5 giugno.
Info: Alessandra e Giuseppe 039 6815108. Per visionare la pagina Internet cliccate qui!
Ass. "GF in cammino" (TV)
Vicariato di Castelfranco Veneto
16 gennaio. Ciò che è superficiale e ciò che è autentico: vivere secondo lo Spirito. Rel. don Firmino Bianchin
27 febbraio. Come essere coppia nelle relazioni con le famiglie d'origine? Quali risorse e quali difficoltà? Rel. dott.ssa Laura Reginato
Giornata di chiusura: data da definire
Gl'incontri si terranno presso il Patronato Pio X, Castelfranco Veneto dalle ore 15.00 alle ore 17.00.
Info: 0423.476184 / 472975. Per visionare la locandina cliccate qui!
Gruppi Famiglia di Vallà (TV)
23 gennaio. Una nuova umanità plurireligiosa: la fede cristiana, le altre religioni, un unico Dio. Rel. suor Anna Roberta
intergruppo
06 febbraio. Festa diocesana della Famiglia a Treviso.
20 febbraio. Alle origini della chiesa: la famiglia negli "Atti degli Apostoli". Rel. Cinzia e Paolo Brugnera
intergruppo
20 marzo. "Mamma mia non lo so più educare!" Strade per uscire dall'emergenza educativa. Rel. Pino Pellegrino
intergruppo
8 maggio. Giornata di chiusura
intergruppo
Gli incontri avranno luogo alle ore 15.00 presso le Opere Parrocchiali della Parrocchia di Vallà. Per visionare la locandina cliccate qui!
Gruppi Famiglia di Bra (CN)
Dagli "stili di vita" al "Discorso della Montagna". Una serie d'incontri attraverso le schede proposte dal libro "il Fare del Cuore" di Francesco Scanziani, EDB.
Gli incontri saranno svolti nei singoli gruppi, con momenti comuni tra gruppi e serate pubbliche con relatori.
15 gennaio. Fare sempre e comunque gesti di bene.
Febbraio: fare con gratuità.
Marzo: il fare verso Dio.
Aprile: il fare dei figli.
Maggio: fare con serenità e fiducia.
Giugno: il giudizio sul fare. Per visionare il programma cliccate qui!
Diocesi di Pinerolo (TO)
Giornate per le famiglie
20 febbraio. Parrocchia di Frossasco. Preti e sposi due ministeri, una stessa appartenenza, uno stesso sogno. Rel. Gabriele e Raffaella Benatti
20 marzo. Monastero della visitazione. Incontro di spiritualità per sposi. Rel. don Orlando Aguilar Tobon
10 aprile. Parrocchia di Luserna S. Giovanni (SS. Cuore). Insieme per salvare il mondo. Rel. Giorgio e Luisa Finello
16-21 agosto. Campo estivo a Sauze di Cesana (TO).
Info: Nicoletta e Corrado Demarchi 0121 77431 oppure ufficiofamiglia@diocesipinerolo.it. Per visionare le proposte della diocesi cliccate qui!
Incontri interdiocesani Sud Piemonte
Le Diocesi di Alba, Cuneo-Fossano, Mondovì e Saluzzo quest'anno propongono un percorso per coppie e famiglie sul tema "Cittadinanza"
23 gennaio. Incontro con Ernesto Borghi, biblista. C'è coppia per te! Chiamati all'appartenenza reciproca.
20 febbraio. Incontro con mons. Aldo Giordano, osservatore Santa Sede al Consiglio d'Europa. Europa "formato famiglia". La risorsa famiglia nella globalizzazione.
10 aprile. Incontro con don Paolo Gentili, direttore nazionale Ufficio Famiglia CEI. Il tesoro fra le mani. Il Sacramento delle Nozze per essere cittadini del Regno
Gli incontri si terranno ai Salesiani di Fossano in via Verdi 22, vicino alla stazione ferroviaria dalle 9 alle 16. È prevista l'animazione dei figli.
Info: 339 1950164. Per visionare la pagina Internet cliccate qui!
Arcidiocesi Cosenza-Bisignano
29-30 gennaio. Week-end per coppie di sposi in difficoltà con i Responsabili Nazionali del metodo "Retrouvaille".
13 febbraio. Festa degli innamorati con Suor Roberta Vinerba
13-15 maggio. Week-end di spiritualità coniugale e familiare sul tema del dialogo nella coppia e nella famiglia.
30 giugno-3 luglio. Campo estivo per famiglie.
Info: Pina e Nandino SERGIO 340 0741129. Per visionare il programma cliccate qui!
Arcidiocesi di Torino
La coppia in ascolto della Parola
16 gennaio. Il pane e la vita (Gv 6)
13 febbraio. Vedere la vita (Gv 9,11)
13 marzo. Liberi di essere amici (Gv 15)
10 aprile. Testimoniare la vita (1Gv 1,4)
Dove: Pianezza - Villa Lascaris. Rel. prof.ssa Monica Quirico teologa e collaboratrice dell'Ufficio Famiglia
Info: Ufficio Famiglia 011 5156340. Per visionare le proposte della diocesi cliccate qui!
Troverete i programmi completi sul sito: http://digilander.libero.it/formazionefamiglia/gruppi54.htm

35-I TEMI DELLA RIVISTA PER IL 2011

Come redazione abbiamo definito i temi che, in linea di massima, svilupperemo nei quattro numeri del prossimo anno.
• Il perdono e la riconciliazione: una condizione dello spirito e non solo un sacramento.
• La fecondità nella coppia: per generare nuovi figli a Dio, nel corpo e nello Spirito.
• Separazione e divorzio: come vivere da credenti questa condizione di vita.
• Il Cantico dei cantici: un inno all’amore, amore per Dio e amore per lo sposo, la sposa.
La redazione

36-LA FESTA PER I VENT’ANNI DEL COLLEGAMENTO
Tanti volti giovani, tante nuove famiglie e sposi che lasciano ben sperare per gli anni a venire

di Nicoletta e Corrado Demarchi
Per festeggiare il 20° anniversario del collegamento nazionale dei Gruppi Famiglia, abbiamo pensato di condividere insieme una giornata in cui fossero presenti momenti ed elementi vissuti nelle nostre stesse famiglie, nella quotidianità, quali: l'accoglienza, la preghiera, l'ascolto, l'Eucarestia, il pranzo condiviso, il fare memoria, la festa e lo spirito di servizio.
E così è stato.
Infatti siamo arrivati in tanti, da strade diverse, da regioni diverse e da diverse realtà pastorali, ma ognuno ha portato il suo vissuto e la sua testimonianza con gioia e disponibilità ed anche chi non ha potuto essere presente, ci ha ugualmente trasmesso attestati di affetto e di vicinanza, quali ad esempio la lettera sentita e partecipata di Maria Grazia ed Antonio di Lamezia Terme che, anche se a molta distanza, hanno condiviso questo momento insieme a noi tutti.
Ed ecco ciò che abbiamo vissuto:
L'accoglienza…
è stato il primo elemento fondamentale per far sentire ciascuno importante e "chiamato" ed è proprio la prima dimostrazione di affetto con la quale una famiglia si presenta all'esterno, dando testimonianza della sua capacità di essere attenta anche agli altri, al suo prossimo.
La preghiera…
con la quale abbiamo iniziato nel nome del Signore, è stata molto importante per entrare subito con tutti, figli compresi, in un clima di contemplazione e di affidamento. Maria Grazia, con la spiegazione dell'icona del buon samaritano, ha saputo coinvolgere i bambini con entusiasmo e dolcezza e ci ha resi consapevoli della gioia che scaturisce dalla meditazione della parola di Dio.
L'ascolto…
e l'attenzione con cui abbiamo gustato gli interventi di Guido Lazzarini che, insieme ad Anna, hanno dato vita a questo progetto, lavorando con grande generosità e dedizione e di mons. Giuseppe Anfossi, vescovo di Aosta, che con disponibilità e profondità è entrato subito nel clima di famiglia, apprezzandolo per la chiarezza, la concretezza e la lucidità di chi, da parecchio tempo si prodiga con grande passione nella Chiesa, sostenendo la collaborazione tra laici e sacerdoti, nel valorizzare la vocazione di ognuno.
Ricordiamo anche la testimonianza di Letizia e Livio della diocesi di Cosenza, in collegamento con i Gruppi Famiglia attraverso la rivista trimestrale ed il sito, curati proprio da Noris e Franco Rosada che ci hanno invitato a divulgare maggiormente le esperienze e le testimonianze dei vari gruppi sparsi in tutta Italia e persino in Svizzera!
L'eucarestia…
lì il Signore si è fatto vivo, si è fatto pane spezzato per noi.
È stata una celebrazione bellissima, molto partecipata e molto intensa, che ci ha lasciato il desiderio di portare questo grande clima di raccoglimento e di partecipazione, che si è respirato, nelle nostre comunità. Tutti hanno collaborato attivamente alla preparazione dei vari momenti della Santa Messa, dai bambini agli adulti, come in una grande famiglia e ci siamo sentiti forti ed uniti nel nome del Signore Gesù Cristo.
Il pranzo…
dove ogni famiglia aveva portato una specialità, una leccornia tipica del proprio paese, un dono reciproco per gli altri, di quanto avevamo preparato nelle nostre case precedentemente e così, insieme, si sono condivise non solo le vivande, ma anche e soprattutto le nostre esperienze nei gruppi, come a tavola, in famiglia, ogni giorno, si condivide il cibo ed il vissuto quotidiano.
Fare memoria…
come abbiamo fatto nel pomeriggio ricordando i momenti importanti del collegamento tramite i cartelloni dei campi estivi, le numerose fotografie, il video, il materiale vario, tra cui il primo numero della rivista. Attraverso questi simpatici strumenti abbiamo pensato a tutte quelle persone che si sono adoperate affinché la dedizione e la vocazione per la famiglia si traducessero in progetti per gli altri e per le nostre famiglie attuali.
Ciascuno, infatti, nei GF ha ricevuto questo bene, ma lo ha anche restituito con generosità, in modi e maniere diverse.
Il fare memoria è un non dare tutto per scontato, è un ringraziare per le persone che abbiamo conosciuto, per le amicizie forti e sincere che abbiamo intrecciato in questi anni di cammino e che tanto bene ci hanno fatto: il loro incontro non è stato per noi sicuramente un caso.
La festa
Dopo aver gustato la bellezza dei nostri cammini, attraverso il materiale sopra citato, non si poteva che far festa!
E come per ogni compleanno che si festeggia in famiglia, non poteva mancare la musica, la danza e la torta, simbolica e coloratissima, preparata dai nostri bambini e ragazzi, con un simpatico dono, per ogni nucleo familiare, a ricordo della giornata.
Il fare festa ha rappresentato il condividere ed il gioire per i doni che il Signore ci ha fatto in questi 20 anni di collegamento, per le relazioni nate, profonde ed importanti, che sono elementi essenziali di speranza per il futuro delle nostre comunità.
Il servizio
Infine ci preme ringraziare tutte le persone di buona volontà che, con fervore e disponibilità, hanno collaborato in diverse maniere ed hanno fatto sì che questa giornata riuscisse bene e stesse impressa nei nostri cuori.
Citiamo chi lavora nel direttivo dei GF - i coniugi Durante, i Brambilla, i Rostagno ed i Vescovo - e ringraziamo ancora Maria Grazia per la preghiera del mattino e Gianni per le fotografie, tutti gli animatori ed immancabilmente tutte le coppie responsabili che si sono avvicendate nel corso di questi anni ed i responsabili locali, che con grande spirito di condivisione ed entusiasmo, ci hanno fatto sentire partecipi di un progetto più grande, quello cioè di una Chiesa bisognosa della testimonianza di fede e di amore di tante coppie e di tante famiglie.
Ed infine un grazie di cuore a tutti voi che avete partecipato a questa giornata e che vi riconoscete nel cammino dei Gruppi Famiglia: vi ribadiamo la nostra disponibilità a visitare le vostre realtà locali, per conoscere anche coloro che non sono riusciti ad essere presenti a Martinengo, restando in collegamento per continuare a camminare insieme.
curra@email.it
Per le foto della festa cliccate qui!

 

37-UNA LETTERA DALLA CALABRIA

Ci presentiamo, siamo Antonio e Maria Grazia e facciamo parte del Gruppo Famiglia della Parrocchia della B.V. del Rosario di Lamezia Terme (CZ). Oggi non potendo essere presenti fisicamente a questa festa, abbiamo pensato di esserci ugualmente con queste righe per testimoniare l'importanza che ha il collegamento nel riunire i Gruppi Famiglia di tutta Italia!
Con il nostro gruppo, abbiamo sempre organizzato un campo estivo parrocchiale, coadiuvati dal nostro Don. Per l'estate 2010 era nostra intenzione fare un'esperienza diversa, aprirci a nuove realtà, così a Gennaio, abbiamo iniziato a cercare, attraverso Internet, delle proposte adatte ai gruppi famiglia.
Ed è così che ci siamo imbattuti sul sito dei Gruppi Famiglia.
Decidemmo di scrivere una mail alla coppia responsabile, per chiedere informazioni sui campi estivi. È stato bellissimo scoprire che proprio il week end successivo loro sarebbero stati in Calabria, a Cosenza, passando dall'aeroporto di Lamezia.
A noi tutto questo, non è sembrata una "semplice coincidenza" e allora abbiamo subito accolto il loro invito per un incontro presso la nostra parrocchia la domenica mattina.
Corrado e Nicoletta sono stati un vero dono, un inaspettato dono, di cui avevamo proprio bisogno. Ci hanno parlato della loro esperienza e di quella di altri gruppi come il nostro facendoci conoscere il metodo della Lectio e della RdV, ma soprattutto ci hanno contagiati con il loro entusiasmo e la loro fede.
Tutto ciò ci ha portati a vivere, insieme alla diocesi di Cosenza-Bisignano, il momento del campo estivo a Briatico.
Beh! Oggi festeggiate i 20 anni di Collegamento, noi possiamo dire che bisogna andare avanti così, che il collegamento è un grande strumento che permette di conoscersi, condividere, sentirsi uniti nell'unica fede e trovare amici anche nel lontano nord!
Auguri e grazie a voi tutti, continuate così. Permetteteci un abbraccio particolare a Nicoletta e Corrado.
Maria Grazia e Antonio con tutto il Gruppo Famiglia

38- LA BENEDIZIONE DELLE CASE: Perché i preti non la fanno più?

Forse sono un po’ sorpassato, ma ricordo che nella mia giovinezza, dopo Pasqua, il sacerdote passava a benedire le case e le famiglie.
Erano altri tempi ma ben pochi non aprivano la porta e non accoglievano il sacerdote.
Era una visita veloce - anche se in certe case si fermava mezz’ora - una carezza ai bambini, una preghiera recitata insieme, la benedizione, una piccola offerta in cambio di un’immaginetta. Poi i preti hanno incominciato a dire: quest’anno passeremo a benedire solo nel quartiere XY, e alla fine la pratica è stata messa in soffitta.
Il motivo è solo perché i sacerdoti hanno troppi impegni?
Pierluigi

Risponde don Giancarlo Grandis, dottore in Teologia Morale, vicario episcopale per la cultura della diocesi di Verona
Nella pastorale tradizionale la benedizione delle case aveva una duplice valenza: un'occasione offerta al sacerdote per visitare le famiglie della propria comunità parrocchiale, solennizzare la festività pasquale nella quale veniva benedetta la nuova acqua battesimale. La benedizione pasquale aveva, quindi, un duplice significato: sociale e religioso allo stesso tempo.
La domanda posta è certamente provocatoria. Ma essa mette a tema una questione delicata che riguarda il rapporto tra Chiesa e mondo, la progressiva secolarizzazione della nostra società, la rilevanza pubblica della fede cattolica tra laicismo, multiculturalismo e pluralismo religioso. Per cui se la benedizione della case una volta era considerata un fatto scontato e un appuntamento atteso da tutti, oggi non è più così. E i sacerdoti se ne sono resi conto, talvolta con imbarazzo, non sapendo se tenere ancora in piedi tale tradizione, se trovare nuove forme di attuazione, se tralasciarla del tutto, molti rendendosi disponibili se richiesti esplicitamente dalla famiglia.
Sta di fatto, che al di là delle varie modalità con cui questa bella e popolare tradizione può essere tenuta in vita anche in un contesto socio-religioso che si è evoluto, la benedizione delle case rimane per il sacerdote una grande opportunità pastorale per visitare annualmente le proprie famiglie cristiane, far sentire a tutte le altre che benevolmente lo accolgono la vicinanza e l'apertura della Chiesa a tutte le persone di buona volontà, la messa in atto, accanto alla pastorale catechistica e sacramentale, di quella che può essere definita la pastorale delle buone relazioni, che fin dagli inizi della Chiesa costituisce la base della evangelizzazione.
giancarlo.grandis@tin.it

39-UNA CASA-ALBERGO: Fino a quando deve durare la pazienza dei genitori?

Ho due figli ormai grandi che entrano ed escono di casa a tutte le ore.
Come se non bastasse, mangiano anche a tutte le ore.
Sono bravi ragazzi, uno studia, l’altro lavora, ma che fatica stare loro dietro.
Cosa posso fare? Sto perdendo la pazienza!
Gina

Cara Gina,
I figli grandi hanno abitudini e stili di vita diversi dai nostri. Non vuol dire che non vadano bene, sono solo diversi.
I nostri genitori controllavano l’ora a cui rientravamo e, se si sgarrava, ci limitavano le uscite, ma allora gli orari erano ben scanditi dai ritmi di lavoro e di studio e valevano quasi per tutti. Ora questo non è più vero.
Gli orari delle lezioni, in facoltà sovraffollate, sono molto variabili, i luoghi dove si tengono anche. Si passa con facilità dalle aule ai cinema. Quanto al lavoro, si prende ciò che si trova e gli orari possono essere i più disparati.
Quanto al modo di mangiare, siamo nell’epoca dei fast food, dei panini al bar, degli snack, ecc.. Si mangia davvero a tutte le ore.
Di conseguenza, gli orari non sono flessibile e variabili di giorno in giorno, e con essi anche i momenti di pausa e di ristoro.
Non prendere quanto ho detto come un elogio della sregolatezza, quanto piuttosto una constatazione che il mondo in cui viviamo cambia molto in fretta, più in fretta di noi.
Ci sono però delle cose che continuano ad essere importanti: l’applicazione nello studio, la regolarità degli esami, i voti che si conseguono; e sul lavoro la tenacia nel ricercarlo, l’impegno nel mantenerlo, la capacità di adattarsi a mansioni poco gratificanti o poco retribuite.
A questo, come mamma, aggiungo il rispetto, da parte dei figli, per il nostro impegno domestico e la loro partecipazione responsabile alle problematiche che interessano la famiglia.
Come mamma credo che, comunque, ci voglia tanta pazienza e amore!
Noris Bottin

40-MAX E GAIA. UNA STORIA (QUASI) NORMALE
Prima niente, poi amici, poi un filarino, poi...

di Patrizio Righero
Max e Gaia si erano conosciuti ad una festa.
- Ciao.
- Ciao.
Un saluto sbrigativo. Un volto nuovo nella confusione della musica che pestava sui timpani. Niente di che. Poi via a capofitto a cercare gli amici di sempre. Gaia era rientrata presto. Annoiata. A casa, come suo solito, uno scarabocchio sul diario: "La festa più insignificante del mondo. Gente moscia. Musica moscia. Ho conosciuto Max, il fratello di Ilaria. Non male".
Finito lì. Nulla di più.
Max invece era tornato tardi, tanto da meritarsi una solenne lavata di capo da suo padre: "Avevamo detto a mezzanotte, no? Hai perso l'orologio?"
A testa bassa, si era rintanato in camera sua. Solo il tempo di commentare su facebook le foto pubblicate in tempo reale da quel pazzo di Fabry: "cambiati la faccia ke sembri uno struzzo"; "e qui cosa ti sei bevuto?"…

Max e Gaia si erano conosciuti ad una festa. Poi si erano quasi dimenticati. Quasi.
Poi un pomeriggio si erano trovati fianco a fianco. In oratorio.
- Sei il fratello di Ila, vero?
- Ce l'ho scritto sulla maglietta, forse?
- Ci siamo incontrati alla festa di Fabry, non ricordi?
- Come no… anche tu a fare animazione quest'anno?
- Io sono animatrice tutto l'anno. Sono più qui che a casa… sei tu la faccia nuova!
- Ce l'ho da diciassette anni…
E avanti a scambiarsi battute e occhiate, anche mentre il don catechizzava sugli orari "e che se non arriviamo puntuali noi, poi come possiamo pretenderlo dai ragazzi!?"

Max e Gaia si erano conosciuti per caso. E in un pomeriggio erano di-ventati amici. O forse qualcosa di più…
- Non so se mi piace Gaia. Solo che non riesco più a levarmela dalla testa….
- Ma io non ho ancora capito chi è questa Gaia!
- Massì, c'era alla tua festa di compleanno, non ti ricordi?
- Ah sì, capito… E ti piace quella?
- Non ho detto che mi piace… è simpatica, ecco!
- Sei fuori Max, dai retta a me!
Il cellulare di Gaia era sempre bollente. Acceso notte e giorno. Sms a fiumi. Soprattutto con il giro dell'oratorio. Soprattutto con Giulia che, da qualche tempo era diventata la sua "best".
- Qst sera passo io da te, ok? Julie
- Ti asp. Ma non fare trd. Baci Gaia
- Agli ordini! Ma cm va con mountain?
- Mountain? Ki è?
- Massì, Max, il frat di Ila!
- E xké mountain?
- Aspe… t kiamo

- …Perché mountain?
- Ma se è sempre in bici! E poi fa le gare, quelle che ti portano su con la funivia e scendi come un pazzo… quella roba lì, no?
- Ah ecco… fissato più o meno, comunque.
- Allora lo conosci bene! Ma c'è qualcosa vero?
- Più o meno, Julie, più o meno.
- Ennò, adesso mi racconti tutto… State insieme?
- Non proprio… diciamo che siamo molto amici.

Max e Gaia si erano conosciuti per caso un anno prima. Dopo pochi mesi si erano messi insieme. Una storia seria. Di quelle che per un po' se ne parla e poi diventa normale. Quasi che non si riesca ad immaginarli separati. Quasi… E la panchina diventava teatro di lunghe chiacchierate sui vecchi tempi e l'amicizia "che conta"...
- Ma dove sei finito? Non si può più far niente con te…
- Non esagerare.
- Non esagero. Gaia qui, Gaia là. Se non c'è la tipa non ti schiodi…
- Fabry, mica posso lasciarla a casa da sola, no?
- Ma qualche volta anche sì. Gli amici non puoi dimenticarli da un giorno all'altro. Non puoi fare l'asociale. E poi quella fissa di andare perfino in Chiesa. Quella lì ti ha ipnotizzato! Ripigliati…
- Bla bla bla… stasera passa a prendermi che ho la bici fuori combattimento, furbone!

Max e Gaia si erano conosciuti per caso ad una festa. Ma non per caso ora stavano ad immaginare un futuro… E il diario di Gaia custodiva sogni e segreti…
"Questa sera Max mi ha baciata. E mi sono persa. Persa nei suoi occhi e nel suo abbraccio. Se mi penso tra dieci anni non posso non pensarmi con lui. Max è un pezzo di me. È il pezzo migliore di me. Senza di lui mi manca qualcosa. Senza di lui mi manca tutto. Ma chissà come saremo tra dieci anni… magari sposati. Chissà… Ne ho parlato anche con don Mimmo. Lui dice che in questa storia centra anche Dio. Lui dice che è Dio ad averci fatti incontrare. Lui dice che amare significa vivere come Dio. Lui dice anche di non fare scemenze… che i nostri corpi non sono un parco divertimenti, ma uno strumento per donare noi stessi… prima o poi voglio parlarne anche con Max di queste cose."

Max e Gaia si erano conosciuti ad una festa. Si erano messi insieme. Erano animatori all'oratorio. Sognavano in grande.
Max sulla sua bici si arrampicava su sentieri ripidi e scendeva come un matto, senza paura. E nei suoi occhi Gaia, una vita insieme, tanta voglia di futuro e un mondo che gli dispensava ogni giorni grandi sorsate di meraviglia.
(Dedicato a tutte le storie d'amore nate in oratorio)
Per saperne di più su Patrizio cliccate qui!

41-PRESEPIO IN FAMIGLIA
La grotta di Gesù Bambino

C'era una volta una pecora diversa da tutte le altre. Le pecore, si sa, sono bianche; lei, invece, era nera. Nera come il carbone.
Quando passava per i campi, tutti la mostravano col dito e sorridevano di compassione: "Guarda la pecora nera! Che animale originale; chi crede mai d'essere?".
Anche le compagne pecore le gridavano dietro: "Pecora sbagliata, non sai che le pecore devono essere tutte uguali, tutte avvolte di lana bianca?".
La pecora nera non ne poteva più: quelle parole erano come pietre.
E così decise di uscire dal gregge ed andarsene sui monti. Al meno là avrebbe potuto brucare in pace e riposare all'ombra dei pini.
Ma nemmeno in montagna trovò pace. "Che vivere è mai questo? Sempre sola, tutta sola!", si diceva quando il sole tramontava e la notte arrivava.
Una sera, con tutto il muso pieno di lacrime, vide, lontano, una grotta.
"Dormirò là dentro!". E si mise a correre, correre, come se qualcuno l'attirasse.
"Chi sei?", le domandò una voce mentre stava entrando. "Sono una pecora che nessuno vuole: una pecora nera! Mi hanno buttata fuori dal gregge...".
"La stessa cosa è capitata a noi! Anche per noi non c'era posto con gli altri nell'albergo. Abbiamo dovuto ripararci qui, io, Giuseppe, e mia moglie Maria. Proprio qui ci è nato un bel bambino. Eccolo!".
La pecora nera scoppiò di gioia. Prima di tutte le altre poteva vedere Gesù!
"Avrà freddo, lasciate che mi metta vicino per riscaldarlo!". Maria e Giuseppe risposero con un sorriso. La pecora si avvicinò, stretta stretta, al Bambino e Io accarezzò con la sua lana.
Gesù si svegliò, aprì gli occhi e le bisbigliò nell'orecchio: "Proprio per questo sono venuto: per le pecore smarrite!". La pecora si mise a belare, belare, belare di felicità! Dal cielo gli Angeli risposero intonando il "Gloria".
Tratto da: Pellegrino P., La rivincita del catechismo, Astegiano Editore, Marene (CN) 2008
Per leggere la scheda del libro cliccate qui!

42-UN DADO PER PREGARE INSIEME

Quando ci troviamo, come famiglia, riuniti a tavola è bello dire una preghiera prima di iniziare il pranzo.
Quale preghiera recitare?
Ad un campo estivo è stato regalato ad ogni famiglia un dado: sei facce, sei preghiere.
Il figlio più piccolo tira il dado e il papà legge la preghiera.
Abbiamo riprodotto il dado in questa pagina.
Vi invitiamo a ritagliarlo e ad assemblarlo.
Buona liturgia familiare a tutti voi!

Benedici questa nostra mensa perché assieme al cibo che ci saziamo circondati dai tuoi frutti di unità e amore

O Dio benedici questo cibo e fa che sappiamo accorgerci di chi è bisognoso in modo da intervenire sull'esempio di Gesù

Per questo pasto ti ringraziamo e ti benediciamo, insegnaci a condividere il nostro pane

Noi ti ringraziamo per questi beni ricevuti dalla tua premurosa bontà, fa che sappiamo condividerli con amore

O Dio, dona a tutti noi e al nostro cibo la tua benedizione, fa che questo ci mantenga fedeli a te e al tuo servizio

Benedici Gesù tutti noi qui riuniti a questa mensa perché sappiamo condividere con gioia questi doni e la nostra vita

 

GF71 EXTRA

A-La casa che cambia

di Cinzia e Paolo Brugnera
Talvolta gli eventi della vita ci fanno cambiare casa. Dall’infanzia, credo, ad oggi è capitato a tutti di cambiare almeno una volta il domicilio; almeno, me lo auguro, al momento delle nozze. Il cambiamento porta novità, porta freschezza, porta nuovo entusiasmo; anche se sicuramente implica anche il dover lasciare qualcosa, abbandonare oggetti o contesti che ci hanno accompagnato e che in qualche modo ci hanno plasmato. Anche la casa però cambia con noi. Nel corso della nostra esperienza di coppia, prima, di famiglia, poi, siamo passati da un appartamento ad una villetta tutta per noi, figli compresi; il primo era bello e ben arredato, lindo e dove le suppellettili erano sempre ben spolverate e in ordine; non era difficile mantenerlo pulito: tranne piccoli pranzi e cene, abbondanti colazioni, gli spazi da pulire erano solo il cucinino di pochi metri quadri, la camera da letto e il bagno; in quel periodo addirittura una stanza, il salotto, non veniva mai utilizzato; poco, per la verità, anche il soggiorno. La giovane coppia si dedicava del tempo nell’intimità del focolare. Poco tempo dedicato alla televisione. Molto tempo per guardarsi negli occhi e continuare a sognare. Insieme.
Solo dieci mesi l’appartamento ha subito una nuova organizzazione dello spazio: la camera da letto ha visto l’ingresso di una culla che ha modificato, non solo, la mobilia, ma anche la funzione: da luogo di riposo della coppia a luogo di ricreazione per il neonato e la mamma; il secchiaio della cucina si è riempito di biberon prima e piatti con le pappe poi; il bagno si è arricchito di un mobile con funzione di fasciatoio; il soggiorno è diventato la rimessa dei giochi che mano a mano i parenti regalavano; qualche mese dopo altro cambiamento: tutti i mobili, specialmente quelli bassi, hanno perso tutte le suppellettili e i centrini che sino ad allora avevano fatto bella mostra delle eccellenti capacità delle nonne e delle zie.
Pochi mesi dopo l’occasione: una bella villetta anni Settanta, vicino ai nonni materni: un investimento economico che ci "blinda" per 10 anni, ma… prendere o lasciare! Allora prendiamo, senza esitazioni: c’era l’orto e il giardino che avevamo sempre sognato. E tanto "fai da te" per renderla al più presto abitabile, "nostra", a prescindere dal rogito notarile. Ecco allora la nuova casa: cambiamenti e abbandoni; ci potrebbe stare tutto, ma forse è meglio approfittare per fare un po’ di cernita. Le stanze spaziose consentono una comoda sistemazione: tutti gli spazi vengono usati tranne la camera più grande che funge da necessario, così solitamente pensano le donne, disbrigo.
Ancora solo pochi mesi e arriva una sorellina; ecco che la stanza dei "giochi della mamma" diventa la camera grande dei fratellini che dormono quasi subito insieme. E la mamma si accontenta della cameretta. Ogni tanto per uscire dalla quotidianità ecco che, sempre lei, la mamma, si inventa una nuova disposizione dei mobili; qualche rottura degli elettrodomestici libera spazi, ma ne richiede altri; fino a quando arriva il terzo figlio che fa sloggiare dalla cameretta il ferro da stiro e tutto il reparto vestiti. E così potremmo continuare immaginando quando cominceranno ad andare a scuola e serve dello spazio perché ciascuno possa studiare tranquillo o possa invitare i propri amici senza disturbare il resto della famiglia. Ecco che allora la casa cambia, cambia ancora. E poi avanti fino a quando, qualcuno prenderà il volo per andare a dare inizio ai cambiamenti da un’altra parte.
Quanto è importante adattare la casa alle nostre esigenze, ma quanto è necessario che sia il luogo della vita e dell’apprendere il cambiamento; quanto le nostre abitazioni parlano di noi a chi viene a trovarci e quanto parlano dei nostri stili di vita. Anche se silenziose sono pagine già scritte e sempre nuove per farsi affrescare dalla nostra originalità, dalla nostra creatività, dalla nostra illimitata fantasia, sempre comunque, si spera, il più possibile funzionali.
brugnerapaolo@teletu.it

B-Meglio la cucina o il tinello?

Nella nostra casa il locale più usato è la cucina, ma il più ambito è il soggiorno.
In cucina si mangia e si vive in famiglia, ma in soggiorno si riposa (ci sono 2 bei divani), si gioca, si fanno i compiti, si guarda la tv, si prega davanti all’icona e si accolgono gli amici.
Quando abbiamo ospiti a pranzo o cena si attiva il soggiorno e per i ragazzi è una festa.
Si prepara la tavola bella, la tovaglia e i piatti della FESTA.
Si sta più rilassati,il pranzo dura di più, si chiacchiera, si sta in tanti, c’è posto per tutti.
Il soggiorno è il luogo dell’accoglienza, del trovarsi in tanti ed è anche il luogo dove scopri che c’è sempre posto per uno in più.
Basta stringersi un po’, mangiare sul divano o sedersi sulle scale e ti accorgi che c’è ancora posto.
Il soggiorno è il nostro cuore, se guardiamo a fondo c’è ancora posto, ci sta ancora qualcuno, non possiamo lasciare fuori dalla nostra casa e dalla nostra vita nessuno.
È per questo che da Aprile è arrivata Desi, c’è posto anche per lei nella nostra casa , ma ancora di più nel nostro cuore.
Loretta, Graziano e tribù

C-La Preghiera nella Coppia: Pregare a Cana!

Il Matrimonio comincia nell'entusiasmo e nella gioia; ma questo entusiasmo iniziale, come il vino a Cana, con il passare del tempo può consumarsi e venire a mancare. Il rischio allora è fare le cose non più per amore e con gioia, ma per abitudine e con noia. Anche di questi sposi, si deve dire mestamente: "Non hanno più vino!".
Gesù nelle "Nozze di Cana" indica ai coniugi una via per non cadere in questa situazione: invitare il Figlio di Dio alle proprie nozze, ogni giorno!
Invitare Gesù alle proprie nozze significa Pregare e Pregare insieme come coppia.
Se Lui è presente, gli si può sempre chiedere di ripetere il miracolo di Cana: trasformare l'acqua in vino. L'acqua dell'abitudine, della routine, della freddezza, nel vino di un amore e di una gioia migliore di quelli iniziali, come il vino moltiplicato a Cana. Invitare Gesù alle proprie nozze significa dialogare con Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, tenere in onore il Vangelo nella propria casa, accostarsi ai sacramenti, prendere parte alla vita della Chiesa; può allora essere bello dedicare un angolo della propria casa a nostro Signore ed alla Preghiera individuale, di coppia, di Famiglia.
Nella Preghiera noi invitiamo e accogliamo Gesù che viene nelle nostre famiglie, lo sentiamo insieme a noi, ci affidiamo a Lui nelle difficoltà, troviamo in Lui luce e forza per i propri impegni. Se, come coppia, sappiamo abbandonarci a Lui con fede, Gesù ci dona tutto ciò che necessita per far crescere le nostre famiglie: l’Amore, la Fedeltà, l'Accoglienza, il Servizio agli altri. La presenza di Gesù nelle nostre famiglie è la ricchezza più grande: è il Senso vero della Vita.
Maria nostra Madre allora, oggi come a Cana, ci ricorda ciò che è bene: "Fate quello che (Lui) vi dirà".
Laura e Stefano Ronchi

D-Liturgie in famiglia…e non solo.

di Tony Piccin
Siamo ormai abituati a discorsi, documenti, convegni assai elevati che parlano di pastorale familiare, tuttavia fino a quando tutto questo non viene calato nell’umile e semplice quotidiano rimangono solo tante belle parole se pure edificanti e coinvolgenti.
Serve anche un doppio senso di marcia: la liturgia ufficiale della chiesa-parrocchia rivolga uno sguardo serio e concreto alla realtà familiare e, in senso opposto, una famiglia che preceda e introduca alla liturgia comunitaria. In pratica l’una e l’altra realtà dovranno cogliere idee, sollecitazioni e spunti reciprocamente.
Nel dispiegarsi dell’anno liturgico, di festa in festa, le occasioni sono molteplici nell’alternanza di periodi più forti come l’Avvento/Natale o la Quaresima/Pasqua e di altri momenti che rispecchiano più la tradizione, come il mese di maggio dedicato a Maria o di novembre nel ricordo dei defunti.
Ci sono anche altre occasioni nelle quali "casa e chiesa" si dovrebbero illuminare a vicenda come l’anniversario della dedicazione della chiesa ma anche gli anniversari di matrimonio, la festa del patrono ma anche quella dei diciottenni o di compleanno, ecc.
Il rischio di fondo rimane quello di dissociare la spiritualità dal materiale, la pietà dalla vita.
In un mondo occidentale sempre più impregnato di laicismo e materialismo è urgente rimettere "l’anima" alle cose, ossia occorre dare un senso ai gesti quotidiani, un vero significato spirituale alle ricorrenze che si susseguono nello scorrere del tempo. Gli esempi possono essere molti e i più svariati e serve tanta fantasia per trasformare ("battezzare"), ci si permetta il termine senza volerlo banalizzare, gesti ormai affermati ma piuttosto contrari alla fede e spesso anche al buon gusto. Accenniamo ad uno per tutti: la festa d’addio al celibato / nubilato.
Non dimentichiamo che agli albori del cristianesimo molte tradizioni pagane non furono eliminate ma trasformate in veri e propri riti cristiani. L’intuizione proprio di quest’anno di "battezzare" la festa di hallowen mettendo sulle finestre di casa un lume con accanto il nome del proprio santo protettore, al posto della zucca svuotata, potrebbe appunto rappresentare un riempire di senso un rito pagano.
Siamo in prossimità del Natale; la proposta potrebbe essere di costruire il presepe in famiglia giorno dopo giorno aggiungendo degli elementi ai quali attribuire un significato (capanna = ospitalità / mangiatoia = accoglienza / …).
Anche l’albero di Natale può diventare, con un po’ di fede e fantasia, significativo (albero della "vita vera", della seconda creazione) senza che sia semplicemente l’attaccapanni dei regali.
segninuovi@alice.it

E-Altri sussidi sul tema della casa e della famiglia

I sussidi che seguono non sono stati recensiti dalla redazione ma segnalati da collaboratori della rivista.
Gusmitta S. , Oggi devo fermarmi a casa tua, EDB, Bologna 2004.
Per leggere la scheda del libro cliccate qui!
Boffi P. e Grandis G. (a cura di), Stile di vita della famiglia cristiana, Edizioni Cantagalli, Siena.
Per leggere la scheda del libro cliccate qui!
Fregni G. (a cura di), Le nostre case, Centro G.P. Dore, Bologna 1988, pro manuscripto.
Per l'elenco dei quaderni del centro G.P. Dore cliccate qui!
Bonetti R., Famiglia sorgente di comunione, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2009.
Per leggere la scheda del libro cliccate qui!
Rocchetta C., Elogio del litigio di coppia, EDB, Bologna 2008.
Per leggere la scheda del libro cliccate qui!
Ricordiamo infine che il n.50 della rivista era dedicata alla preghiera: per accedere all'indice del numero cliccate qui!

F-A NATALE MEGLIO L'ALBERO O IL PRESEPE?

A cura di Elena Lisa
A Natale, case e piazze sono addobbate con abeti e presepi. Quali le radici della tradizione?
Adornare abeti ha origine da culti pagani praticati nell’Europa settentrionale. I druidi, sacerdoti dei Celti, consideravano gli alberi simbolo di lunga vita per la caratteristica di essere sempreverdi. Gli antichi popoli germanici festeggiavano il solstizio d’inverno (la festa del Natale si sovrappone quasi perfettamente a questa data) piantando abeti decorati con frutti e ghirlande. Poi bruciavano ceppi di legno e si scambiavano doni come rito propiziatorio. Accanto a questa usanza, c’è quella dell’antico Egitto di agghindare piccole piramidi di legno e il culto, in Grecia, di adornare l’abete, pianta sacra alla dea Artemide. Individuare un’unica origine alla tradizione dell’albero di Natale è complicato.
Perché proprio gli abeti erano usati per scopi "sacri"?
La "sacralità" dell’abete sta nella sua specificità di albero verde anche d’inverno, ma soprattutto nel suo significato linguistico. Il termine "abete" significa "nascita", "origine". La lettera A ("alfa" in greco, "alef" in ebraico) e la lettera B ("beta" in greco, "bet" in ebraico) formano la parola "alfabeto" che è la nascita l’origine di tutte le cose.
Quando la decorazione degli abeti diventa un rito "cristiano"?
Nel XIV secolo quando il teologo luterano Oscar Cullmann teorizzò che l’albero di Natale fosse sì il simbolo del rinnovarsi della vita, come professato dai Celti, ma fosse anche immagine religiosa che indicava l’abbondanza del Paradiso. Martin Lutero, quindi, introdusse l’abete addobbato con candele accese che rappresentavano la luce dispensata da Gesù a tutta l’umanità.
In Italia quando si è diffusa la tradizione dell’albero di Natale?
Nelle nostre case è arrivata in tempi relativamente recenti. Fino al 1800 dilagava nelle famiglie nobili delle corti del nord Europa. Si è diffusa al Sud, dopo il congresso di Vienna, per volere dei generali prussiani. Quando la regina Margherita, moglie di Umberto I, ne fece allestire uno nel salone del Quirinale dove abitava la famiglia reale, l’albero diventò una tradizione anche italiana.
Quali gli alberi di Natale più celebri? E perché?
Per i cattolici, il più suggestivo del mondo è quello di Piazza San Pietro, a Roma. L’albero viene eretto dal 1982, da quando Papa Giovanni Paolo II ne fece collocare uno nel colonnato del Bernini. Si trattava di un dono di un contadino polacco che lo trasportò sul suo camion. Più laico quello di Manhattan, a Rockefeller Plaza, decorato con oltre 30.000 lampadine. Il più "discusso", l’albero "del lusso", è quello piazzato davanti al Duomo, a Milano. Quest’anno, vicino al sagrato della chiesa, campeggia un abete firmato Tiffany. A Gubbio c’è l'"albero" più grande del mondo: una sagoma luminosa alta 650 metri, con 12mila metri di cavi elettrici realizzata sul monte Ingino.
Dove nascono le radici del presepe?
La sola raffigurazione ha origini remote. I primi cristiani dipinsero immagini della natività nelle catacombe, luoghi d’incontri segreti. Quando il credo potè essere professato fuori dalla clandestinità, le figure di Gesù, Giuseppe e Maria arricchirono le pareti di templi e chiese. Ma per vedere le prime statue bisogna attendere il 1200. La tradizione attribuisce a San Francesco d’Assisi l’allestimento del primo presepe vivente in una grotta del monte Falterone, vicino a Rieti. Da allora i frati francescani e domenicani promossero la costruzione di presepi costruiti con figure mobili di legno o terracotta.
Quando il presepe entrò nelle case di tutti?
Nel 1600 si diffuse nei palazzi dei nobili su invito del Papa durante il Concilio di Trento che lo caldeggiò per la sua capacità di trasmettere fede. Ma l’arte dei presepi visse un periodo d’oro nel 1700: Napoli, al centro di scambi con l’Europa, fu la città artefice della sua diffusione all’estero e nelle abitazioni di gente comune.
Perché la rappresentazione della natività si chiama presepe?
Deriva dal latino "praesepire" che significa "recingere con una siepe". Da qui "praesepium": spazio recintato, mangiatoia.
Esiste un solo modo per allestire il presepe?
No nella forma e sì nella sostanza. Cambiano i materiali per ragioni culturali, ma non cambia la scena della natività: il presepe genovese si realizza con pastori di legno, quello pugliese utilizza carta pesta, a Napoli le statuine vengono prodotte in terracotta. Quando, alla fine degli Anni ‘60, rischiarono di essere superate da quelle in plastica, l’artigiano Nicola De Francesco, recuperò la tecnica di esecuzione e fece di via San Gregorio Armeno, a Napoli, la capitale mondiale del presepe.
La Stampa, giovedì 9 dicembre 2010, p.88

Volete vedere un breve cartone animato con un albero di Natale che rimanda al presepe? Cliccate qui!

I-LA CASA DOMESTICA E LA CASA DELLA COMUNITÀ

Vorrei richiamare, continuando ad utilizzare la metafora della casa, la profonda connessione che esiste tra il matrimonio – base della famiglia – e l’eucaristia, sacramento nel quale si concentrano tutti i significati dell’amore…

La casa coniugale
La struttura della casa, dunque, è di solito piuttosto semplice, piccola o grande che sia: un atrio, una cucina con annessa sala da pranzo, una o più camere da letto e, quando è possibile, un salotto, che a volte coincide con la sala da pranzo o la cucina.
L’atrio o ingresso è il luogo attraverso il quale, passando per la porta di casa che dà sull’esterno, si entra e si esce. L’atrio si attraversa per andare a scuola o al lavoro, per recarsi a fare la spesa o per andare dagli amici, per raggiungere la parrocchia o per accedere ai vari servizi; e si attraversa di nuovo per rientrare, andare a pranzo o cena, ritirarsi nelle camere da letto e riposare. L’atrio è il segno della comunicazione con il mondo e con la comunità, è segno dell’incontro con persone che stanno al di fuori e segno del rientro nella propria intimità.
La saletta è il luogo dell’ascolto e della distensione; risponde al desiderio di vivere dei momenti di gratuità e di dialogo, di gioco e di relax; se dotata di televisione o computer, è anche il luogo dell’informazione e del confronto; se ci sono bambini e nonni in casa, è l’occasione per uno scambio tra le generazioni.
La cucina e la saletta da pranzo, che a volte coincidono, sono il luogo della preparazione e consumazione del pasto, che definisce la famiglia al punto da essere un tempo chiamata anche “focolare domestico”; la famiglia è quella che si raduna insieme – oggi purtroppo non sempre, per i ritmi scolastici e lavorativi – e condivide la mensa.
La camera da letto, che è più di una se oltre ai coniugi sono presenti figli, nonni o altri familiari, è il luogo del riposo e del silenzio, dell’espressione coniugale degli affetti e della sessualità.
Diversamente dalle case religiose, in quelle domestiche non c’è una cappellina, un luogo dedicato unicamente alla preghiera, perché la vocazione dei laici sposati mette l’accento sulla incisività del Vangelo in tutte le dimensioni dell’esistenza quotidiana: lavoro, affetti, impegno sociale e politico. In un certo senso ogni stanza della casa deve essere un luogo in cui si fondono preghiera e vita.

La casa della comunità
Anche per il fatto che per secoli la celebrazione eucaristica si è svolta nella casa, ne riecheggia la struttura.
I riti di ingresso e di conclusione sono l’atrio attraverso il quale si entra nella liturgia provenendo dalla strada e si ritorna nel mondo uscendo dalla celebrazione.
Chi entra in chiesa per la Messa, dopo il richiamo alla comunità radunata “nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”, è invitato a rientrare in se stesso attraverso l’esame di coscienza e la confessione dei propri peccati o atto penitenziale. È un rientro nella casa del proprio cuore.
E quando esce, si sente invitato ad annunciare a tutti l’amore che ha sperimentato nell’eucaristia: si rimette in cammino per le strade rinnovato dal corpo di Cristo, rifornito della grazia di donarsi.
La liturgia della parola è il luogo dell’ascolto e del dialogo con il Signore, come la saletta nella quale si “perde tempo” – rispetto ai canoni efficientisti nei quali siamo immersi – per accogliere nuovamente il messaggio di Dio attraverso le Scritture, per renderle “tradizione” viva, per rispondere con la preghiera; un tempo nel quale “l’anziano”, il ministro ordinato, narra e attualizza l’amore di Dio verso ciascuno e verso la comunità.
La liturgia eucaristica, nella quale prima si accoglie il dono del pane e del vino, “frutto della terra e del lavoro dell’uomo” (offertorio) e poi si invoca lo Spirito perché diventino un frutto ben più maturo, l’offerta del sacrificio di Cristo (consacrazione), richiama la cucina e la mensa; tutti i presenti, in forza del loro sacerdozio battesimale che li abilita al sacrificio spirituale (cf. 1 Pt 2,5.9 e Rom 12,1-2), danno il proprio contributo alla preparazione del cibo: tutti infatti sono rappresentati in quel pane e in quel vino; ma è il Signore che lo confeziona e lo rende saporito.
La comunione, che conclude la liturgia eucaristica, è il momento della fusione con il Signore, la realizzazione di un “unico corpo” con lui e tra di noi (cf. 1 Cor 10,16-17), il culmine della nostra relazione con Cristo e con la Chiesa; dopo la comunione è necessario un silenzio che custodisce il mistero di questa unione e che, potendo, si prolunga in altri momenti con l’adorazione eucaristica. Il richiamo non è solo alla mensa, ma anche alla camera da letto dei coniugi, luogo della relazione affettiva e sessuale, segno della loro vocazione a diventare “una carne sola” (cf. Gen 2,24 e Mt 19,5) e luogo del silenzio che custodisce e rinforza l’attività.
Erio Castellucci, Arcivescovo Abate di Modena-Nonantola
Fonte: http://www.webdiocesi.chiesacattolica.it/cci_new/documenti_diocesi/118/2016-09/26-334/LETTERA%20PASTORALE%20Castellucci%202016.pdf