Associazione Formazione e Famiglia
FAMIGLIA, GENDER E DINTORNI
Maschile e femminile tra umanesimo e post-umanesimo

Nota per i lettori: Le parti scritte un blu scuro non sono presenti nelle versioni pdf e cartacea
Presentazione


Il sussidio che state leggendo è frutto di un cammino di preparazione di circa due anni.
Questo cammino inizia nell’ambito del Forum delle Associazioni Familiari del Piemonte. Tra il 2013 e il 2014 il tema dell’omofobia (pdl Scalfarotto) (1) e del gender trovano sempre più attenzione e spazio tra le associazioni del Forum.
Così nella primavera del 2014 il Forum di Torino organizza tre serate sul tema presso il Sermig. Contemporaneamente, a marzo 2014 il Forum aderisce alla prima iniziativa di “Sentinelle in piedi” (2) a Torino.
Nell’autunno successivo a mia volta organizzo, a nome dell’associazione Formazione e Famiglia, in collaborazione con il Forum del Piemonte, l’Ufficio Famiglia dell’arcidiocesi di Torino e altre realtà associative (3), quattro serate dal titolo “Famiglia, gender e dintorni” (4) presso la Pontificia Università Salesiana. L’intenzione è di raccogliere gli atti dei quattro incontri in un sussidio.
Ma ben presto mi accorgo che il materiale raccolto non è sufficiente, copre solo parte dell’intera problematica. Siamo arrivati al 2015 e, nella primavera, la Facoltà Teologica di Torino organizza una giornata di studi interfacoltà dal titolo: “Identità alla prova. Maschile e femminile tra umanesimo e post-umanesimo” (5).
A questo punto inizio a lavorare a questo sussidio, che raccoglie in sintesi quanto ho acquisito in questa serie di eventi e che costituisce il primo anello di un progetto, curato sempre dalla nostra associazione insieme al Forum del Piemonte e alle stesse realtà associative dell’iniziativa precedente, per favorire la presa di coscienza delle tematiche legate al gender da parte dei nostri associati.
Ringrazio, a questo proposito, il Centro Servizi per il Volontariato di Torino VSSP per il sostegno dato a questo progetto, ma il mio grazie più grande va a don Alessandro Marino, già responsabile dell’Ufficio Famiglia diocesano, e a don Giuseppe Zeppegno, vicedirettore del ciclo di specializzazione della Facoltà Teologica di Torino, per l’aiuto che mi hanno fornito, anche se la responsabilità di quanto ho scritto è tutta mia.

Torino, 15 agosto 2015, solennità dell’Assunzione della B.V. Maria
Franco Rosada

P.S. Ringrazio inoltre i relatori del ciclo di incontri su “Famiglia, gender e dintorni”:
don Andrea Bozzolo, Università Pontificia Salesiana,
don Gian Luca Carrega, Ufficio Cultura dell’arcidiocesi di Torino,
don Paolo Merlo, Università Pontificia Salesiana,
dott. Walter Panetta, Accademia Studi Interreligiosi (ISLAM),
prof. Francesco Remotti, Università di Torino,
prof.ssa Cristina Simonelli, presidente Coordinamento Teologhe Italiane.

Note
(1) Vedi paragrafo 8.2.
(2) Vedi: https://gruppifamiglia.wordpress.com/2014/03/18/ci-saremo-anche-noi/
(3) Famiglie Nuove, Movimento per la Vita e Comitato Scienza e Vita, tutte di Torino
(4) Per il programma degli incontri vedi:http://www.gruppifamiglia.it/anno2014/volantino_gender.pdf
(5) Per il programma della giornata vedi: http://www.gruppifamiglia.it/anno2015/brochure_gender.pdf


Indice

1. Perché questo sussidio
2. Cosa significa gender
3. Le origini storiche della questione omosessuale
4. La questione omosessuale oggi
    4.1. L’omosessualità è un dato naturale o culturale? L’omosessualità si può curare?
    4.3. L’omosessualità tra piacere e affetto
    4.4. Bisessualità e transessualità
5. Le origini e lo sviluppo delle tematiche femministe
    5.1. La lotta per rivendicare la parità
    5.2. Dalla parità alla rivendicazione della differenza
        5.2.1. I “women studies” e i “gender studies”
    5.3. Oltre il gender: la categoria queer
    5.4. Postgender e postqueer: il transumanesimo
6. L’ideologia gender
7. Le conseguenze globali dell’ideologia gender
    7.1. Le Nazioni Unite
        7.2. L’Europa e l’Organizzazione Mondiale della Sanità
8. Le ricadute in Italia dell’ideologia gender
    8.1. Il “matrimonio” gay
    8.2. Il reato di omofobia
    8.3. L’educazione di “genere” nelle scuole
9. L’influenza sul linguaggio
10. Le verità non dette della questione gender
    10.1. Money e i gemelli Bruce e David
    10.2. Le diversità tra cervello maschile e femminile
    10.3. La storia della sessualità di Foucault
        10.3.1.
L’isterizzazione del corpo della donna
        10.3.2.
La pedagogizzazione del sesso del bambino
        10.3.3.
La socializzazione delle condotte procreatrici
        10.3.4.
La psichiatrizzazione del piacere perverso
11. Il potere economico e il gender
12. Le prospettive di periodo
13. Possibili risposte
    13.1. Una proposta di metodo
    13.2. La questione omosessuale
        13.2.1. Il concetto di natura
        13.2.2. L’omosessualità e la Chiesa
    13.3. Proposte operative e formative
        13.3.1. L’educazione alla sessualità e all’affettività
        13.3.2. Il recupero dell’opzione fondamentale
    13.4. Due concetti da valorizzare
        13.4.1. Il “bene dei coniugi”
        13.4.2. Il “genio femminile”
14. Per concludere


Ma il Signore gli rispose: “Ti sembra giusto essere sdegnato così?” (dal libro di Giona 4,4)

1. Perché questo sussidio

“Il gender si nasconde dietro a valori veri come parità, equità, autonomia, lotta al bullismo e alla violenza, promozione, non discriminazione… ma, in realtà, pone la scure alla radice stessa dell’umano per edificare un “transumano” in cui l’uomo appare come un nomade privo di meta e a corto di identità” (1).
Ho voluto iniziare questo sussidio con una citazione tratta da una prolusione di qualche mese del cardinal Angelo Bagnasco perché le sue parole riassumono bene quello che è il sentire di molti cattolici e intorno a cui si incentra molta parte del confronto, anche aspro, tra questo mondo e la realtà LGBT (2).
Ma, proseguendo nella citazione, il presidente della CEI afferma: “La categoria “Queer Theory”, nata negli Stati Uniti, combatte contro il normale, il legittimo, e ingloba tutte le soggettività fluide: non si riferisce a nulla in particolare, si presenta paradossalmente come “un’identità senza essenza”. Sembra di parlare di cose astratte e lontane, invece sono vicinissime e concrete: costruire delle persone fluide che pretendano che ogni loro desiderio si trasformi in bisogno, e quindi diventi diritto. Individui fluidi per una società fluida e debole”.
La precisazione a me pare importante: Bagnasco ora non fa più genericamente riferimento al gender ma ad una particolare teoria, che dal gender prende le mosse, e in cui si riassume quello che è, a mio avviso, il vero cuore del problema.
La riflessione di Bagnasco termina con quest’ultima considerazione: Si tratta di “una manipolazione da laboratorio, dove inventori e manipolatori fanno parte di quella “governance mondiale” che va oltre i governi eletti, e che spesso rimanda ad Organizzazioni non governative che, come tali, non esprimono nessuna volontà popolare!”. Qui la riflessione accenna ai veri “motori” finanziari e organizzativi che orientano in ben precise direzioni il tema gender.
Con questa premessa non credo di aver chiarito le idee a chi mi legge, ma ho cercato di mettervi sull’avviso che il gender è un argomento “scivoloso” e su cui sono facili i fraintendimenti.

Note
(1) Angelo Bagnasco, prolusione del 23 marzo 2015 al Consiglio Permanente della CEI, fonte: http://www.chiesacattolica.it/cci_new/documenti_cei/2015-03/23-3/Prolusione%20Cardinale%20Bagnasco.pdf
(2) Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender; in italiano lesbiche, omosessuali, bisessuali, transessuali


2. Cosa significa gender

Il termine inglese gender viene tradotto in italiano con la parola genere. Il termine genere è usato nella nostra lingua per distinguere in grammatica tra "femminile" e "maschile" (in italiano manca il genere “neutro”).
Ma il significato che ci interessa è quello originario presente nella lingua inglese, in contrapposizione a sex: mentre sex indica la differenza fisica uomo/donna; gender fa riferimento all’identità sessuale quale prodotto di una costruzione sociale e autodeterminazione individuale.
In quale rapporto stanno sex e gender? (1) Le possibili risposte possono essere tre: sex e gender significano la stessa cosa ma gender è preferibile perché meno sboccato ed esplicito di sex (pensiamo ai sex shops! Sono negozi in cui una persona “per bene” non fa acquisti).
La seconda ritiene che sex e gender non siano sovrapponibili perché una cosa è il sesso con cui nasciamo e un altra l’identità sessuale che acquisiamo per via culturale e sociale. Vale la pena citare una frase famosa di Simone de Beauvoir “Donne non si nasce, lo si diventa” (2), perché le femmine vengono educate fin dalla più tenera età ad essere tali, p.e. a partire dal colore degli abiti (il rosa) e dai giochi (le bambole, richiamo alla futura maternità).
La terza, ancora più radicale e legata al pensiero post-moderno, ritiene che sex e gender vadano superati perché l’individuo può avere identità molteplici e plurime, sia maschili sia femminili, o né maschili né femminili, oppure transitorie (e qui parliamo di trans-gender, queer).
Non è quest’ultimo, per quanto strano, un discorso puramente astratto: su Facebook, uno dei più diffusi social media, nella versione americana è possibile dall’anno scorso scegliere tra più di una cinquantina di generi per definirsi sessualmente (3).
Da questi primi brevi accenni possiamo cogliere come queste tematiche siano state sviluppate prevalentemente in ambito femminista e omosessuale/LGBT.

Note
(1) Laura Palazzani, Sex/gender: gli equivoci dell’uguaglianza, Giappichelli Ed., Torino 2011, p. 2
(2) Simone de Beauvoir, Il secondo sesso, Il Saggiatore, Milano 1961
(3) Fonte: http://www.ilpost.it/2014/02/14/facebook-identita-genere/


3. Le origini storiche della questione omosessuale

Il primo ambito che vorrei prendere in considerazione è quello omosessuale. Mentre, per quanto riguarda il femminismo, molte delle sue rivendicazioni sono diventate patrimonio comune (almeno in Occidente) per l’omosessualità il cammino è, almeno in Italia, appena iniziato.
Nello stesso tempo, mentre il femminismo ha alle sue spalle una storia relativamente recente (nasce negli ultimi decenni dell’Ottocento), l’omosessualità ha alle sue spalle più di due millenni di storia.
Nel mondo greco e romano, l’omosessualità era praticata (seppure con precise regole) (1) e, nel tempo, non è mai del tutto scomparsa dalla società occidentale, nonostante la valutazione negativa da parte delle religioni abramitiche (2).
Nel simposio di Platone, autore che, per altri versi, è stato un modello fortissimo per il pensiero cristiano, di fronte alla domanda se sia meglio l’amore tra uomini o l’amore tra uomini e donne, si afferma che è molto meglio il primo perché dall’amore etero nascono soltanto corpi mentre in quello omo nascono idee (3).
Per molto tempo, e ancora oggi, l’omosessualità è stata considerata “contro natura”(4) , anche se l’antropologia culturale ha dimostrato che ci sono società, marginali fin che si vuole, nelle quali il comportamento omosessuale non solo è tollerato ma anche valorizzato. Per esempio, tra gli indiani del Nord America gli omosessuali maschili venivano chiamati due spiriti (two-spirits) perché si riteneva che, avendo in sé sia uno “spirito” maschile sia uno femminile, fossero superiori per certe mansioni, agli eterosessuali. E questo valeva anche per l’omosessualità femminile (5).
Nel condannare la pratica omosessuale si fa riferimento alla natura (6) ma questa risulta un’argomentazione ormai fragile e poco difendibile.
Se la natura, come realtà immutabile, non è riscontrabile neanche per gli animali e per le pietre, figuriamoci per l’essere umano.
Fino a poco tempo fa si pensava che il comportamento omosessuale fosse riservato alla specie umana, ma l’etologia (7) ha dimostrato che il comportamento omosessuale è diffuso in molte specie animali (8).

Note
(1) Nell'antica Roma la passività non fu mai ritenuta socialmente accettabile in un uomo libero.
Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Bisessualità#Antica_Roma
(2) Ebraismo, Cristianesimo, Islam: tutte e tre le religioni si riconoscono nel capostipite Abramo
(3) “Tra gli esseri di questa natura [omosessuale] si crea così una comunione più intima di quella che si ha con una donna quando si hanno dei bambini, un affetto più solido. Son più belle, in effetti, ed assicurano meglio l'immortalità, le creature che nascono dalla loro unione. Chiunque vorrà senza dubbio mettere al mondo simili creature piuttosto che bambini, se si pensa ad Omero, ad Esiodo e agli altri grandi poeti”.
Fonte: http://www.ilgiardinodeipensieri.eu/testi/simposio.html
(4) per il concetto di natura vedi paragrafo 13.2.1.
(5) Francesco Remotti, Contro natura, una lettera al Papa, Editori Laterza, Roma-Bari 2008, p. 168
(6) “La Tradizione ha sempre dichiarato che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati». Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati”.
Fonte: Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2357
(7) Si tratta di una disciplina scientifica che studia il comportamento animale nel suo ambiente naturale
(8) Francesco Remotti, conferenza del 28 ottobre 2014, nell’ambito del ciclo di incontri su: “Famiglia, gender e dintorni”


4. La questione omosessuale oggi

Le tematiche omosessuali sono state “sdoganate” all’interno del confronto pubblico italiano da non molto tempo. Per la maggior parte delle persone i “giudizi” su questo tema sono sovente “pregiudizi”. A fronte di ciò, i movimenti omosessuali reagiscono con atteggiamenti spesso clamorosi e provocatori (p.e. gay (1) pride parade, drag queens (2) ).
Sarebbe fuorviante pensare che la realtà omosessuale si esaurisca in questi movimenti, non sempre coesi, perché molti dei soggetti interessati o non partecipa o se ne dissocia.
Il successo di questi eventi è molto legato alla partecipazione di elementi della società civile sostenitori della non discriminazione in genere, e di quella delle persone omosessuali in particolare.

Note
(1) La parola gay, ora molto usata, era originariamente un termine offensivo: le gay women erano le prostitute, le gay houses erano le case di tolleranza.
Fonte: Alberto Melloni, Amore senza fine, amore senza fini, Il Mulino, Bologna 2015, p. 67
(2) Marcia della fierezza gay, attori o cantanti che si esibiscono in canti e balli, di frequente dai connotati maliziosi, indossando abiti femminili


4.1. L’omosessualità è un dato “naturale” o “culturale”?
Ho già accennato che “natura” è un termine ambiguo (vedi cap. 3). A livello biologico i soggetti che sono considerati intersessuali sono solamente coloro in cui il sesso cromosomico è in contraddizione con il sesso anatomico o nelle quali il sesso non è classificabile come maschile o femminile (1) e in percentuale costituiscono lo 0,018% dei nati (2). Affermare, come fanno altri studiosi (3), che l’intersessualità riguardi l’1,8% dei nati non viene condivisa in ambito scientifico.
Di fronte ad un dato anatomico irrilevante, dal punto di vista statistico i soggetti adulti che si dichiarano omosessuali o bisessuali (4) rappresentano quasi il 2% della popolazione (5).
La dimensione culturale in senso lato, analizzata attraverso l’approccio sociale e psicologico, sembra quindi svolgere un ruolo importante nel riconoscimento della propria condizione.
Ma, anche su questo fronte, analizzando le teorie proposte per spiegare le cause dell'omosessualità, si evidenzia l'assenza di un nucleo minimo di dati che riesca ad ottenere il consenso di una maggioranza dei ricercatori (6).
Provo quindi ad accennare, senza pretesa di completezza ed esaustività, ad alcune possibili cause, biologiche e psicologiche.
Una causa biologica, definita ipotesi psicoendocrina, “si fonda sull’azione degli ormoni sessuali sull’encefalo del feto dal quale ne deriverebbe un particolare imprinting per quanto riguarda la regolazione ormonale e l’orientamento dell’istinto sessuale... Alcuni ipotizzano, limitatamente al sesso maschile una sensibilizzazione del sistema immunitario materno verso qualche prodotto del feto e questo avrebbe conseguenze sull’azione degli ormoni sessuali dei fratelli successivamente concepiti; altri pensano a cause genetiche essendo stata evidenziata, tra l’altro, una concordanza significativa fra gemelli omozigoti e una familiarità per l’omosessualità nella linea materna” (7).
Una causa psichica può essere il conflitto che nasce nel soggetto in funzione del ruolo dei genitori (8): la presenza di una madre molto coinvolta nel legame filiale e iperprotettiva oppure anche autoritaria; un padre piuttosto lontano o assente, poco interessato nei confronti del figlio. Si tratta di pre-requisiti significativi che possono spiegare la fatica del bambino a rendersi autonomo dalla figura materna (con la quale difensivamente si può identificare) e la mancanza di una identificazione con la figura paterna. Nel caso dell'omosessualità femminile, al contrario, sarebbe invece la figura materna quella ostile verso la figlia e dominante, per cui il deficit di identificazione riguarda la madre.
Un’altra causa psichica è il conflitto che può insorgere, in adolescenza, all’interno del gruppo dei “pari” (9). Da sempre i giovani vengono condizionati dalla pressione di conformità generata dall’ambiente che frequentano: la cerchia parentale, la scuola, il gruppo dei pari.
Un’idea molto antica è quella che il maschio non debba piangere mai e che la femmina debba essere civetta, in altre parole in maschio dovrebbe essere “maschio-maschio” e la femmina “femmina- femmina”. Ma tra queste due polarità estreme, conseguenza indesiderata ma reale della rivoluzione sessuale in termini prestazionali (10), vi sono tutta una serie di sfumature del maschile e del femminile.
Quello che il soggetto poteva sentire dentro di sé durante l’infanzia, come la scarsa attrattiva verso i giochi di ruolo (pallone, bambole), nel gruppo dei pari viene alla luce e può essere oggetto di derisione e marginalizzazione. E allora uno si chiede: sono normale? Fino a qualche decennio fa una possibile via di fuga era la scelta del celibato e della vita consacrata (11), ora, in regime di post-cristianità, la scelta è quella dell’omosessualità maschile e femminile.

Note
(1) Per Leonard Sax il termine intersessualità è da usarsi in quelle situazioni in cui il sesso cromosomico è in contraddizione con il sesso fenotipico o nelle quali il fenotipo sessuale non è classificabile come maschile o femminile,
fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Intersessualità#Controversie_sulle_definizioni
(2) Paolo Merlo, conferenza del 11 novembre 2014, nell’ambito del ciclo di incontri su: “Famiglia, gender e dintorni”
(3) Come Anne Fausto-Sterling, fonte http://www.libreriaincontro.it/public/news/GENDER Prof Don Paolo Merlo.pdf slide 14
(4) Persone che provano sentimenti di attrazione erotica sia per il proprio che per l’altrui sesso
(5) In Italia circa un milione di persone si dichiara omosessuale o bisessuale, fonte: http://www.istat.it/it/archivio/62168
(6) Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Teorie_sulla_differenziazione_dell'orientamento_sessuale
(7) Giuseppe Zeppegno e Enrico Larghero, Dalla parte della vita - II, Itinerari di bioetica - II, Effatà Editrice, Cantalupa (TO) 2008, p. 408
(8) Valter Danna, Fede e omosessualità, Effatà Editrice, Cantalupa (TO) 2009, p. 15
(9) Fonte: http://www.gruppifamiglia.it/anno2014/83_marzo_2014.html#18
(10) Fonte: http://www.gruppifamiglia.it/anno2014/83_marzo_2014.html#21
(11) Questa è più che altro una battuta. Per un approfondimento tecnico sulle possibili cause del sorgere di tendenze omosessuali in epoca adolescenziale vedi: http://www.fupress.net/index.php/rief/article/viewFile/11994/11387


4.2. L’omosessualità si può “curare”?
La domanda, di fronte agli spunti appena forniti, appare pertinente. L’attivismo omosessuale respinge in blocco questa ipotesi che va quindi formulata con estrema cautela per evitare ritorsioni a volte pesantissime (1).
Parlare di cura è in genere controproducente e antiscientifico perché l’omosessualità non è più considerata, dal 1994, una malattia, un disturbo mentale anche se rimane prevista una diagnosi, per qualsiasi orientamento sessuale (bisessuale, eterosessuale e omosessuale), nel caso il soggetto sia affetto da un "persistente ed intenso disagio collegato al proprio orientamento sessuale" (2).
Comunque resta utile, ai fini psicologici e psichiatrici, la distinzione tra omosessualità “ego-sintonica” e omosessualità “ego-distonica” (3).
La prima riguarda soggetti che accettano la loro tendenza sessuale e la vivono con serenità, la seconda riguarda i soggetti che non si accettano come tali e pertanto, pur non mettendo in dubbio né l'identità di genere, né la preferenza sessuale, desiderano modificarli in quanto legati a disturbi a livello psicologico. In questo caso sarebbe oggettivamente controproducente, per il benessere del soggetto, non poter sottoporsi ad un intervento psicoterapico (4).

Note
(1) Vedi il caso dell’insegnante di religione di Moncalieri (TO) sottoposta ad una gogna mediatica, professionale e personale per questo motivo. Fonte: http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/moncalieri-nessuna-omofobia.aspx
(2) Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Teorie_sulla_differenziazione_dell'orientamento_sessuale#Situazione_attuale:_DSM_e_ICD
(3) Fonti: http://it.wikipedia.org/wiki/Teorie_sulla_differenziazione_dell'orientamento_sessuale#L.27ulteriore_revisione_del_1987:_omosessualit.C3.A0_.22ego-sintonica.22_ed_.22ego-distonica.22 e Valter Danna, opera citata, p. 10
(4) Vedi il caso di una giovane che a 15 anni ha subito molestie da parte di un medico e che solo grazie alla terapia è riuscita ad accettare l’altro sesso. Fonte: http://www.avvenire.it/Lettere/Pagine/quel-certo-clima-intimidazione.aspx. Le c.d. terapie riparative, non perseguono lo scopo diretto di modificare l’orientamento sessuale, ma di identificare e trattare le ferite che possono aver contribuito alla condizione attuale, quando questa è vissuta con sofferenza. Il passaggio all’eterosessualità è caso mai una conseguenza di questi trattamenti, e non avviene sempre.


4.3. L’omosessualità tra piacere ed affetto
Pur non essendo una malattia l’omosessualità è percepita all’esterno, ma anche fra gli stessi interessati, come una condizione di vita fondamentalmente costellata di eccessi, priva della possibilità di sincere relazioni affettive, una vita segnata dal segno meno e per di più soggetta alla condanna sociale ancora molto diffusa (1).
Dati sanitari recenti indicano come la possibilità di contrarre il virus HIV sia tra gli omosessuali 19 volte più alto rispetto la resto della popolazione (2). Riporto questa annotazione non per rimarcare un ipotetico castigo divino sulla categoria (3), ma per sottolineare gli eccessi che sovente accompagnano negativamente questa condizione di vita.
Vale la pena sottolineare che la sessualità omosessuale non si esprime solo in relazioni occasionali (segnate unicamente dalla ricerca del piacere e da una sottile violenza (4)) ma anche in relazioni stabili nelle quali l’amore, la cura e la profonda dedizione dell’uno per l’altro che arrivano fino all’ultimo istante di vita, indipendentemente dalla complessità delle vicende che la coppia ha attraversato (5). Queste ultime hanno però offerto lo spunto all’attivismo omosessuale per rivendicare il cosiddetto “matrimonio gay”.
A causa dei collegamenti con la questione gender, tratterò questo tema più avanti (6).

Note
(1) Valter Danna, opera citata, p. 23
(2) Fonte: http://www.repubblica.it/salute/prevenzione/2014/07/11/news/aids_nuove_linee_guida_oms_subito_pillola_preventiva_per_omosessuali-91279599/
(3) Il cardinal Siri affermò a suo tempo: “L’Aids è “una sorta di giustizia immanente”, una punizione divina per chi pratica l’omosessualità”. Fonte: http://www.olinews.info/2010/11/oli-277-societa-torte-e-cardinali-aids.html
(4) È quanto emerge dalla lettura del libro di Philippe Ariño, Omosessualità controcorrente, Effatà Editrice, Cantalupa (TO) 2014
(5) Valter Danna, opera citata, p. 11
(6) Vedi paragrafo 8.1.


4.4. Bisessualità e transessualità
Fino ad ora abbiamo parlato diffusamente di omosessualità (e implicitamente di lesbismo). Ma nella sigla LGBT sono contenuti altri due termini: bisessuali e transessuali.
La bisessualità è la forma più ambigua e riguarda tutte quelle persone che non hanno un orientamento esclusivo per un sesso rispetto all'altro.
Nell’antichità era molto diffusa, anche se il fondamento della società era la famiglia, e quindi le relazioni eterosessuali. Però, a fianco di queste, erano ammesse anche relazioni omosessuali.
Sia la cultura greca sia quella romana, furono quindi culture bisessuali, benché al loro interno i comportamenti sessuali passivi da parte di uomini “liberi” erano condannati (1).
La situazione attuale è molto diversa: questo comportamento è culturalmente classificato come trasgressivo, vizioso, e il soggetto rischia un doppio ostracismo, tanto da parte dell'ambiente eterosessuale quanto da quello omosessuale, che non lo riconosce in quanto tale o lo giudica un “omosessuale mascherato”, ovvero con tendenze latenti (2).
La transessualità è la forma più inquietante. Non perché sia il più trasgressivo rispetto alle categorie del maschile e del femminile ma per il dramma che racchiude.
La condizione transessuale, infatti, è una delle situazioni più difficili e delicate nell'ambito di un gruppo di patologie psichiatriche comunemente denominate “disordini dell’identità di genere” (3).
In questi disturbi l’armonia fra corpo e autocoscienza è problematica o, addirittura, impossibile.
Nei casi di transessualismo conclamato la persona avverte il corpo sessuato dissonante rispetto alla propria identità di genere e prova la sensazione - davvero penosa - di essere un uomo prigioniero in un corpo femminile o una donna prigioniera in un corpo maschile, con un desiderio forte e persistente di sbarazzarsi di un sesso percepito come estraneo.
Si tratta di una situazione tragica che porta la persona a chiedere che siano cancellati dal corpo i segni del sesso che sente estraneo e si ricostruiscano - attraverso la chirurgia e gli ormoni - le fattezze del sesso che sente proprio. Dal punto di vista della frequenza si avrebbe un caso di transessualismo ogni 30.000 maschi adulti e uno ogni 100.000 femmine adulte (4).
Proprio per quanto sopra descritto, al di là dei numeri, queste persone possono essere soggette a forti discriminazioni e pregiudizi poiché è molto imbarazzante avere a che fare con una persona che, sotto i nostri occhi, muta da maschio a femmina e viceversa (5).

Note
(1) Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Bisessualità#Antica_Roma
(2) Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Bisessualità#Bisessualit.C3.A0_e_societ.C3.A0
(3) Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Teorie_sulla_differenziazione_dell'orientamento_sessuale#Situazione__attuale:_DSM_e_ICD
(4) Fonte: Maurizio Faggioni in: http://www.toscanaoggi.it/Rubriche/Risponde-il-teologo/Transessualita-e-matrimonio.-Cosa-dice-la-dottrina-cristiana. Sulle cifre non vi è concordanza: per Wikipedia si avrebbe un caso di transessualismo ogni 10.000 maschi adulti e uno ogni 30.000 femmine adulte, mentre altri affermano che il transessualismo riguarda meno dello 0.005% della popolazione mondiale, fonte: http://www.onig.it/drupal/?q=node/8
(5) Quest’ultima osservazione è frutto di una mia esperienza diretta. Per acquisire una maggior conoscenza sull’argomento vedi: RAI3, I dieci comandamenti, puntata del 14/03/2014, http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-e9eee6e0-46af-4ee1-99f5-fc38c77b879f.html#p=0


5. Le origini e lo sviluppo delle tematiche femministe

Il secondo ambito che vorrei ora affrontare è quello femminista. La rivendicazione, da parte delle donne, di un ruolo egualitario all’interno della società nasce in ambito illuminista e trova spazio all’interno della rivoluzione francese prima e nei moti liberali di metà ottocento poi.


5.1. La lotta per rivendicare la parità
Come ho appena accennato, le radici del femminismo possono essere fatte risalire allo slogan della Rivoluzione francese: “libertà, uguaglianza, fraternità”. Questi sono valori tipicamente cristiani ma che la Rivoluzione rilegge in modo laico e anticlericale (1).
Il vero decollo del movimento femminista si ha, a fine ottocento, con le suffragette, che lottavano per ottenere il diritto di voto per le donne. Solo dopo la tragedia della prima guerra mondiale le nazioni occidentali iniziarono a riconoscere tale diritto.
Le protagoniste del primo femminismo furono sostanzialmente le donne del ceto medio americano, quasi sempre benestanti, definite “regine della casa” poiché sovente disponevano di servitù cui demandare le faccende domestiche e spesso anche la cura dei figli (2), donne privilegiate ma soggette al marito e prive di diritti civili.
Al movimento parteciparono anche le donne operaie, seppure con istanze complementari che vennero incanalate nell’ambito del movimento operaio.
Questa prima “ondata” (3) è stata caratterizzata da una domanda di uguaglianza tra uomini e donne (in ambito politico (4), lavorativo (5) e sociale (6)) ma oggi, dopo oltre un secolo, pur essendo quasi raggiunta la parità tra i sessi, i risultati non sono stati quelli sperati. L’uguaglianza con gli uomini ha portato, di fatto, all’assimilazione dei comportamenti maschili da parte delle donne (7).
A questa prima “ondata” seguì un periodo di stasi che coprì l’arco di cinquant’anni. Tra gli anni cinquanta e sessanta negli USA si sviluppò un vero e proprio culto del lavoro domestico, veicolato dalla pubblicità. L’immagine propagandata era quella della casalinga che, con i nuovi elettrodomestici, diventava “angelo della casa”.
Le donne che invece sceglievano la strada lavorativa si dovevano misurare con le disparità di trattamento e le minori possibilità di carriera (8).

Note
(1) Bisogna riconoscere che la Chiesa di fine Settecento era fortemente condizionata dai privilegi elargiti dai sovrani assoluti, a condizione di restare loro sottomessa.
(2) Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Femminismo#La_rivoluzione_industriale
(3) Il termine “ondata” è tipico della cultura protestante ed è usato, in primo luogo, nei confronti dei movimenti religiosi (nella storia della Riforma si parla di tre ondate successive)
(4) Oltre al diritto di voto, l’introduzione del divorzio. Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Femminismo#Il_femminismo_socialista
(5) Aumenti salariali e diritto al lavoro. Fonte: ibidem
(6) Diritto all'istruzione superiore e all'esercizio delle professioni liberali. Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Femminismo#La_rivoluzione_industriale
(7) Laura Palazzani, Dalla differenza alla in-differenza sessuale, in: I quaderni di Scienza e Vita n. 2, Identità e genere, Roma marzo 2007
(8) Luisa Tarchini, Bioetica femminista ed etica della cura, tesi di dottorato in Bioetica, Bologna 2012


5.2. Dalla parità alla rivendicazione della differenza
È da questi presupposti che prende le mosse la seconda “ondata” del femminismo che ha, come caratteristica, quella di rimarcare la differenza tra i due sessi.
In cosa consiste questa differenziazione? Quella che esiste da sempre, la “differenza sessuale”, ma fortemente radicalizzata. La donna è quindi un’alterità separata dall’uomo, vuole non avere tanto gli stessi diritti dell’uomo quanto quelli che le spettano in base alla sua differenza sessuale.
Alcune rivendicazioni non sono nuove: il diritto all’inviolabilità del corpo femminile in relazione allo stupro, alla pornografia e alla violenza sessuale (1). Altre vengono riformulate come il diritto alla contraccezione e il diritto all’aborto.
Questa nuova andata attinge alle idee di alcuni pensatori e filosofi del XX secolo. Difficile indicare un riferimento preciso ma, per la loro contemporaneità, questo lo si può trovare nell’esistenzialismo.
Per questa corrente di pensiero (2) le categorie della morale come la colpa, la responsabilità, il dovere, la virtù, e simili colgono aspetti importanti della condizione umana, ma non sono sufficienti per cogliere compiutamente l’esistenza umana.
Servono altre categorie, caratterizzate dalla norma dell’autenticità, per cogliere l’esistenza umana.
Una di queste categorie è la femminilità vista non secondo l’ottica maschile (la donna nella sua inferiorità) ma dal punto di vista delle donne (3). Quello che il maschio coglie come mancanza (4) nella donna è invece un luogo con una sua realtà e una sessualità ricca e molteplice.
Negli USA tutto inizia nei primi anni sessanta (5) mentre la data simbolo per l’Europa è il 1968: l’anno di inizio delle proteste studentesche e della rivoluzione sessuale.
A questa data, per l’Italia, va aggiunto il 1970 (legge Fortuna-Baslini sul divorzio) e il successivo referendum, il 1971 (sentenza della Corte Costituzionale che ha permesso la pubblicità contraccettiva (6)), il 1978 (legge 194 sull’aborto (7)) e il successivo referendum.

La battaglia per la differenziazione è ancora in corso ed è legata ai recenti sviluppi del progresso tecnico-scientifico come il diritto ad un figlio “ad ogni costo” mediante l’uso delle tecniche di fecondazione assistita, in tutte le sue sfumature, molte delle quali sconcertanti (fecondazione eterologa anche per donne sole, la fecondazione assistita post-mortem, in menopausa, nell’ambito di coppie omosessuali; il diritto alla surrogazione della maternità anche retribuita, all’utero artificiale, alla autofecondazione della donna e alla clonazione) (8).

Note
(1) Fonte: https://en.wikipedia.org/wiki/Second-wave_feminism
(2) Fonte: https://queertranslation.wordpress.com/tag/esistenzialismo/
(3) Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Luce_Irigaray
(4) Il fallo è il pieno, l’attività, il tutto; la vagina è il vuoto, la passività, il niente. Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Femminismo#La_.C2.ABseconda_ondata.C2.BB:_il_femminismo_radicale
(5) Nel 1961 era entrata in commercio negli Stati Uniti la pillola anticoncezionale, nello stesso periodo con Kennedy diverse donne avevano assunto ruoli importanti nell’amministrazione statale
(6) La sentenza dichiara l’illegittimità dell’articolo 553 del Codice penale (il cosiddetto codice Rocco) intitolato “Incitamento a pratiche contro la procreazione”
(7) In realtà il titolo della legge è: Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza. La prima parte del titolo è stato praticamente ignorato e non attuato
(8) Laura Palazzani, Dalla differenza alla in-differenza sessuale, opera citata, p. 31 e Monica Mondo, Stop al ciclo per far carriera, vedi: https://gruppifamiglia.wordpress.com/2015/09/22/donne-in-carriera/



5.2.1. I “women studies” e i “gender studies”
Il primo corso di studi ufficiale sulle tematiche femminili (women studies) prende il via nel 1969 presso la Cornell University di Ithaca (New York) mentre il primo dottorato di ricerca è stato istituito nel 1990, sempre negli Stati Uniti (1).
In realtà studi di questo tipo erano già stati avviati, in modo informale, agli inizi degli anni sessanta da parte dei circoli femministi.
La caratteristica di questi corsi è l’approccio multidisciplinare e interdisciplinare (ma con impostazione socio-culturale) della ricerca sulla sessualità e sull’identità di genere (2).
Questo porta alla nascita di studi anche sulle tematiche maschili (men’s studies).
In Italia questi studi di “genere” ad oggi non sono ancora riconosciuti a livello accademico ma vi sono realtà che li coltivano attivamente, come p.e. la comunità Diotima sul fronte femminile e Stefano Ciccone sul fronte maschile (3).

Agli inizi degli anni settanta si inizia a parlare di gender studies o di gender approach. Uno tra i primi ad usare il concetto di genere era stato, negli anni sessanta, J. Money (4) del Johns Hopkins Hospital di Baltimora per distinguere l’orientamento psico-sessuale (gender) di una persona dal suo sesso anatomico (sex).
Come afferma un’antropologa italiana “difficilmente ad uno studioso non anglofono sarebbe venuto in mente di definire un concetto così rilevante come la sessualità con un termine come gender, che lascia tanto spazio all’ambiguità” (5).
Si tratta di uno sviluppo dei women studies in cui sono presenti, oltre alle tematiche femministe, quelle dei gruppi gay.
Il loro scopo è quello di denunciare gli aspetti sociali della distinzione sessuale in quanto portatrice d’oppressione (6).
Spesso si occupano anche delle problematiche connesse all’oppressione razziale ed etnica, alla sviluppo delle società postcoloniali e, in ultimo, degli effetti della globalizzazione (7).

Note
(1) Fonte: https://en.wikipedia.org/wiki/Women's_studies
(2) Fonte: http://tropismi.altervista.org/wordpress/gender-studies-made-in-italy/
(3) Cristina Simonelli, conferenza del 9 dicembre 2014, nell’ambito del ciclo di incontri su: “Famiglia, gender e dintorni”. Per saperne di più vedi: http://www.diotimafilosofe.it/ e www.maschileplurale.it
(4) Vedi paragrafo 10.1.
(5) Mila Busoni, citata da Cristina Simonelli, ibidem
(6) Jaques Arenes, Il genere, un problema multidisciplinare, in: I quaderni di Scienza e Vita n. 2, opera citata
(7) Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Studi_di_genere


5.3. Oltre al gender: la categoria queer
A cavallo degli anni settanta e ottanta si produce una frattura all’interno del movimento femminista anglosassone. Mentre la seconda ondata del femminismo è contro la prostituzione, la pornografia, l’industria del sesso, nell’ambito della cultura gender nascono posizioni di segno contrario, non solo favorevoli alla prostituzione e alla pornografia ma anche al lesbismo, alla transessualità femminile, al sadomasochismo, ecc. (1).
Questo confronto, che occupa circa un decennio, prende il nome di feminist sex wars e produce la terza ondata del femminismo (2).
Questa ondata, ancora in fase di sviluppo, riprende in parte il tema dell’uguaglianza, quindi della non discriminazione, ma con una nuova declinazione. Infatti, è caratterizzata dal superamento delle categorie sex/gender a favore della categoria queer.
Il modello di pensiero che viene contestato è quello strutturalista che afferma come la realtà sociale sia condizionata dalle “strutture” che resistono ad ogni tentativo di cambiamento e mutamento (3) al di là delle apparenti concessioni che fanno (4).
Gli schemi di potere e di dominio all'interno di organizzazioni complesse tendono ad autoriprodursi e pongono l’organizzazione, o istituzione, in una condizione di autoreferenzialità che la porta a riprodurre problemi, piuttosto che a risolverli, con lo scopo preciso di consolidare e mantenere il potere nell'ambito della società nel suo complesso (5).
L’autore di riferimento è Michel Foucault (6), autore di una “Storia della sessualità” in tre volumi. Foucault, di idee anti strutturaliste, nega la naturalità della sessualità. Se prima della modernità la sessualità era regolata dalla religione e dalla morale, nella modernità il controllo passa alle scienze naturali. Ma entrambe hanno lo scopo di controllare il corpo umano e dell’umanità, con la natalità e il controllo demografico.
È partendo da questo sfondo concettuale che si passa da gender a queer.
Queer significa strano, strambo, obliquo, ed è una esaltazione della omnisessualità, polisessualità e multisessualità, dove ogni preferenza sessuale è legittimata dal solo fatto di manifestarsi.
Le idee di Foucault sono ripensate, in ottica femminista, da Judith Butler, che è la prima a proporre questa nuova categoria. Decifrare il suo pensiero non è facile perché nei suoi scritti continuamente si corregge e si contraddice, all’interno di un’evoluzione continua della riflessione. Una parola che la caratterizza bene è “relativismo”, inteso come assenza di verità assolute, dove tutto può essere messo in discussione.
Ed è questo che l’autrice fa (7). Il primo punto ad essere messo in discussione è l’identità sessuale maschile e femminile. Anche se il sesso bio/anatomico sembra naturale è invece prodotto esternamente dal gender, cioè dalla cultura, dalla storia. Quindi il gender, al pari della discriminazione sessuale combattuta dalle prime femministe, è un prodotto del potere dominante.
Si tratta allora di de-costruire (smontare) non solo l’identità sessuale naturale ma anche l’identità di genere sociale. Non esistono uomini e donne, corpi maschili e femminili, ruoli maschili e femminili, ma solo “recite”, “parodie” ripetute e obbligate da codici di comportamento dominanti. Questo soffoca pulsioni e desideri nascosti, quelli che vengono considerati veri e propri tabù (8), in cui il soggetto potrebbe invece esprimersi. La conseguenza è il polimorfismo, la “turbolenza di genere”, la manifestazione plurale della propria identità sessuale, in una parola “queer”.
Quanto esposto sembra quasi una costruzione teorica, che al massimo può riguardare ristrette minoranze “devianti” o eccentriche, ma occorre dare tempo al tempo.
Infatti, anche nel quotidiano, troviamo ampie tracce dei “valori” di questa terza ondata femminista. La “prostituzione” come vendita consapevole e economicamanente conveniente del proprio corpo è un fenomeno che trova spazio sui giornali. Senza arrivare alle “olgettine”, sono noti a tutti casi di prostituzione minorile incoraggiati dalle madri. La “pornografia” imperversa in rete. Ragazzine si riprendono o si fanno riprendere in pose compromettenti, gratis o a pagamento, salvo poi pentirsene amaramente (9).
Più banalmente possiamo osservare come, nell’agire quotidiano, molte donne hanno assunto gli stessi modi e comportamenti dei maschi (p.e. linguaggio sboccato, prepotenza, amoralità, freddezza).

Note
(1) Fonte: https://en.wikipedia.org/wiki/Feminist_sex_wars
(2) Definito anche post-strutturalista o post-moderno
(3) Un esempio banalizzante può essere rappresentato dalla burocrazia: i governanti passano, i burocrati restano.
(4) “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”. Fonte: Giuseppe Tommasi di Lampedusa, Il gattopardo, Feltrinelli, Milano 1958
(5) Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Strutturalismo_(sociologia)
(6) Laura Palazzani, Sex/gender, opera citata, p. 69 ss. Foucault, insieme ad altri pensatori decostruzionisti, ha originato la cosiddetta French theory. Si tratta di un corpus di teorie filosofiche, letterarie e sociali, apparso nelle università francesi a partire dagli anni '60 e diffuso negli gli Stati Uniti dagli anni '70. Questa teoria (nelle sue varie espressioni) ha goduto di grande popolarità soprattutto nei dipartimenti americani di Lettere e Filosofia, a partire dagli anni '80, dove ha contribuito allo sviluppo di studi culturali, studi di genere e studi postcoloniali. Fonte: https://fr.wikipedia.org/wiki/French_Theory
(7) Laura Palazzani, Sex/gender, opera citata, p. 76 ss
(8) Il tabù è una forte proibizione relativa ad una certa area di comportamenti e consuetudini (p.e l’incesto, la pedofilia)
(9) Vedi, ad esempio, il caso di due minorenni romane dedite alla prostituzione, fonte: http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/13_novembre_08/madre-ragazzina-che-si-prostituiva-ci-servono-soldi-non-lavori-oggi-d36a9118-4845-11e3-891b-7fc0b9dff093.shtml e quello della tredicenne vicentina che si è fotografata a seno nudo, fonte: http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/cellulare-foto-ose-compagno-vicenza-384724/

5.4. Post-gender e post-queer: il transumanesimo
L’attuale e accelerato sviluppo della scienza e della tecnologia non poteva mancare di interessare anche il pensiero femminista. Nasce così, nello studio del rapporto tra scienza e identità di genere, la teoria cybor. Con cyborg o organismo cibernetico si intende l'unione stabile tra un organismo biologico ed elementi artificiali (1).
“Il cyborg è al contempo uomo e macchina, individuo non sessuato o situato oltre le categorie di genere, è una creatura sospesa tra finzione e realtà. Questa figura permette di comprendere come la pretesa naturalità dell'uomo sia in effetti solo una costruzione culturale, poiché tutti siamo in qualche modo dei cyborg. L'uso di protesi, lenti a contatto, by-pass sono solo un esempio di come la scienza sia penetrata nel quotidiano e abbia trasformato la vita dell'uomo moderno” (2).
Questa teoria non è propria solo del femminismo ma di una più ampia corrente di pensiero che prende il nome di transumanismo o postumanesimo (3).
Per questi pensatori è desiderabile che gli esseri umani possano “diventare "più che umani" attraverso l'applicazione di innovazioni tecnologiche (4) come l'ingegneria genetica, la nanotecnologia, la neurofarmacologia, le protesi artificiali, e le interfacce tra la mente e le macchine” (5).
Il termine "più che umani" si rifà direttamente all’idea di oltreuomo di Nietzsche (6). Dal suo pensiero, seppure travisato, prese le mosse l’antisemitismo nazista. Foucault stesso (vedi paragrafo precedente) fu uno degli studiosi che sviluppò meglio alcune sue teorie.

Note
(1) Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Cyborg
(2) Donna Haraway. Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Donna_Haraway
(3) Transumanismo o postumanesimo, anche se sovente sono usati come sinonimi, sono due visioni dell'uomo radicalmente diverse. Il postumanesimo si pone in contrapposizione alle ideologie moderniste e all’illuminismo, avanza la necessità di una reinterpretazione della storia liberandola da ogni finalismo. Da qui deriva il postumanesimo che è caratterizzato dal fallimento della ragione e delle etiche sostanziali. Il postumanesimo porta alle estreme conseguenze la decostruzione dell'umano, l’esempio più eclatante è il transgender. Il transumanismo, invece, individua le proprie origini nell’Illuminismo, corrente filosofica che si assume il compito di liberare, con l’ausilio della ragione e della scienza, gli uomini dall'ignoranza e dalla superstizione per ottenere il miglioramento del vivere. Il transumanismo è un approccio radicalmente nuovo alla futurologia e si basa sul concetto che l’essere umano non è il prodotto finale della nostra evoluzione, ma solo l’inizio. Il movimento si propone di alterare la condizione umana abolendo, con l’ausilio della tecnica, l’invecchiamento ed aumentando le capacità intellettuali, fisiche e psicologiche della razza umana. Vedi p.e.: http://www.corradoocone.com/articolo_view.php?id=286

(4) Scrive Duilio Albarello: Grazie all'alleanza tra tecnica e l’economia "l’imperativo tipico della tecnica, ossia «si deve fare tutto ciò che si può fare», si allea con la legge peculiare dell’economia, ovvero «si può fare tutto ciò che conviene fare»". Fonte: http://www1.caritas.torino.it/drupal/?q=node/230
(5) Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Transumanesimo
(6) Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Superomismo


6. L’ideologia gender

Fino ad ora non ho mai parlato di ideologia. Con ideologia si intende “un "sistema di idee" più o meno coerente e organizzato. In particolare, il termine è usato in riferimento a dottrine politiche, a movimenti sociali caratterizzati da un’elaborazione teorica, ad orientamenti ideali-culturali e di politica economica e sociale” (1).
Il movimento LGBT italiano sostiene che l’ "ideologia del gender" sia un concetto creato dall'estrema destra religiosa (soprattutto Opus Dei e lefevriani) ottenuto fondendo le definizioni di "gender studies" e "queer theory" (2).
Da parte mia credo che, alla luce di quanto fin qui presentato sull’evoluzione del pensiero femminista - facendo soprattutto riferimento al termine queer - sia inevitabile parlare di ideologia (3). Ma preferisco su questo tema lasciare la parola a Lorenzo Prezzi, direttore del periodico Settimana: “la “teoria di genere” intercetta un’esigenza di uguaglianza, rispetto e autonomia personali che non sono necessariamente negativi. La sua forza di “ideologia” non è paragonabile alla reinterpretazione complessiva del sapere da parte dell’illuminismo, né alla mobilitazione storica delle masse delle rivoluzioni del ‘900. La sua forza non sta, quindi, nella dimensione teoretica o di concezione generale della vita, ma… nella debolezza di un pensiero politico fondato “sull’immediato”, che falsamente riconosce nella sessualità l’ultimo spazio per l’esercizio della libertà, non comprendendo la contraddizione che esiste fra individualismo-nichilismo (4) trainato dal gender con la funzione propria di un progetto politico collettivo e di una visione condivisa del futuro” (5).

Note
(1) Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Ideologia.
(2) Fonte: http://www.wikipink.org/index.php?title=Teoria_del_gender
(3) Paolo Scapellato, psicologo e psicoterapeuta, afferma che "la teoria è un sistema di conoscenze riguardanti un aspetto particolare dell’esistenza che ne spiega la natura e i contorni; in genere una teoria si basa su assiomi di partenza e la sua forza dipende proprio dal grado di dimostrabilità di questi assiomi. Un’ideologia invece è una visione generale di temi più o meno specifici che in genere si basa più su aspettative culturali relative che su una ricerca scientifica”. Fonte: http://www.interris.it/2015/09/17/72754/posizione-in-primo-piano/schiaffog/ecco-perche-il-gender-esiste.html
(4) Il nichilismo è una dottrina filosofica che suggerisce la negazione di uno o più aspetti significativi della vita, da cui il mondo, l'esistenza umana in particolare, è priva di senso, scopo, valore etico, e la verità è incomprensibile, la vita stessa è senza senso. Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Nichilismo
(5) Lorenzo Prezzi, Gender e dintorni, Settimana n. 22, 7 giugno 2015, p. 16


7. Le conseguenze globali dell’ideologia gender

Con il crollo dell’impero sovietico nel 1991 viene meno, in ambito internazionale, il principale antagonista dell’Occidente, in termini non solo geopolitici ma anche culturali (1).
L’ONU, da luogo di scontro e di confronto tra due visioni diverse della società, diventa l’ambito in cui il pensiero occidentale non trova più, sostanzialmente, seri ostacoli alla sua diffusione.
Questo pensiero, più che attraverso gli stati nazionali, viene proposto dalle ONG (2) che si occupano sia di aiuti alle economie povere o in via di sviluppo, sia di diffusione dei loro valori.
Un caso di cui penso molti siano a conoscenza riguarda la polemica sull’opportunità della distribuzione gratuita dei profilattici in alcuni paesi dell’Africa come prevenzione alla diffusione dell’AIDS e che ha visto coinvolto papa Benedetto XVI (3).

Note
(1) Marguerite A. Peeters, La Nuova Etica Globale, p. 7, scaricabile dal sito: http://www.forumfamiglieumbria.org/wp-content/uploads/2014/12/La-nuova-etica-globale.pdf
(2) Organismi Non Governativi. Secondo la Peeters si tratta di enti informali che scavalcano, di fatto, i governi nazionali e godono di ampi finanziamenti privati (vedi capitolo 11). Il sito http://osservatoriogender.famigliadomani.it/capire-il-gender/chi-la-promuove/ cita Amnesty International, Planned Parenthood, Women’s Environment and Development Organization, Greenpeace.
(8) Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Controversia_sulle_dichiarazioni_di_Benedetto_XVI_in_materia_di_lotta_all'AIDS. La stessa sorte l’aveva subita, in precedenza, anche Giovanni Paolo II.


7.1. Le Nazioni Unite
La svolta su tema del gender, in ambito ONU, si ha con la Quarta Conferenza mondiale sulle donne (Pechino 1995) che “ha affermato la necessità di spostare l’accento sul concetto di sesso, sottolineando come le relazioni uomo-donna all’interno della società, dovessero essere riconsiderate, mettendo le donne su un piano di parità con l'uomo in tutti gli aspetti dell'esistenza” (1).
Molte ONG hanno partecipato a questa conferenza: si sono contati 3.824 loro rappresentanti contro 5.307 delegate e delegati ufficiali (il 42% dei presenti) (2).
Le ONG e i movimenti femministi hanno parlato di questa Conferenza come di un evento tanto straordinario quanto ricco di passione sul piano umano e politico (3). Però i 300 paragrafi di testi prodotti non contenevano alcun riferimento positivo alla maternità o al matrimonio, mentre il vocabolo gender era stato usato più di trecento volte (4).
In quella sede si propose anche di sostituire la differenza tra uomini e donne con cinque "generi". La proposta non passò per l’opposizione della Chiesa cattolica, presente ai lavori come Stato della Città del Vaticano, e di altri paesi (5). Al termine dei lavori, la Santa Sede ritenne comunque opportuno avanzare delle riserve relativamente all’uso della parola "genere" presenti nei documenti finali. Il Vaticano chiese che il termine fosse fondato sull’identità biologica sessuale, maschile e femminile, al fine di escludere interpretazioni equivoche (6).
Una seconda svolta si ha con i Principi di Yogyakarta [Giacarta] (2006) e la loro successiva elaborazione da parte di un comitato di 29 esperti internazionali sui diritti umani (2007) (7).
Se a Pechino al centro vi era il femminismo qui al centro vi è il tema dell’omosessualità e della transessualità. Il documento è composto da 29 principi (8) basati sull'universalità dei diritti umani, sull'uguaglianza e la non discriminazione, intesa come ogni distinzione, esclusione, restrizione o preferenza basata su orientamento sessuale e identità di genere.
In dettaglio si tratta del diritto a non essere costretti ad interventi medici di riassegnazione o transizione sessuale, sterilizzazione o terapie ormonali, per ottenere il riconoscimento legale al cambiamento di sesso, la non discriminazione dei diritti economici, sociali, culturali, il riconoscimento della libertà di espressione della propria identità anche sessuale, della libertà di costituire una famiglia (con l'accesso all'adozione e alla fecondazione assistita) e con l'obbligo degli Stati ad assicurare la punizione degli abusi e la riparazione dei torti.
Il documento, pur non essendo direttamente vincolante per gli stati, ha avuto la caratteristica di riassumere e raggruppare il diritto internazionale sui diritti umani delle persone LGBT (9).
Da questo testo ha tratto spunto il documento “I diritti umani e l’identità di genere” pubblicato nel 2011 dal Commissariato del Consiglio d’Europa per i diritti umani (10).

Note
(1) Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Conferenza_mondiale_sulle_donne#Pechino_1995
(2) Fonte: http://www.dirittiumani.donne.aidos.it/bibl_2_testi/d_impegni_pol_internaz/a_conf_mondiali_onu/b_conf_pechino/home_pechino.html
(3) Fonte: http://www.onuitalia.it/calendar/pechino.html
(4) Manif pour tous Italia, Ideologia di genere, p. 15, scaricabile dal sito: http://www.lamanifpourtous.it/sitehome/wp-content/uploads/2014/05/ideologia-di-genere.pdf
(5) Fonte: http://www.vicariatusurbis.org/diaconatus/__nuovo/articoli/formazione/formazione0911.asp
(6) Laura Palazzani, Sex/gender, opera citata, nota a pag. 148
(7) Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Principi_di_Yogyakarta
(8) Laura Palazzani, Sex/gender, opera citata, pag. 150
(9) Fonte: http://www.intersexioni.it/i-principi-di-yogyakarta-8-anni-dopo/
(10) Fonte: http://www.transrespect-transphobia.org/uploads/downloads/Publications/Hberg-Ital.pdf


7.2. L’Europa e l’Organizzazione Mondiale della Sanità
Sulla stessa linea, ma nell’ambito del parlamento europeo, si sono poste in essere nel tempo alcune iniziative, come la raccomandazione del Comitato dei Ministri sulle misure volte a combattere la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere (1) (2010) a seguito della quale, verranno pubblicati in Italia, a inizio 2014, i sussidi UNAR (2) per l’educazione alla diversità nelle scuole (vedi paragrafo 8.3.).
L’ultima di queste iniziative, il rapporto Noichl, approvato recentemente, raccomanda agli stati membri di adottare una “legislazione familiare e del lavoro sia resa più comprensiva per quanto riguarda i genitori single e quelli LGBT” e di porre fine “alla discriminazione all'accesso ai trattamenti di fertilità e di riproduzione assistita” per le coppie non eterosessuali (3).
Tutto ciò ha visto coinvolta anche l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) come troviamo nel documento “Standard per l’Educazione Sessuale in Europa. Quadro di riferimento”, edito in italiano nel dicembre 2011 (4) e a cui ha fatto seguito la “Guida alla realizzazione”, edita nell’aprile 2014 (vedi sempre paragrafo 8.3.).
Una critica che viene mossa sia ai Principi di Yogyakarta sia al documento dell’OMS è che questi sono stati messi a punto da una cerchia ristretta di esperti, nel caso dell’OMS quasi tutti operanti nel Nord Europa, utilizzando sovente per le consulenze associazioni legate al mondo LGBT (5).

Note
(1) Fonte: http://www.coe.int/t/dg4/lgbt/Source/RecCM2010_5_IT.pdf
(2) Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull’origine etnica
(3) Avvenire, 10 giugno 2015, p. 11. Fonte: http://www.forumfamiglie.org/allegati/rassegna_35037.pdf
(4) Fonte: http://www.fissonline.it/pdf/STANDARDOMS.pdf
(5) Gianfranco Amato, intervento 18 marzo 2015 a Torino nel corso della giornata di studio interfacoltà “L’identità alla prova: maschile e femminile tra umanesimo e post-umanesimo”


8. Le ricadute in Italia dell’ideologia gender

In Italia l’attenzione a queste tematiche è stata altalenante, in gran parte coperta dalla crisi economica iniziata nel 2008 (1) e da cui solo adesso si intravvede qualche possibilità di uscita.
La crisi, che si inserisce nella deindustrializzazione del paese frutto della globalizzazione, ha focalizzato l’attenzione delle famiglie sulla sopravvivenza quotidiana (mutui da pagare, perdita di lavoro o lavori precari, giovani senza prospettive, ecc.) distogliendo la loro attenzione da queste tematiche, che sono sì importanti ma che, rispetto al contingente, sono un “lusso” che non possono permettersi.

Note
(1) Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Grande_recessione


8.1. Il “matrimonio” gay
Mi scuso per questa definizione che non è semanticamente corretta. Il matrimonio deriva da matris monium: il compito della madre (generare figli) a cui si contrappone patrimonio, patris monium, il compito del padre (mantenere la famiglia). A livello di coppie omosessuali questo termine non è quindi appropriato, ma è quanto sembrano chiedere gli interessati (1).
Questo tema entra con prepotenza nel dibattito pubblico italiano con il secondo governo Prodi (2006-2008) e la proposta di legge sui DICO (DIritti e doveri delle persone stabilmente COnviventi) (2). Contro questa norma il mondo cattolico si mobilita con l’ormai famoso “Family day” (3) anche se l'intento dichiarato della manifestazione era quello di difendere la famiglia fondata sul matrimonio. La manifestazione ha successo al punto che il Governo ritira la proposta di legge per evitare una spaccatura nella sua maggioranza (4).
Il tema ritorna alla ribalta con l’attuale governo Renzi e il ddl Cirinnà (5). Il disegno di legge prevede per le coppie omosessuali l’unione civile, con gli stessi diritti e doveri del matrimonio, e per coppie conviventi (etero e omo) alcuni diritti e tutele di base, come p.e. l’assistenza in ospedale.
Nel caso di unione civile non è prevista l’adozione, ad esclusione dell’eventuale figlio/a del partner (6).
Per una parte del mondo cattolico si tratta di un vero e proprio matrimonio gay con tanto di adozioni mascherate (7), con l’apertura al riconoscimento dell’utero in affitto e del mercato internazionale di figli, per cui qualsiasi proposta di legge in materia non deve essere approvata (8).
Spero vivamente che questo ddl, se verrà convertito in legge, non sia esattamente come l’ho descritto. Esiste, infatti, all’interno dello stesso partito di maggioranza una corrente minoritaria, ma determinante, che chiede modifiche come la creazione di un nuovo istituto giuridico chiaramente distinto dalla famiglia - con rimandi all’articolo 2 della Costituzione (le formazioni sociali) e al 3 (il principio di uguaglianza) evitando ogni confusione con l’articolo 29 (la famiglia) - o come la sostituzione della possibilità di adozione con l’affidamento del minore e l’eliminazione delle parti concernenti le convivenze eterosessuali (9).
D’altro canto, non è possibile evitare di regolare le unioni omosessuali dopo la sentenza 138/2010 della Corte Costituzionale che ha riproposto questo problema/opportunità all’attenzione del legislatore, rigettando al tempo stesso - facendo riferimento alla Costituzione vigente - la tesi di chi invocava il riconoscimento di un “diritto al matrimonio gay” e ribadendo che “le unioni omosessuali non possono essere ritenute omogenee al matrimonio” (10).

Note
(1) Alberto Melloni, opera citata, p. 69
(2) Ddl del febbraio 2007. Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/DICO_(disegno_di_legge)
(3) Roma, piazza San Giovanni in Laterano, 12 maggio 2007
(4) Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Progetto:Cattolicesimo/vivaio/1
(5) Disciplina delle coppie di fatto e delle unioni civili, 15 marzo 2013. In realtà il ddl ha come primo firmatario il senatore Luigi Manconi. L’avvocato Monica Cirinnà è relatrice alla commissione Giustizia del Senato.
(6) Fonte: http://www.ilpost.it/2015/03/27/testo-base-unioni-civili-senato/
(7) Massimo Gandolfini e Roberto Marchesini, L’omogenitorialità ovvero l’adozione omosessuale, Manif pour tous, vedi: http://www.lamanifpourtous.it/sitehome/wp-content/uploads/2014/10/Omogenitorialit%C3%A0.pdf
(8) Fonte: http://www.lamanifpourtous.it/sitehome/in-evidenza/stop-gender-tutti-piazza-roma-il-20-giugno/ e http://www.comitatoveritaevita.it/pub/comunicati_read.php?read=395
(9) Fonte: http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/Unioni-civili-4mila-ostacoli-.aspx
(10) Marco Tarquinio, vedi: http://www.avvenire.it/Lettere/Pagine/Unioni-gay-al-pettine-un-nodo-indicato-dalla-Consulta.aspx e e http://www.avvenire.it/famiglia/Pagine/Lettera-Monaco-su-unioni-civili.aspx. L'inevitabilità di una regolamentazione specifica delle unioni omosessuali a seguito della sentenza della Consulta non è da tutti condivisa. Per approfondire il tema delle unioni civili vedi:
https://dl.dropboxusercontent.com/u/64900472/Unioni_civili.pdf


8.2. Il reato di omofobia
L’omofobia è stata oggetto di attenzione sia da parte di Mara Carfagna, ministro per le Pari Opportunità del quarto governo Berlusconi (2008-2011) - che ha lanciato nel 2009 la prima campagna contro l'omofobia e contro la violenza basata sull'orientamento sessuale realizzata da un Governo italiano (1) - sia da parte di Elsa Fornero, ministro del Lavoro con delega alle Pari Opportunità del governo Monti (2011-2013) – che nel 2012 ha varato il progetto pluriennale “Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013-2015)” (2). Quest’ultimo provvedimento ha avuto molti effetti nel tempo, il più eclatante dei quali è stato la produzione di tre libretti intitolati "Educare alla diversità a scuola" (febbraio 2014) realizzati dall’Istituto Beck (3).
La loro pubblicazione ha suscitato forti reazioni nel mondo cattolico al punto che gli opuscoli sono stati ritirati dalla circolazione (4) (vedi paragrafo successivo).
Il tema è ritornano alla ribalta con il governo Renzi e il pdl Scalfarotto.
La proposta di legge Scalfarotto (5) introduce l’aggravante per omofobia nel contesto della legge Mancino (6) che sanziona e condanna gesti, azioni e slogan aventi per scopo l'incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali.
La lettura del testo non è agevole ma per parecchi esperti cattolici la sua approvazione minerà la libertà di espressione e renderà reato ogni opinione espressa in pubblico o a scuola contro l’ideologia del gender, il matrimonio gay o a favore del sesso ancorato al dato biologico (7).
Per presentare meglio queste argomentazioni faccio riferimento ad un magistrato ed ex parlamentare: Alfredo Mantovano (8).
In una sua conferenza Mantovano afferma, innanzi tutto, che esistono già norme legislative di maggior tutela nei casi di “crimini di odio” in cui la vittima sia una persona omosessuale (articolo 61 del Codice Penale, lettere 1 e 5) (9).
La “legge Mancino” che sanziona tali reati, punisce con la reclusione fino a 18 mesi “chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali e religiosi”, e con la reclusione fino a 4 anni “chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali e religiosi”. La p.d.l. Scalfarotto inserisce, al termine di ciascuno dei due periodi riportati, le parole “o fondati sull’omofobia o sulla transfobia”.
Questa per il magistrato è un’integrazione dannosa perché omofobia e transfobia sono parole generiche e ambigue, sono termini non giuridici che si prestano a interpretazioni differenti e discordanti, la cui estensione è alla fine lasciata al giudice.
L’esperienza di altri Stati occidentali nei quali esistono già leggi antiomofobia non è rassicurante. In diversi casi la sanzione penale è rivolta non contro offese a persone omosessuali in quanto omosessuali, bensì ad impedire che sia manifestata qualsiasi riserva verso le pratiche omosessuali.
Mantovano fa un esempio: “se io incontro una persona omosessuale e gli rivolgo un’ingiuria collegata alla sua condizione è giusto che intervenga prima la polizia e poi il giudice. Ma se io incontro una persona omosessuale che mi chiede che cosa penso della possibilità di adozione da parte di coppie omosessuali, è assurdo che io rischi il carcere se gli rispondo che per me è meglio che un bambino cresca in una famiglia composta da un uomo e una donna” (10).
Lo stesso senatore Scalfarotto ha ammesso che c’è qualche problema di interpretazione circa il reato di omofobia e che in questi casi deciderà il giudice.
Ma così la politica affida ancora una volta alla magistratura un potere che le dovrebbe essere proprio (11).

Note
(1) Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Mara_Carfagna#Campagne_promosse
(2) Fonte: http://www.pariopportunita.gov.it/images/strategianazionale_definitiva_29aprile.pdf (2013)
(3) Fonte: http://www.istitutobeck.com/
(4) Fonte: http://www.corriere.it/scuola/primaria/14_febbraio_15/titolo-dca4ccc6-965b-11e3-9817-5b9e59440d59.shtml
(5) Fonte: http://www.tempi.it/legge-omofobia-frittata-testo-liberticida-ddl-pd-pdl#.VXvfuvntlHw
(6) Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Legge_Mancino
(7) Fonte: http://www.tempi.it/legge-omofobia-frittata-testo-liberticida-ddl-pd-pdl#.VXvfuvntlHw
(8) Fonte: http://www.mantovano.org/biografiapage.htm
(9) Fonte: http://www.mondodiritto.it/codici/codice-penale/art-61-codice-penale-circostanze-aggravanti-comuni.html
(10) Fonte: http://blog.libero.it/VeritatiSplendor/12745024.html
(11) Fonte: http://www.lastampa.it/2015/05/19/italia/politica/quelli-che-temono-il-carcere-se-passa-il-ddl-antiomofobia-qi3y6JaxINN3NJrF9ydkDJ/pagina.html



8.3. L’educazione di “genere” nelle scuole
Come accennato all’inizio del paragrafo precedente, già ad inizio 2014 vi è stato un tentativo in tal senso. In quel caso si è trattato di un’iniziativa dell’UNAR affidata all’istituto Beck che si è conclusa “ufficialmente” con un nulla di fatto (1).
A causa delle polemiche suscitate credo sia utile qualche precisazione. L’UNAR nasce la 2003 a seguito di una direttiva europea del 2000 (2).
In dodici anni questo ufficio ha lanciato diverse campagne contro le discriminazioni e a favore della parità di genere. In particolare negli ultimi anni si è occupata di Rom e Sinti, violenza sulle donne, razzismo, discriminazione (di stranieri, anziani, omosessuali), omofobia, transgender (3).
Mentre in diversi settori del mondo cattolico l’UNAR è guardata quanto meno con sospetto, chi ha collaborato con loro afferma che le campagne che vengono organizzate (p.e nelle scuole) lasciano il tempo che trovano: vengono accolte dagli insegnanti che che sono già sensibili su certi temi mentre gli altri restano indifferenti (4).
Resta il fatto che i libretti realizzati dall’Istituto Beck sono orientati a promuovere “il rispetto delle differenze nell’identità o nell’espressione di genere, o che comprendano famiglie con genitori/caregiver, fratelli, sorelle o altri individui LGBT significativi nelle vite degli allievi” e di conseguenza ad “affrontare l’omofobia e il bullismo omofobico” (5).
La fonte di riferimento, per la scuola primaria e secondaria di primo grado, è un analogo libretto pubblicato dalla nordamericana GLSEN (Gay, Lesbian & Straight Education Network) (6).
Invece, per scuola secondaria di secondo grado, il riferimento è un sussidio pubblicato dall’associazione olandese GALE (The Global Alliance for LGBT Education), che è partner ufficiale dell’UNESCO (7).
Mi chiedo quanto queste iniziative, così mirate e orientate, possano essere utili per il mondo dei ragazzi e dei giovani, che hanno pochi punti di riferimento, e avrebbero bisogno di una seria e capillare educazione alla sessualità e all’affettività.
Questi libretti, pur ritirati dalla circolazione, sono di fatto reperibili in Internet (8) e purtroppo sono anche usati da alcuni insegnanti, nonostante non siano stati approvati.
Sul tema dell’educazione alla sessualità si è anche espressa l’OMS con il documento “Standard per l’Educazione Sessuale in Europa. Guida alla realizzazione” (9) (vedi paragrafo 7.2.) accusato dal mondo cattolico, e non solo, di essere perlomeno ambiguo.
Questo vademecum è stato pensato per gli insegnanti e gli educatori con lo scopo di indicare loro quali nozioni di educazione sessuale andrebbero fornite agli alunni fin dai primissimi anni di vita.
Nel documento c’è l’attenzione alla globalità della persona, la distinzione tra maschi e femmine, il ruolo dei genitori. Ma poi si cade ancora nella trappola della masturbazione precoce, la contraccezione, il diritto all’aborto e l’omosessualità (10). Alcune Regioni, Comuni e singoli istituti scolastici hanno seguito queste direttive e non solo a livello di formazione degli insegnanti (11).
Ora ci troviamo di fronte al ddl Fedeli (novembre 2014) che ha per titolo: “Introduzione dell'educazione di genere e della prospettiva di genere nelle attività e nei materiali didattici delle scuole del sistema nazionale di istruzione e nelle università”. Siamo così passati da una direttiva del dipartimento per le Pari Opportunità (leggi UNAR) ad un disegno di legge organico (12).
Ad una prima lettura, il disegno di legge sembra riguardare unicamente la valorizzazione del ruolo della donna nella società e la tutela del principio di uguaglianza al di là delle differenze di sesso, come prevede la risoluzione del parlamento europeo cui il documento fa riferimento (13).
Ma ci sono dei termini ricorrenti nel testo che suscitano sospetti in parte del mondo cattolico, come: identità di genere, stereotipi di genere, decostruzione critica delle forme stereotipate con cui sono culturalmente plasmate le identità di genere.
Il genere si riferisce solo a maschile e femminile o anche a tutto un mondo sessuale intermedio, o a nessun mondo sessuale? Decostruzione si riferisce solo al superamento di un certo modo di intendere il maschile e il femminile o alla decostruzione dell’identità sessuata? (14)

Note
(1) Per la cronologia degli eventi vedi: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=17&id=803955
(2) Fonte: http://www.unar.it/unar/portal/?page_id=850
(3) Fonte: http://www.unar.it/unar/portal/?page_id=158
(4) Cristina Simonelli, conferenza citata
(5) Istituto A.T. Beck, Educare alla diversità a scuola. Scuola primaria, p. 3
(6) Fonte: http://www.glsen.org/readysetrespect
(7) Fonte: http://www.lgbt-education.info/en/home
(8) Vedi per opuscolo elementari: http://www.riscossacristiana.it/newwebsite/wp-content/uploads/2014/02/File-completo-Scuola-Primaria.pdf, per opuscolo medie: https://comunicazionedigenere.files.wordpress.com/2014/02/unar-file-completo-media1.pdf, , per opuscolo superiori: https://comunicazionedigenere.files.wordpress.com/2014/02/unar-file-completo-media2.pdf
(9) Fonte: http://www.fissonline.it/pdf/GuidaOMS.pdf
10) Fonte: http://cristianofobia.altervista.org/blog/GpV/Avvenire-oms-linee-ambigue.pdf
(11) Fonte: http://www.notizieprovita.it/wp-content/uploads/2015/06/Speciale_Dossier_Progetti_Gender_Scuola_ProVita.pdf e http://www.notizieprovita.it/wp-/2015/04/16/gender-scuola-maschietti-in-cucina-bimbe-meccanico-i-metodi-anti-discriminazione/1595197/
(12) Fonte: http://www.lavoro.gov.it/ConsiglieraNazionale/In_Evidenza/Documents/2014-11-26%20DDL%20Educazione%20di%20genere%20e%20libri%20di%20testo.pdf
(13) Fonte: http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P7-TA-2013-0074+0+DOC+XML+V0//IT
(14) Fonte: http://www.lanuovabq.it/it/articoli-genitori-attenti-il-gender-diventa-obbligo-scolastico-11172.htm



9 L’influenza sul linguaggio

Non è semplice rispondere alle domande appena poste, ed è ancora meno semplice riuscire ad essere chiari nella risposta.
Iniziamo da argomenti che conosciamo: la differenza duale tra i poli maschio/femmina. Questo rapporto è sempre stato sbilanciato a favore del maschio. Per questo il femminismo della prima ondata ha rivendicato per le donne gli stessi diritti degli uomini. Ma l’uguaglianza, che neanche oggi è stata completamente raggiunta, porta al conflitto, alla tensione tra i due poli. Diceva a questo proposito Sartre, maestro dell’esistenzialismo: “l’inferno è l’altro” (1). Maschio e femmina sono quindi due termini in opposizione tra loro. Non per niente nella seconda ondata del femminismo, all’uguaglianza si sostituisce la specifica differenza delle donne.
Ma il pensiero evolve e il femminismo, appoggiandosi al pensiero di Jacques Derrida, filosofo e maestro della decostruzione postmoderna, introduce il concetto di gender (2). Derrida ritiene che il pensiero occidentale sia stato organizzato in base a coppie di opposti: anima/corpo, presenza/assenza, natura/spirito, vero/falso, bene/male, ecc.
Nell’esperienza quotidiana non sempre il dualismo è così accentuato. Per esempio, ragionando sulla coppia bene/male normalmente non facciamo nella vita esperienze di bene e male assoluto ma sperimentiamo, nei nostri comportamenti e in quelli degli altri, tante sfumature di bene e di male.
Spostando il ragionamento alla coppia maschio/femmina quanti soggetti sono maschi o femmine al 100%? Se superiamo gli stereotipi (maschio forte e violento, femmina seduttrice e infida) non è più facile incontrare nel maschile elementi del femminile e viceversa? Non tutti i maschi amano il pallone e non tutte le femmine il cucinare!
Ovviamente, spingendo questo ragionamento al limite estremo, decostruzionista, a maschio/femmina si può sostituire la parola termine gender, intendendo con essa l’infinita serie di sfumature tra il maschile e il femminile, oppure la totale libertà dell’individuo di scegliere a quale di queste sfumature vuole, di volta in volta, appartenere (3).

Ma, a proposito di linguaggio, non dobbiamo misurarci solo con il termine gender.
Nel panorama culturale attuale certe parole sembrano passate “di moda” o sembrano diventate impronunciabili come appunto matrimonio, ma anche morale, coscienza, sposo, marito, moglie, madre, padre, figlio, figlia, verginità, castità, complementarietà, servizio, autorità, gerarchia, giustizia, natura, ecc.
Nello stesso tempo, nuove parole sono state introdotte e vanno “per la maggiore” come: globalizzazione, sviluppo sostenibile, libertà culturale, dialogo fra civiltà, qualità della vita, consenso informato, pari opportunità, principio di equità, emancipazione, orientamento sessuale, accesso ai diritti, diritti sessuali e riproduttivi, diritti delle donne, diritti dei bambini, società civile, ecc. (4).
Il pericolo insito in queste nuove parole, che sembrano apparentemente positive, è nascosto ma molto insidioso: diritto alla salute può diventare eutanasia; diritto riproduttivo può sottendere aborto, contraccezione, fecondazione in vitro. Al contrario genitorialità diventa parentalità; madre e padre diventano genitore 1 e 2; mano d’opera diventa capitale umano; ecc. (5). E ancora: governo diventa governance; felicità diventa qualità della vita; la famiglia diventa le “famiglie”; genitori diventano riproduttori; vita umana diventa vita in tutte le forme, ecc. (6).
È vero: il linguaggio è una realtà dinamica, le regole stesse della grammatica non sono immutabili (7). Alcune parole che usiamo oggi vent’anni fa non le conoscevano, alcune parole che usavamo vent’anni fa ora non le usiamo più. Ma da qui a cambiare il senso profondo delle parole, ad eliminare ogni parola che faccia riferimento al maschile e al femminile (8) ce ne corre!
Se però ci abituiamo, come credenti, a seguire la corrente, rischiamo di aderire implicitamente alle opinioni che le nuove parole nascondono. Si sta già innescando un processo a spirale per cui non riusciamo più a dare voce alle nostre opinioni, perché le percepiamo come perdenti, e lasciamo spazio a quelle degli altri, lasciandole ingigantire. Al limite le nostre opinioni potrebbero addirittura scomparire dalla sfera pubblica, nonostante esistano ancora (9).
Il risultato potrebbe essere quello che Jacques Derrida, poco prima della sua morte nel 2004, ha suggerito in un’intervista al quotidiano Le Monde: eliminare la parola “matrimonio” dal codice civile francese per risolvere il problema dello statuto giuridico delle coppie omosessuali (10).

Note
(1) Simone Pillon, Le radici storico-filosofiche dell’indifferentismo sessuale, Manif pour tous Italia, 2014, p. 11
(2) Alessandro Marino, Teoria del gender, tesi di licenza in teologia morale, Torino 2014
(3) Simone Pillon, opera citata, p. 14
(4) Marguerite A. Peeters, opera citata, p. 1-2
(5) Chiara Atzori, Genere o Gender. Una lettura Scientifica, Manif pour tous Italia, 2014, p. 21
(6) Carlos Simón Vázquez, vedi: http://www.familiam.org/pcpf/allegati/6762/Mons_Simon_Conclusioni.pdf
(7) Chiara Atzori, opera citata, p. 18
(8) Eugenia Roccella, I femminismi di fronte al gender, in: I quaderni di Scienza e Vita n. 2, Identità e genere, Roma marzo 2007, p. 78
(9) Norberto Gonzàles Gaitano, vedi: https://gruppifamiglia.wordpress.com/2014/10/06/la-spirale-del-silenzio/
Sul tema può essere utile conoscere una delle modalità di persuasione di massa: la finestra di Overton (vedi http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/prolusione-bagnasco-citazione-finestra-di-overton.aspx ), citata dal cardinal Bagnasco nella prolusione del 30 settembre 2015 (vedi http://www.avvenire.it/Dossier/CEI/Prolusioni/Pagine/prolusione-cardinale-bagnasco-consiglio-permanente-29-settembre.aspx )


(10) Marguerite A. Peeters, opera citata, p. 2


10. Le verità non dette della questione gender

Al di là di quanto noi crediamo e sperimentiamo come persona, coppia, famiglia, ci sono delle ragioni scientifiche e filosofiche da opporre all’ideologia gender? Provo a fare tre esempi.


10.1. Money e i gemelli Bruce e David
Nasciamo sessuati (salvo una percentuale minima di soggetti) ma, al di là del dato biologico, quanto incide la cultura con il nostro essere uomini e donne adulti? (1)
Moltissimo, secondo “l'identità di genere”, cioè la percezione che ciascuno ha di sé come maschio o femmina, separando l'oggettività dell'essere di un certo sesso (maschio o femmina) dalla soggettività del “sentire” di appartenere a quel sesso (2).
John Money (3), inventore di questa definizione, dopo essersi occupato di persone affette da ermafroditismo, iniziò a sperimentare le sue teorie operando veri e propri cambiamenti di sesso, diventando l'esperto numero uno nel campo della riassegnazione sessuale e gestendo la prima clinica al mondo (4) dedicata a questi interventi.
Ormai famoso, fu contattato, nel 1967, dai coniugi Reimer perché a uno dei loro due piccoli gemelli, Bruce, durante un semplice intervento chirurgico, era stato asportato il glande dell’organo sessuale. Money aveva la necessità di fare ulteriori esperimenti e colse l’occasione per mettere in pratica le sue teorie su Bruce.
Così Money consigliò ai Reimer una riassegnazione del sesso per il bambino e cominciò ad intervenire sul piccolo (di due anni) asportandogli ciò che restava del pene, cambiando il suo nome in Brenda, iniziando una cura ormonale, imponendogli una vita da femminuccia tramite l'uso di vestiti, giochi, modi, atteggiamenti femminili, e infine facendogli costruire chirurgicamente una rudimentale vagina.
Nel 1972 in un libro intitolato "Man&Woman, Boy&Girl", Money espose con orgoglio e trionfalismo i suoi risultati: era riuscito a creare con successo un’identità femminile in un bambino che era nato maschietto a tutti gli effetti. Con ciò Money offriva la "prova conclusiva" che "non si nasce maschi né femmine, ma lo si diviene".
Ma Brenda si comportava da maschio, si sentiva impacciata nei vestiti femminili, voleva giocare coi giochi del fratello, aveva la voce maschile, rimaneva in piedi per fare la pipì e, col passare degli anni, capiva di essere diversa, qualcosa in lei non andava, qualche cosa non le era stato detto.
Nonostante tutti tentativi di Money, quando Brenda ebbe 15 anni anni i genitori le svelarono il suo segreto. Saputa la verità, Brenda decise di tornare ad essere come la natura lo aveva fatto: un maschio. Diverse operazioni chirurgiche ripristinarono i suoi organi sessuali, eliminò il seno e cambiò nuovamente nome: nel 1980 iniziò una nuova vita col nome di David. David si sposò e adottò i figli di sua moglie Jane, ma per tutta la vita si portò dentro i conflitti e le atroci ferite procurategli da quella triste infanzia. Si uccise nel 2004 con un colpo di pistola dopo il suicidio del fratello gemello (5).
Nel frattempo Money era stato sconfessato da un collega e la sua clinica era stata chiusa.

Note
(1) Vedi paragrafo 4.1.
(2) Chiara Atzori, opera citata, p. 3
(3) Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/John_Money
(4) La “Clinica per l'Identità di Genere” all'interno dell'Università Johns Hopkins (Baltimora, USA)
(5) Fonte: http://www.tempi.it/bruce-brenda-david-la-tragica-storia-della-prima-vittima-del-dottor-money-il-guru-del-gender#.VazUpfntlHw


10.2. Le diversità tra cervello maschile e femminile
Oltre alle caratteristiche sessuali ci sono altri elementi che distinguono i maschi dalle femmine?
In questo momento vi è un vero e proprio fervore di studi sul cervello umano e sembra che vi siano significative differenze di comportamento tra i due sessi (1). Trattandosi di studi in corso conviene su questo tema essere prudenti e non assolutizzare (2).
I codici genetici del cervello maschile e di quello femminile sono quasi identici, eppure la differenza di geni così ridotta (meno dell’uno per cento) è in grado di influenzare il corpo, il modo di registrare piacere e dolore, il modo di pensare e di vivere sentimenti ed emozioni.
L’ippocampo, quella zona del cervello situata nel lobo temporale e parte del sistema limbico, è il principale centro di controllo delle emozioni e deputato alla memoria.
L’ippocampo è più sviluppato nel cervello femminile e a questa differenza strutturale corrisponde una differente modalità di esprimere le emozioni e ricordare i dettagli degli eventi che ne sono all’origine; a questo contribuisce anche l’amigdala (3) che valuta le emozioni in ambo i sessi, e che nelle donne viene attivata più facilmente dalle sfumature emotive. Più forte è la risposta dell’amigdala, più particolari l’ippocampo registra per immagazzinare quell’evento nella memoria; ecco allora la cura di particolari che la donna custodisce relativamente ad un’emozione intensa. La dimestichezza con le emozioni negli uomini è decisamente diversa.
Questa differenza emotiva è chiaramente visibile già nei bambini e nelle bambine: la bambina fin da subito studia e analizza le emozioni altrui che poi fungeranno per lei da segnali sulla propria amabilità e sul proprio comportamento giusto/ingiusto. Nell’attitudine femminile a cogliere le emozioni altrui rientra la capacità empatica, peraltro le femmine sono fin da piccole sensibili alla sofferenza dell’altro. Un interessante risvolto di questa caccia agli indizi emotivi da parte femminile è l’inclinazione ad evitare i conflitti. La quantità di estrogeni presenti nel cervello della donna fa sì che mantenere l’armonia sociale per lei sia fondamentale, d’altra parte i processori più grandi presenti nell’amigdala degli uomini, che registra la paura e scatena l’aggressività, spiega la maggior facilità con cui questi si infiammano.
L’insegnante parla e verosimilmente le femmine sono più catturate dalla sua voce: ebbene l’udito è “agevolato” nelle femmine che sentono un’importante gamma di frequenze meglio dei maschi: “non è vero che i maschi non ascoltano. È che non sentono proprio!”.
Anche riguardo alla vista, differenze tra maschi e femmine si rilevano nei processi fisiologici che intervengono tra la formazione dell’immagine sulla retina e la sua elaborazione nel cervello, da cui la preferenza per il rosa nelle “lei”, e del blu nei “lui”, e l’interesse per le facce nelle bambine e degli oggetti che si muovono nei maschietti.
Nell’orientamento nei vasti spazi il mondo femminile è decisamente svantaggiato rispetto a quello maschile, sebbene il primo possa cavarsela qualora si riescano ad associare i luoghi ad una determinata esperienza o a specifici elementi. Ancora una volta l’attivazione delle zone cerebrali differenziata nei maschi e nelle femmine, spiega come mai le donne fatichino ad astrarre lo spazio e le sue coordinate, mentre gli uomini se posti in un labirinto saprebbero immaginare una mappa mentale che permette loro di svoltare a destra o a sinistra!
Da questi brevi accenni ne consegue che, se è necessario superare gli stereotipi sull’identità sessuale per evitare le discriminazioni del passato, è altrettanto necessario continuare ad educare i bambini al maschile o al femminile. Voler eliminare dall’educazione questo dato di fondo creerebbe nel bambino una dannosa confusione che lo priverebbe di coordinate di riferimento.

Note
(1) Questo paragrafo è una sintesi dell’intervento di Chiara D’Urbano nel corso della giornata di studio interfacoltà citata
(2) È il caso del neuroscienziato LeVay, che nel 1991 lavorando al Salk Institute di San Diego, scoprì che l’ipotalamo - una regione del cervello deputata, tra le altre cose, a regolare la sessualità - fosse leggermente diverso nei maschi omosessuali rispetto a quelli eterosessuali. Fonte: http://www.scienzaevita.org/wp-content/uploads/2015/11/IlSole24Ore_01_11_15_Gay_si_nasce_o_si_diventa.pdf
(3) Vedi: https://it.wikipedia.org/wiki/Amigdala


10.3. La storia della sessualità di Foucault

Un ultimo argomento da opporre all’ideologia gender può venire da una lettura critica del pensiero di un autore a cui il la terza ondata del femminismo fa riferimento: Michel Foucault (vedi paragrafo
5.3.).
Il femminismo, come ogni rivoluzione, ha sempre avuto, tra le sue caratteristiche, quella di mettere in discussione il potere costituito, in questo caso il potere maschile.
Ma il tema del potere, di chi lo detiene, delle modalità con cui lo si detiene e lo si esercita è un tema che ha sempre interessato la riflessione filosofica.
Anche Foucault, nell’ultima parte della sua attività di ricerca, si occupa del rapporto che intercorre tra il sapere e il potere, e del modo in cui tale rapporto si costituisce storicamente.
Per l’autore il potere si è servito del sapere, più che della legge o del divieto, per produrre i suoi effetti che mirano ad assoggettare l'individuo.
L’uomo può appropriarsi del potere solo attraverso il controllo sull’agire umano, ed è proprio il sapere che lo rende possibile. Per l’autore i saperi sono strumenti per il controllo del potere, non strumenti per migliorare la vita dell’uomo, e si riferisce soprattutto a quei i saperi che fanno capo alle scienze umane, in particolare quelle mediche.
A partire da questo interesse Foucault approda al tema della sessualità (1). Per l’autore il sesso è lo strumento – forse il più efficace – per l'esercizio, la produzione e il consolidamento del potere stesso.
La tesi di fondo è che l'epoca moderna, diversamente da quanto si creda, non è stata un'epoca di repressione del sesso ma piuttosto di sua straordinaria promozione, attraverso una via sottile ma efficace: i discorsi sul sesso (prima in ambito religioso con la confessione, e poi, via via, anche in medicina, in psichiatria, in pedagogia, in giurisprudenza).
Così si sono potuti formare a partire dal XIX secolo quattro ben precisi dispositivi di sapere e di potere basate su quattro figure specifiche della sessualità: la donna isterica, il bambino masturbatore, la coppia malthusiana (2), l'adulto perverso, che devono essere oggetto di cure mediche (e dunque di sapere, quindi di potere) (3).

Note:
(1) Le sue riflessioni sono contenute nell'opera in tre volumi: La storia della sessualità, vedi:
http://www.lafeltrinelli.it/libri/michel-foucault/storia-sessualita-vol-1/9788807882340
(2) Il malthusianesimo sostiene il ricorso al controllo delle nascite per impedire l'impoverimento dell'umanità, vedi:
https://it.wikipedia.org/wiki/Thomas_Robert_Malthus
(3) Alessandro Marino, Teoria del gender. Matrici, sviluppi e implicazioni morali, tesi di licenza in teologia morale, Torino 2014


10.3.1. L’isterizzazione del corpo della donna
I comportamenti anomali della femmina, analizzati da Freud, riguardavano delle donne borghesi alle prese con una sessualità repressa e istituzionalizzata (il marito può tradire, la moglie no perché è custode del focolare domestico, della generazione e della cura dei figli). La femminilità frustrata, la maternità indesiderata, il timore di disturbi legati a gravidanza, i dolori del parto, portano, secondo Freud, all’isterismo.
Per Foucault la rivoluzione sessuale del 1968 non è altro che un capovolgimento tattico elaborato dal  potere (1).
L’autore muore nel 1984 ma credo che leggerebbe in questo modo non solo l’uso da parte delle donne del proprio corpo senza condizionamenti morali (castità, verginità, fedeltà), ma anche la maternità ad ogni costo (fecondazione assistita) o il superamento della stessa (attraverso uteri in affitto), una maternità che in prospettiva non avrà più bisogno del maschio (2). Anche queste ultime possono essere lette non come libertà ma come di concessioni del potere che, in questo modo, acquisisce nuovi vantaggi economici (cura delle malattie sessualmente trasmissibili, dei disturbi del comportamento, fecondazione assistita, nuove forme di “schiavitù” attraverso l’affitto di uteri).

Note:
(1) Sandra Ansaloni, vedi:
http://www.kultunderground.org/art/12584
(2) “Buona parte della propaganda sulla maternità senza padri è spinta dagli interessi delle società di ingegneria genetica e biotecnologica”, Claudio Risè,
Il maschio selvatico 2, Edizioni S. Paolo, Milano 2014


10.3.2. La pedagogizzazione del sesso del bambino
Il maschio va educato da maschio, le femmine da femmina. La scoperta del proprio corpo e delle pulsioni sessuali in adolescenza vanno normalizzate attraverso la “repressione”, verbale o fisica. Il tabù è la masturbazione, per il maschio questa porta a demenza, cecità, impotenza, ecc., per la femmina ne pregiudica la maternità, i rapporti prematrimoniali portano a scandali, a non trovar più marito. Se ciò non basta i comportamenti “anomali” diventano malattie da curare o motivo di emarginazione sociale (dongiovanni, donna di “facili costumi”).
Nell’ottica appena descritta anche la “liberazione” dei fanciulli da ogni remora sessuale (OMS, vedi paragrafo
7.2.) e l’educazione a pratiche che gli permettano di “sperimentare” il proprio corpo, quello dell’altro sesso, il travestitismo, ecc. è una concessione del potere.


10.3.3. La socializzazione delle condotte procreatrici
Il potere ha sempre orientato pesantemente la demografia (le politiche pro-life del Fascismo, la limitazione dei figli nella Cina Popolare) ma anche il controllo delle nascite (si propagandano i mezzi anticoncezionali: profilattici, pillola del giorno dopo, aborto) perché si ritiene che siamo in troppi. Oppure si danno incentivi perché le coppie abbiano almeno tre figli (Francia).
Più pragmaticamente si trasmette l’idea che avere figli sia un “lusso”, mentre invece è fonte di ricchezza, genera lavoro, è un investimento per il futuro. Il potere così condiziona pesantemente, favorendo o impedendo, la genitorialità dei soggetti (1).

Note:
(1) Per approfondire vedi: Lucia Scozzoli, Neomalthusianesimo, i miti e i numeri. Fonte:
http://www.scienzaevita.org/wp-content/uploads/2015/10/LaCroce_28_10_15_Neomalthusianesimo_i_miti_e_i_numeri.pdf



10.3.4. La psichiatrizzazione del piacere perverso
Il piacere di riferimento deve essere quello praticato nella coppia eterosessuale, tutto il resto sono anomalie dell'istinto sessuale, che vanno classificate e curate (omosessualità, lesbismo, sadismo, masochismo, ecc.).
La chiusura delle case di tolleranza prima, la liberazione omosessuale oggi è una delle diverse forme normalizzazione del piacere “perverso”. Ma più sessualità periferiche nascono, più il potere ha ambiti di intervento, ottenendo anche vantaggi economici (terapia, pornografia, prostituzione) (1).

Per superare questi dispositivi di sapere e di potere Foucault ritiene che il soggetto, alla maniera dell’artista, deve presiedere al lavoro di configurare se stesso, inventarsi, vivendo in piena libertà il piacere in tutte le sue forme. Questo soggetto diventa così inventore del proprio gender (2).
Ma, alla luce di quanto fino adesso esposto, quanti riescono ad “inventarsi” e quanti invece rimangono intrappolati tra le maglie del potere da cui hanno creduto di liberarsi? Quanto le liberazioni proposte non nascondono una diversa forma di asservimento al potere?
Scrive Arenes: “In quello che diverrà il gigantesco mercato dell’autofondazione sessuale” solo “i più intelligenti, i più scaltri, o i più seduttori avranno libertà d’azione” (3).

Note:
(1) Vedi:
http://paoloteruzzi.blog.tiscali.it/2007/10/01/foucault_michel____storia_della_sessualit___1___la_volont___di_sapere_1806107-shtml/?doing_wp_cron
(2) Alessandro Marino,
opera citata
(3) Jaques Arenes, Il genere, un problema multidisciplinare, in:
I quaderni di Scienza e Vita n. 2, opera citata


11. Il potere economico e il gender

A questo punto credo occorra andare oltre i movimenti femministi e LGBT ed individuare coloro che li sostengono finanziariamente e quali sono i loro fini.
La rete nordamericana GLSEN (vedi paragrafo 8.3.) ha nella sua home page su Internet (1) l’elenco dei suoi partner e sponsor. Si va dalle banche finanziarie alla farmaceutica, passando per giocattoli, film, prodotti alimentari e per l’igiene personale, computer e trasmissione dati, operatori Internet, catene alberghiere e di ristorazione, associazioni sportive (2). La Peeters parla genericamente di “fondazioni multimiliardarie, politici di medesimo orientamento, ONG, rappresentanti del mondo dell’alta finanza, aziende, accademici” (3).
Gianluca Marletta, saggista, non ha invece esitazioni: “I grandi finanziatori sono certamente la Fondazione Rockefeller (già grande finanziatrice di tutte le campagne abortiste negli anni '70/'80), i gruppi legati al magnate George Soros, oltre ad altri grandi trust ed istituti economici del mondo occidentale tra cui Motorola, Kodak, Goldman Sachs, JP Morgan, Fondazione Ford” (4).
Cosa ci guadagnano queste società, questi soggetti, a sostenere associazioni gay e femministe? Se fosse una moda, sarebbe passata da tempo; invece è dal 1989 che il tema è presente, diventando col tempo sempre più pervasivo.
Il 1989 è una data “simbolo”: il mondo da bipolare diventa unipolare (con il crollo progressivo dei paesi socialisti) e alcuni fenomeni già presenti assumono una dimensione globalizzata. Il rapido sviluppo tecnico e scientifico (in campo informatico ma anche medico e biologico), il prevalere della finanza sull’industria (con la “divinizzazione” del libero mercato globale), la smaterializzazione della produzione (5) (sempre meno beni materiali, e sempre più prodotti finanziari, informazioni, ecc.) (6), hanno dato origine ad una nuova forma di capitalismo, da alcuni definito “tecno-nichilista” (7), che fa dipendere la crescita sempre più direttamente dalla capacità di innovazione tecnica e che, di conseguenza, ha bisogno di una cultura nichilista (cioè che non oppone resistenza, fluida) per modificare a suo piacimento il significato dei termini usati (vedi capitolo 9) ed eliminare così ogni ostacolo al suo sviluppo (8).
Se la precedente forma di capitalismo era basata su lavoro e offerta, manodopera e beni strumentali, questo nuovo capitalismo si fonda sul principio della mobilità continua (tutto diventa subito “vecchio”) e si basa su consumi, servizi, domanda: il parametro di riferimento diventa, da soddisfazione di un bisogno più o meno vitale, alla soddisfazione del proprio piacere.
Un altro nome del capitalismo tecno-nichilista è quello di capitalismo “bioeconomico”, perché esso agisce sui criteri, le procedure, gli standard dell'esistenza umana, e mette “in produzione” la vita stessa (9) (p.e. le bioscienze e la genetica).
Il capitalismo “bioeconomico” è tale perché è basato sul rapporto mente e corpo, cervello e cuore, e ha come obiettivo la “produzione” di esigenze ed istanze dell’essere umano. Ovviamente, non è il capitale che si “umanizza”, ma è la vita degli individui, con le sue singolarità e differenze, che viene resa “capitalizzabile” (10). In questa mercificazione dell’umano trova spazio l’ideologia gender.
Spero che, pur attraverso questi non semplici passaggi, molte delle argomentazioni relative al gender, che sembrano così “ragionevoli” e “oneste”, appaiano nella loro vera natura “sovversiva” (11).
Infatti, una delle caratteristiche di questa nuova “ideologia” è quella di presentarsi in modo “dolce”, di fondarsi sul consenso (12) (che male c’è se due persone dello stesso sesso si vogliono bene?), ma così facendo mette in discussione i valori cristiani, su cui fino a ieri si era fondata la società occidentale (13).
Alla luce di quanto detto, credo che acquistino un nuovo significato gli appelli di Giovanni Paolo II prima e di Benedetto XVI poi, perché venisse inserito nella Costituzione europea il riferimento alle radici cristiane del continente (14). La loro non era tanto una rivendicazione riferita al passato, di una battaglia di retroguardia, quanto una garanzia per il futuro, per contenere le derive ideologiche di cui stiamo parlando (15).

Note
(1) Fonte: http://www.glsen.org/
(2) Queste sono le aziende sostenitrici che mi sono note: Morgan Stanley, UBS, Merck, Mattel, IBM, HP, Hilton wordwide, Google, Goldman Sachs, Facebook, Dreamworks, ABC TV, Colgate
(3) Marguerite A. Peeters, opera citata, presentazione
(4) Fonte: http://www.zenit.org/it/articles/unisex-la-creazione-dell-uomo-senza-identita
(5) “Ciò che conta sono le conoscenze dei gusti e delle tendenze, le informazioni relative alle possibilità dei mercati e alle preferenze che emergeranno”. Fonti: http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/migrants/pom2001_85_87/rc_pc_migrants_pom86_kovacs.htm e https://it.wikipedia.org/wiki/Globalizzazione
(6) Ibidem
(7) Fonte: Mauro Magatti, La libertà immaginaria, Feltrinelli 2009, citato da Lorenzo Prezzi, opera citata
(8) Lorenzo Prezzi, ibidem
(9) Fonte: http://www.juragentium.org/books/it/magatti.htm
(10) Fonte: http://quaderni.sanprecario.info/archivio/quaderni-di-san-precario-3/, voce Bioeconomia-e-capitalismo-cognitivo.pdf
(11) Per approfondire il tema del capitalismo tecno-nichilista e della sua potenza sovversiva vedi:
http://www.circolidossetti.it/corso-di-formazione-alla-politica-2009-2010/mauro-magatti-liberta-immaginaria-le-illusioni-del-capitalismo-tecno-nichilista/
(12) Marguerite A. Peeters, opera citata, presentazione
(13) Giovanni Paolo II, Ecclesia in Europa, n. 9, vedi: http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_exhortations/documents/hf_jp-ii_exh_20030628_ecclesia-in-europa.html
(14) http://www.uaar.it/laicita/costituzione-europea/
(15) Quando un concetto è inserito in una Costituzione diventa più difficile eluderlo. Se p.e. il ddl Cirinnà fosse approvato senza riferimenti agli articoli 2 e 3 della Costituzione, sarebbe impugnabile presso la Corte Costituzionale perché presumibilmente in contrasto con l'articolo 23 sulla famiglia.


12. Le prospettive di periodo

La prima più evidente conseguenza dell’ideologia gender è quella di un’ulteriore libertà di costumi. Se durante l’età moderna le posizioni della Chiesa e della società sul tema dei costumi hanno sovente coinciso, a partire da fine Ottocento le posizioni si sono progressivamente distanziate (1) fino ad arrivare ai nostri giorni.
Se tutte le regole delle relazioni eterosessuali sono ormai da tempo cadute, con il gender cadono anche quelle relative alle relazioni omosessuali (2), intersessuali per arrivare all’autodeterminazione mutevole della propria identità sessuale e dei relativi comportamenti.
Non si tratta solo di libertà individuali, ma di modelli di comportamento che vengono proposti, pubblicizzati (mentre contemporaneamente si denigra il matrimonio eterosessuale e la fedeltà coniugale) e che si vorrebbe insegnare nelle scuole per evitare discriminazioni (vedi paragrafo 8.3.).
Questa “neutralità” educativa in campo sessuale comporta il rischio concreto di essere nei fatti un’educazione alla bisessualità (3).
Per i pessimisti però non abbiamo ancora toccato il fondo: i prossimi tabù sessuali che verranno sbriciolati saranno quelli della pedofilia e dell’incesto (4). Sotto un altro versante, l’eccessiva esposizione del soggetto a discorsi, letture, immagini di contenuto erotico e pornografico può portare ad un depotenziamento dell’innamoramento (5).
Qui, a mio avviso, sta il più forte pericolo di queste nuove ideologie: formare degli individui autoreferenziali (6), che bastano a se stessi (7), che “usano” il prossimo per i propri fini, sia nei rapporti affettivi sia in quelli più genericamente relazionali.
Rimanendo in campo affettivo ne discende la difficoltà di mantenere un legame nel tempo e di vivere in un continuo stato d’innamoramento (8), in altre parole di restare eterni adolescenti (9), dipendenti dalle emozioni e incapaci di diventare adulti.
Questo si riflette anche sui comportamenti genitoriali: si considera la gravidanza come una malattia da evitare o, quando cercata, da curare per eliminare ogni possibile sorpresa da parte del “nascituro”. Si desidera (10) un figlio ad “immagine e somiglianza” non tanto la nostra, ma di chi noi vorremmo essere e, quando questo non accade, la colpa è del partner.
Quando poi i figli non arrivano, ecco il ricorso alla medicina, alla genetica, con la fecondazione omologa, eterologa (11), fino all’acquisto di “uteri” (12) (senza considerare che si tratta di donne) cui far fare la gestazione che a noi non riesce.
Il vivere in una condizione di eterna adolescenza spinge a balzi in avanti e a brusche frenate, a non sapere come indirizzare la propria vita che diventa un eterno presente, senza passato e senza futuro.
Ci si appella alla medicina e alla tecnologia per “risolvere” quelli che sono sempre stati gli interrogativi dell’uomo: Chi sono? Da dove vengo? Qual è il mio destino?
Così si allontana il “male di vivere” con gli antidepressivi, l’alcool, le droghe, si rimuove la paura della morte reclamando l’eutanasia (13), si confida nella tecnologia (14) per rimediare alle nostre carenze naturali, vere o presunte.
Non ritengo il caso di approfondire oltre, perché penso che ciò che ho riportato in questo capitolo sia in gran parte noto.

Note
(1) Leone XIII nell’enciclica Arcanum divinae (1880) condanna il matrimonio civile e il divorzio (vedi http://w2.vatican.va/content/leo-xiii/it/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_10021880_arcanum.html) mentre Pio XI nell’enciclica Casti connubii (1930) condanna anche il controllo delle nascite, l’aborto e il femminismo egualitario (vedi http://w2.vatican.va/content/pius-xi/it/encyclicals/documents/hf_p-xi_enc_19301231_casti-connubii.html).
(2)
Papa Francesco, nel discorso ai Vescovi a Filadelfia, afferma che c’è una “profonda trasformazione del quadro epocale, che incide sulla cultura sociale – e ormai purtroppo anche giuridica – dei legami familiari e che ci coinvolge tutti, credenti e non credenti. Il cristiano non è “immune” dai cambiamenti del suo tempo, e questo mondo concreto, con le sue molteplici problematiche e possibilità, è il luogo in cui dobbiamo vivere, credere e annunciare.

Tempo fa, vivevamo in un contesto sociale in cui le affinità dell’istituzione civile e del sacramento cristiano erano corpose e condivise: erano tra loro connesse e si sostenevano a vicenda. Ora non è più così”. Fonte: http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/papa-incontro-vescovi-filadelfia-usa.aspx


(3) Giuseppe Mari, Rivista Lasalliana 81 (2014) 3, p. 397, vedi: http://docenti.unicatt.it/web/didattica.do?cod_docente=05424&language=ITA&section=didattica
(4) Vedi: https://gruppifamiglia.wordpress.com/2015/03/23/attenti-ai-prossimi-tabu/
(5) Konrad Lorenz, Allo specchio. Autoritratto del padre dell'etologia, Armando Editore, Roma 2005
(6) Vedi: https://gruppifamiglia.wordpress.com/2014/04/13/il-genere-neutro-nella-societa-individualista/
(7) Vedi: https://gruppifamiglia.wordpress.com/2013/02/05/individualismo-e-famiglia/
(8) Vedi: https://gruppifamiglia.wordpress.com/2012/06/04/innamoramento-e-amore-per-sempre/
(9) Vedi: https://gruppifamiglia.wordpress.com/2014/06/28/le-coppie-di-fatto/
(10) Vedi: https://gruppifamiglia.wordpress.com/2015/04/30/il-figlio-del-desiderio/
(11) Vedi: https://gruppifamiglia.wordpress.com/2014/04/12/un-figlio-non-e-un-diritto/
(12) Vedi: https://gruppifamiglia.wordpress.com/2014/02/28/uteri-in-affitto/
(13) Vedi: https://gruppifamiglia.wordpress.com/2012/11/20/voglia-di-morire/
(14) “Le possibilità offerte dalla chirurgia e dagli artifici cibernetici” aprono ad uno “scenario post-umano”. Fonte: Lorenzo Prezzi, opera citata e anche: https://it.wikipedia.org/wiki/Cyborg#La_teoria_del_cyborg



13. Possibili risposte

Chi ha avuto pazienza di leggermi sin qui, non dovrebbe avere dubbi su quale giudizio dare nei confronti dei temi trattati. Ma per rispetto dell’altro, chiunque egli sia e comunque pensi, occorre fare alcune distinzioni e precisazioni, e non aver timore di porsi in discussione.


13.1. Una proposta di metodo
Le tematiche gender e le loro ricadute sulla società italiana hanno trovato il mondo cattolico nel complesso impreparato. Il master di specializzazione in bioetica a Torino nel 2010 praticamente non trattava l’argomento se non indirettamente (1).
Ci si è mossi quindi con una certa sprovvedutezza, favorendo il gioco degli avversari. Si sono usati argomenti “datati” che non hanno retto nello scontro culturale con chi aveva decenni di elaborazione teorica alle spalle.
Siamo stati di fatto sommersi dall’apologetica della controparte, in un confronto nel quale i media non ci erano favorevoli.
Però è da qualche tempo che siamo riusciti a prendete le contromisure e ribattere a tono, soprattutto sotto l’aspetto apologetico, perché l’integralismo di alcuni interlocutori ha dato origine a situazioni a dir poco sgradevoli per chi difendeva i valori cattolici (2).
Se le affermazioni del cardinal Bagnasco che ho riportato in apertura sono vere (e spero di averlo dimostrato), lo stile di papa Bergoglio è differente. Vediamo alcune sue dichiarazioni.
“Se una persona omosessuale è di buona volontà ed è in cerca di Dio, io non sono nessuno per giudicarla” (3). Quindi c’è modo e modo di vivere l’omosessualità (4).
“Quando parliamo dell’uomo, non dimentichiamo mai tutti gli attentati alla sacralità della vita umana. È attentato alla vita la piaga dell’aborto. È attentato alla vita lasciar morire i nostri fratelli sui barconi nel canale di Sicilia. È attentato alla vita la morte sul lavoro perché non si rispettano le minime condizioni di sicurezza. È attentato alla vita la morte per denutrizione. È attentato alla vita il terrorismo, la guerra, la violenza; ma anche l’eutanasia” (5). La vita va difesa dal concepimento alla morte ma non bisogna solo contrastare l’aborto e l’eutanasia.
“Io mi domando, se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione, che mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa” (6). La teoria del gender è espressione di incomunicabilità, di incapacità relazionale, e non di liberazione.
“Perché dico “colonizzazione ideologica” [a proposito del gender]? Perché prendono proprio il bisogno di un popolo [per avere] l’opportunità di entrare e rafforzarsi, per mezzo [dell’istruzione fornita ai] bambini” (7). La tematica gender è promossa da organismi internazionali, non da singoli gruppi, bisogna andare alla radice delle questioni.
“Il rifiuto di Paolo VI [ai mezzi contraccettivi] non era rivolto ai problemi personali, sui quali dirà poi ai confessori di essere misericordiosi e capire le situazioni e perdonare… Ma lui guardava al neo-Malthusianismo (8) universale che [vuol dire in cifre] meno dell’1% di natalità in Italia” (9). Come per il gender anche l’approccio ai metodi contraccettivi è lo stesso.
Ecco, credo che il metodo Bergoglio, il suo guardare all’uomo, non condannare a priori nessuno, affrontare le questioni nella loro interezza, indicare i veri responsabili, sia più efficace rispetto ad una contrapposizione frontale.

Note
(1) Dato ricavato dalla bibliografia fornita dal sito del Master. Fonte: http://www.teologiatorino.it/teologiatorino/allegati/168/Articoli_2010_-_corretto_definitivo.pdf
(2) Gianfranco Amato, intervento citato
(3) Fonte: http://www.gruppifamiglia.it/anno2013/Civilt%C3%A0%20cattolica%203216.pdf, p. 263
(4) Per la morale cattolica qualunque modo è problematico, sia pure in grado variabile (questo in riferimento alle pratiche omoerotiche, non all'aspetto affettivo)
(5) Fonte: http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2015/may/documents/papa-francesco_20150530_associazione-scienza-vita.html
(6) Fonte: http://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2015/documents/papa-francesco_20150415_udienza-generale.html
(7) Fonte: http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2015/january/documents/papa-francesco_20150119_srilanka-filippine-conferenza-stampa.html
(8) Dottrina economica che, rifacendosi all'economista inglese Thomas Malthus, attribuisce principalmente alla pressione demografica la diffusione della povertà e della fame nel mondo, vedi: https://it.wikipedia.org/wiki/Malthusianesimo
(9) Fonte: vedi nota 6


13.2. La questione omosessuale
Il tema dell’omosessualità ha accompagnato la storia della Chiesa e quindi non sono mancate le prese di posizione (negative) su questo tema, prese di posizione che ora molti applicano ad argomenti quali gender e queer.
Tuttavia le risposte categoriche di un tempo sembrano perdere consistenza anche perché il loro fondamento: “l’omosessualità è contro natura” (1), ha visto il concetto cattolico di natura messo in discussione.

Note
(1) "…Il peccato contro natura grida vendetta al cospetto di Dio...", San Pio X, Catechismo maggiore, n. 966. Fonte: http://www.cattoliciromani.com/28-catechismo/32313-i-quattro-peccati-che-gridano-vendetta-al-cospetto-di-dio


13.2.1. Il concetto di natura
La Chiesa ha una sua idea ben precisa di natura e di legge naturale, ma per proporla “nel contesto odierno, la deve in effetti liberare da presentazioni caricaturali che l'hanno resa incomprensibile a molti dei nostri contemporanei e mettere a profitto i recenti elementi innovativi della teologia morale cattolica” (1).
Infatti, “il modo di intendere la legge naturale che appare nei documenti ufficiali della chiesa cattolica… tende a riprendere l’idea moderna di natura, intesa come norma statica e immutabile impressa da Dio dentro tutte le cose che esistono e conoscibile dalla ragione osservando i meccanismi e le leggi che regolano la vita… Ma l’uomo non è chiamato a sottomettersi alla realtà biologica della sessualità o ai meccanismi insiti nelle strutture della fertilità, quanto semmai al senso e al significato che essi dischiudono… Intesa in questi termini, la legge naturale può offrire una prospettiva feconda per pensare alla sessualità. È una prospettiva… che include in sé la cultura quale elemento essenziale” (2).
L’invito è quindi di superare l’opposizione natura-cultura perché si riconosce che il dato culturale ha il suo peso nell’applicazione della legge naturale. Così infatti afferma la Commissione Teologica Internazionale (3): “La riflessione morale… quanto più affronta situazioni concrete, tanto più le sue conclusioni sono caratterizzate da una nota di variabilità e di incertezza. Non è strano quindi che l’applicazione concreta dei precetti della legge naturale possa assumere forme differenti nelle diverse culture, o anche in epoche diverse all’interno di una stessa cultura. È sufficiente ricordare l’evoluzione della riflessione morale su questioni come la schiavitù (4), il prestito ad interesse, il duello o la pena di morte” (5).
Non mi addentro oltre perché l’argomento tende ad esulare dallo scopo di questo sussidio.

Note
Serge-Thomas Bonino. fonte: http://paparatzinger2-blograffaella.blogspot.it/2009/06/riflessioni-di-serge-thomas-bonino-sul.html
(2) Alessandro Marino, opera citata
(3) Alla ricerca di un’etica universale: nuovo sguardo sulla legge naturale, n. 53. Fonte: http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/cti_documents/rc_con_cfaith_doc_20090520_legge-naturale_it.html#2.5. L’applicazione dei precetti comuni: storicità della legge naturale
(4) Vedi: https://gruppifamiglia.wordpress.com/2015/02/26/schiavitu-divorzio-e-legge-naturale/
(5) Fonte: http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/cti_documents/rc_con_cfaith_doc_20090520_legge-naturale_it.html


13.2.2. L’omosessualità e la Chiesa
Mentre la teologia elabora ed approfondisce le varie tematiche, il Magistero, attraverso i suoi pronunciamenti, non tratta di solito in modo esaustivo uno specifico tema. A ciò si aggiunge il fatto che il tenore linguistico di tali documenti è piuttosto tecnico, legato alla Tradizione, che richiede un’interpretazione autorevole per non confondere ciò che è secondario con ciò che è fondamentale (1).
In un documento del 1975 della Congregazione per la Dottrina della Fede (2) si afferma che gli atti omosessuali, pur essendo intrinsecamente cattivi, “vanno giudicati con cautela” (3).
Il fondamento morale è quello che offre la Scrittura, in particolare quanto Paolo scrive nella Lettera ai Romani: “Dio li ha abbandonati [i pagani] a passioni infami; infatti, le loro femmine hanno cambiato i rapporti naturali in quelli contro natura. Similmente anche i maschi, lasciando il rapporto naturale con la femmina, si sono accesi di desiderio gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi maschi con maschi, ricevendo così in se stessi la retribuzione dovuta al loro traviamento” (Rom 1, 26-28).
Paolo, che conosce bene sia la Bibbia sia i costumi pagani, valuta il fenomeno dell’omosessualità secondo l’ottica culturale dell’Ebraismo che lo considera come abominevole.
L’omosessualità nel mondo antico era soprattutto caratterizzata dal dominio del padrone sullo schiavo o sul liberto (4), anche se non mancavano casi di omofilia, cioè di relazione affettiva tra due persone dello stesso sesso.
Paolo condanna in modo netto, deciso, la prima forma di omosessualità, che conosce bene, ma ignoriamo come avrebbe giudicato la seconda forma, di cui non parla.

Note
(1) Questo paragrafo è una sintesi dell’intervento di Gian Luca Carrega nella conferenza del 28 ottobre 2014, nell’ambito del ciclo di incontri su: “Famiglia, gender e dintorni”
(2) Persona humana. Alcune questioni di etica sessuale, n. 8. Fonte: http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19751229_persona-humana_it.html
(3) Valter Danna, opera citata, p. 70
(4) Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_dell'omosessualità_nel_mondo_antico#Roma


13.3. Proposte operative e formative
Di fronte alle tematiche gender a me sembra che il mondo cattolico prenda posizione solo di fronte ad avvenimenti eclatanti, come i DICO in Italia (vedi paragrafo 8.1.), la legge “mariage pour tous” in Francia (1) e ora nuovamente in Italia con la pdl Cirinnà. È grazie ai DICO che il Comitato Scienza e Vita ha pubblicato il quaderno “Identità e genere” (2) nel 2007, è grazie alla legge francese sul matrimonio per tutti che nel 2012 è nato il movimento “Manif pour tous” (3), è grazie alla Cirinnà che il comitato “Difendiamo i nostri figli” ha organizzato il Family day del 20 giugno u.s. (4).

Note
(1) La legge è stata presentata nel 2012 e approvata nel marzo 2013
(2) I quaderni di Scienza e Vita n. 2, opera citata
(3) Fonte: http://fr.calameo.com/read/000168636145b43daee12
(4) Fonte: http://www.difendiamoinostrifigli.it/


13.3.1. L’educazione alla sessualità e all’affettività
A mio avviso, se è doveroso opporsi a leggi discutibili, è ancora più doveroso andare alla radice delle questioni e attuare iniziative concrete non solo “contro” ma “per”.
Non basta protestare contro l’educazione gender nelle scuole ma proporre, nelle forme dovute e accettate dalle istituzioni, corsi per una completa, seria ed equilibrata educazione alla sessualità e all’affettività (1).
Da quello che ho potuto verificare in Piemonte, ci troviamo di fronte ad una serie di iniziative proposte da persone e associazioni di buona volontà ma non coordinate tra loro e con scarse risorse a livello sia economico sia di personale.
Serve la capacità di confrontarsi, accettare le diverse impostazioni didattiche ma fare comunque “rete” (2), offrendo ai genitori e agli insegnanti un servizio in grado di fornire ai loro ragazzi una visione equilibrata su queste tematiche (3).
Serve anche evitare iniziative sporadiche che possono dare visibilità mediatica ma non frutti di lungo periodo. È necessario, a mio avviso, procedere come si è fatto già da tempo per contrastare l’aborto (p.e. il Movimento per la Vita), la droga (p.e. Gruppo Abele), la prostituzione (p.e. Comunità papa Giovanni XXIII). Serve trovare risorse economiche per poter utilizzare dei professionisti, renumerando il loro impegno anche se attuato in un contesto di volontariato, e per formare dei volontari in grado di operare con competenza.
Serve infine che i genitori riprendano ad interessarsi della scuola (4), non solo a fini utilitaristici – i risultati dei propri figli – ma anche per quello che quest’istituzione rappresenta per l’intera società, cogliendo le opportunità offerte dalla legge sulla “Buona scuola” (5) recentemente approvata.

A livello pastorale serve prendere sul serio quello che da quasi ottant’anni ci propone il Magistero della Chiesa circa la preparazione remota, prossima e immediata dei futuri sposi.
Scriveva Pio XI nel 1930: “Quanto detto… in gran parte dipende dall’accurata preparazione, sia remota, sia prossima, degli sposi al matrimonio. Non si può infatti negare che tanto il saldo fondamento dell’unione felice, come le rovine delle unioni disgraziate, si vanno preparando e disponendo nel cuore dei fanciulli e delle fanciulle sin dalla loro puerizia e giovinezza” (6).
Il tema è stato ripreso da Giovanni Paolo II nel 1981: “La preparazione al matrimonio va vista e attuata come un processo graduale e continuo. Essa, infatti, comporta tre principali momenti: una preparazione remota, una prossima e una immediata. La preparazione remota ha inizio fin dall'infanzia... Su questa base in seguito si imposterà, a largo respiro, la preparazione prossima, la quale - dall'età opportuna e con un'adeguata catechesi, come in un cammino catecumenale - comporta una più specifica preparazione ai sacramenti, quasi una loro riscoperta…
La preparazione immediata a celebrare il sacramento del matrimonio avrà luogo negli ultimi mesi e settimane che precedono le nozze quasi a dare un nuovo significato, nuovo contenuto e forma nuova al cosiddetto esame prematrimoniale richiesto dal diritto canonico” (7).
Ultimamente, nel 2012, il tema è stato approfondito dalla Conferenza Episcopale Italiana con il documento: “Orientamenti pastorali sulla preparazione al matrimonio e alla famiglia” (n.10-18) (8).

Note
(1) "Anche indipendentemente dalla loro volontà, tutti coloro che sono nati dopo gli anni Settanta-Ottanta, sono cresciuti in un clima culturale pansessualista e ipereroticizzato, nel quale i poteri forti del mondo, che intendono piegare la libertà degli uomini a vari indecorosi interessi, non hanno risparmiato alcun mezzo, inclusi i messaggi subliminali, instillati fin dalla più tenera età, perfino in taluni cartoni animati, per ottenere la “destrutturazione” dell’aspetto psicoaffettivo della personalità umana e, con essa, la sottomissione dell’uomo ai propri istinti". Cardinal Mario Piacenza, vedi: http://www.ilfoglio.it/articoli/2011/05/15/maledetti-genitali-la-dura-battaglia-della-chiesa-per-la-castita___1-v-109046-rubriche_c293.htm e Papa Francesco che a Filadelfia, nel discorso ai vescovi, ha detto: “Dobbiamo condannare i nostri giovani per essere cresciuti in questa società? Dobbiamo scomunicarli perché vivono in questo mondo? Bisogna che ascoltino dai loro pastori frasi come: “Una volta era meglio”; “il mondo è un disastro e, se continua così, non sappiamo dove andremo a finire”? No, non credo che sia questa la strada”.Noi pastori siamo invitati a cercare, accompagnare, sollevare, curare le ferite del nostro tempo. Siamo chiamati ad essere padri e madri seguendo il rigore dello stile d’amore di Dio”, fonte: http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/papa-incontro-vescovi-filadelfia-usa.aspx
(2) In questo modo sarebbe possibile avere l’accredito da parte del MIUR (Ministero per la Pubblica Istruzione)
(3) Lo strumento da usare è quello del Piano di Offerta Formativa (POF). Vedi: http://archivio.pubblica.istruzione.it/argomenti/autonomia/pof/default.shtml
(4) “Le famiglie hanno il diritto, ma anche il dovere, di conoscere prima dell’iscrizione dei propri figli a scuola i contenuti del Piano dell’Offerta Formativa e, per la scuola secondaria, sottoscrivere formalmente il Patto educativo di corresponsabilità per condividere in maniera dettagliata diritti e doveri nel rapporto tra istituzione scolastica autonoma, studenti e famiglie”. Testo tratto dalla circolare del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, prot. AOODGSIP n.4321 06/07/2015. Fonte: http://www.forumfamiglie.org/allegati/rassegna_35311.pdf
(5) La legge sulla "Buona scuola" prevede spazi per le associazioni di genitori (comma 14) e rende disponibili 90 milioni di euro (per i prossimi tre anni) per le attività extra-curricolari.
(6) Enciclica Casti connubi, vedi: http://w2.vatican.va/content/pius-xi/it/encyclicals/documents/hf_p-xi_enc_19301231_casti-connubii.html
(7) Esortazione apostolica Familiaris consortio, n. 66, vedi http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_exhortations/documents/hf_jp-ii_exh_19811122_familiaris-consortio.html
(8) Vedi: http://www.chiesacattolica.it/cci_new/documenti_cei/2012-11/09-3/Orient_past_matrimonio%20e%20famiglia.pdf


13.3.2. Il recupero dell’opzione fondamentale
Come si comportano i giovani oggi in materia sessuale e affettiva?
Per molti media i giovani sono una generazione perduta e depravata, ne sono un esempio i “pruriginosi” servizi della giornalista Beatrice Borromeo nell’ambito dell’inchiesta “Sex and teens” (1).
Ma è proprio così? Come la pensavano le migliaia di giovani che hanno incontrato il Papa a Torino e che Francesco ha invitato a “vivere l’amore castamente” (2)? Da parte mia penso agli animatori che hanno un ruolo fondamentale per i campi estivi della nostra associazione e agli oltre ottanta ragazzi impegnati in Estate Ragazzi nella mia parrocchia a Torino.
È proprio pensando a loro che potrebbe essere utile recuperare il concetto morale di “opzione fondamentale”. Provo a spiegarlo con parole mie. Nella vita siamo chiamati, in ogni azione consapevole che compiamo, a scegliere tra il bene e il male, anche se non sempre questo ci è così evidente. Questa azione fa comunque riferimento ad una scala di valori che abbiamo acquisito e fatto nostri. Questi valori si possono riferire p.e. all’amore di Dio (carità) o all’amore per l’uomo (umanesimo) o all’amore che ho per me stesso (individualismo).
Questo quadro di riferimento costituisce l’opzione fondamentale, il modo con cui ho deciso di indirizzare la mia vita, in altre parole “è una decisione di tale densità che abbraccia tutto l’uomo e dà senso e orientamento a tutta la sua vita” (3).
Il momento in cui la persona sceglie a quali valori fare riferimento è di solito l’adolescenza. In questa età bellissima e “ingrata” il soggetto attraversa una profonda crisi di personalità, una crisi sia religiosa sia morale: è questo il tempo propizio per l’opzione fondamentale (4).
Calando questo tema nell’ambito sessuale e affettivo, sappiamo che l’adolescenza è contrassegnata da forti turbamenti, forti emozioni, forti pulsioni.
Come si può allora conciliare l’opzione fondamentale per Cristo con i “pensieri, parole e opere” in campo sessuale che tipicamente accompagnano quest’età?
Scrive Pellai: “Le neuroscienze insegnano che tra 11 e 15 anni il cervello emotivo è al massimo della maturità, tutto colpisce, tutto emoziona, si cercano sensazioni, ma il cervello cognitivo, quello che costruisce i significati, non è maturo…”.
La conseguenza è che “gli adolescenti desiderano fare l'amore - tutto li spinge in quella direzione - ma non sono consapevoli fino in fondo di che cosa significhi, di quali implicazioni può avere sulla loro vita” (5).
È possibile quindi che “un solo istante o un'azione sola possa bastare a sconvolgere e invertire un'opzione fondamentale?” (6).
Su questo tema “il Magistero è intervenuto ripetutamente in questi ultimi anni a sostegno della dottrina tradizionale secondo cui anche un solo atto particolare può produrre un cambiamento di opzione fondamentale” cioè “quando una persona commette deliberatamente e consapevolmente un peccato mortale” (7).
È bene però ricordare “che nelle colpe di ordine sessuale, visto il loro genere e le loro cause, avviene più facilmente che non sia pienamente dato un libero consenso e questo suggerisce di essere prudenti e cauti nel dare un giudizio circa la responsabilità del soggetto” (8).
Dunque, se certamente attraverso le scelte e le azioni compiute in materia sessuale può determinarsi un'opzione fondamentale (positiva o negativa che sia), non è però detto che ciò avvenga ogni volta e in modo automatico (9).

Note
(1) Vedi: http://altrarealta.blogspot.it/2014/03/scopare-e-come-fumare-una-sigaretta.html e http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/10/sesso-adolescente-vai-male-letto-rovinato-subito/907626/
(2) Fonte: https://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2015/june/documents/papa-francesco_20150621_torino-giovani.html
(3) Fonte: http://ilteologomorale.blogspot.it/2010/04/opzione-fondamentale_27.html
(4) Ibidem
(5) Vedi http://www.gruppifamiglia.it/anno2014/83_marzo_2014.html#13
(6) Fonte: http://www.isrimola.it/materiali/morale_fondamentale_2009_2010_cap_5_7.pdf e Giovanni Paolo II, Veritatis spendor, n. 66, vedi: http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_06081993_veritatis-splendor.html
(7) Ibidem (www.isrimola.it). Papa Francesco, indicendo l'Anno Santo della misericordia, ha però "temperato" la dottrina. Scrive infatti: "Nel sacramento della Riconciliazione Dio perdona i peccati, che sono davvero cancellati; eppure, l’impronta negativa che i peccati hanno lasciato nei nostri comportamenti e nei nostri pensieri rimane. La misericordia di Dio però è più forte anche di questo. Essa diventa indulgenza del Padre che attraverso la Sposa di Cristo raggiunge il peccatore perdonato e lo libera da ogni residuo della conseguenza del peccato, abilitandolo ad agire con carità, a crescere nell’amore piuttosto che ricadere nel peccato". Fonte: Misericordiae vultus, n.22, vedi https://w2.vatican.va/content/francesco/it/apost_letters/documents/papa-francesco_bolla_20150411_misericordiae-vultus.html
(8) Paolo VI, Persona humana, n. 10, vedi http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19751229_persona-humana_it.html
(9) Fonte: http://www.isrimola.it/materiali/morale_fondamentale_2009_2010_cap_5_7.pdf

13.4. Due concetti da valorizzare
Abbiamo parlato molto di gender, ma anche di famiglia, di femminismo, e quindi del femminile.
Vorrei in conclusione riprendere due concetti che mi sono cari e che, mi sembra, trovo raramente trattati: si tratta del “bene dei coniugi” (1) e del “genio femminile”.


13.4.1. Il “bene dei coniugi”
Qual è lo scopo del matrimonio? Per il Codice di diritto canonico (CIC) del 1917 il fine primario era la procreazione e l’educazione della prole, i fini secondari il mutuo aiuto e il rimedio alla concupiscenza (2). Solo dopo il Concilio Vaticano II, con il nuovo Codice del 1983 il fine primario diventa il bene dei coniugi e la procreazione e l’educazione della prole (3).
Un’altra differenza importante è che non si parla più di contratto ma di patto matrimoniale, superando almeno a parole la logica contrattualistica del vincolo.
In cosa consiste il bene dei coniugi? Ne aveva parlato, vent’anni prima, la Costituzione pastorale Gaudium et spes definendo il matrimonio “intima comunità di vita e d'amore coniugale” (4).
Il bene dei coniugi è l’amore reciproco, un amore ad un tempo affettivo e volitivo.
Provare affetto vuol dire stare bene con il coniuge, vuol dire trovare nell’altro qualcosa che mi arricchisce. Questo elemento è essenziale perché inizi una storia d’amore che però non può resistere al tempo se non si trasforma in un amore che vuole il bene dell’altro (5).
Questa non è assolutamente una novità, è alla base del Cristianesimo, ma lo si scorda sovente. Eppure è fondamentale per la buona riuscita del matrimonio.
Già il Rosmini, nell’Ottocento, affermava che l’unico fine del matrimonio è il bene dei coniugi a condizione che veramente si desideri il bene del coniuge, lo si desideri tutto, lo si desideri il più esteso possibile, lo si desideri nella maniera più duratura possibile (6).
Ce lo ha ricordato recentemente papa Francesco: “Il servizio è il criterio del vero amore. Chi ama serve, si mette al servizio degli altri. E questo si impara specialmente nella famiglia, dove ci facciamo per amore servitori gli uni degli altri. In seno alla famiglia, nessuno è escluso, tutti valgono lo stesso” (7).

Note
(1) “La novità di questa definizione e la sua obiettiva complessità hanno a tutt'oggi reso ardua la dottrina e la sua precisa ed univoca configurazione concettuale”, vedi: http://www.antonianum.eu/2/rivista_bibliografiaViewnota.php?id=2013
(2) CIC 17, can. 1013, §1, vedi: http://www.internetsv.info/Text/CIC1917.pdf
(3) CIC 83, can. 1055 §1, vedi: http://www.vatican.va/archive/ITA0276/__P3S.HTM
(4) GS n.48, vedi: http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html
(5) Cfr Zenon Grocholewski, L’amore coniugale con riferimento alla sua componente essenziale, vedi: http://www.collevalenza.it/CeSAM/08_CeSAM_0204.htm
(6) Franco Giulio Brambilla, Antonio Rosmini e la famiglia in un mondo che cambia, vedi: http://www.diocesinovara.it/diocesi_di_novara/la_diocesi/00000063_ANTONIO_ROSMINI_E_LA_FAMIGLIA_IN_UN_MONDO_CHE_CAMBIA_Relazione_al_convegno_di_Stresa_di_monsignor_Franco_Giulio_Brambilla.html
(7) Fonte: http://w2.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2015/documents/papa-francesco_20150706_ecuador-omelia-guayaquil.html


13.4.2. Il “genio femminile”
Si parla per la prima volta di “genio femminile” nella lettera apostolica Mulieris dignitatem del 1988 (1). In un’epoca segnata dal conflitto tra la seconda e la terza ondata del femminismo Giovanni Paolo II privilegia il valore della differenza, dello specifico femminile (vedi paragrafo 5.2.).
In che cosa consiste questo “genio”? Paola Bignardi, vent’anni dopo, lo definisce come la capacità femminile di “vedere lontano”, di “intuire” e “vedere con gli occhi e con il cuore” e indica nel “generare” una delle esperienze fondamentali e caratteristiche della vita della donna, sia della donna che mette al mondo un figlio sia della donna che non genera fisicamente, perché “la generazione è prima un dato dell'anima che del corpo, che appartiene antropologicamente all'esistenza della donna” (2).
In questo senso, se le donne rinunciano “ad essere diverse dagli uomini (vedi paragrafo 5.1.), rinunciano anche ad essere se stesse, ad essere dentro le cose, al rapporto privilegiato con il corpo, all’arte di tessere relazioni” (3).
Di qui la necessità della mediazione femminile per dare un nuovo significato a concetti come tempo, conflitti, potere, autorità, cura. Se le donne non riusciranno a produrre un cambiamento reale nelle cose e nelle relazioni (4) il loro “genio” rischierà di venire soffocato e di dare spazio ad una uniformità indeterminata.

Note
(1) Fonte: http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_letters/1988/documents/hf_jp-ii_apl_19880815_mulieris-dignitatem.html
(2) Fonte: www.zenit.org/it/articles/il-genio-femminile-e-la-capacita-di-vedere-con-gli-occhi-e-col-cuore . Su questo tema così si esprime papa Francesco: “Dobbiamo fare molto di più in favore della donna, se vogliamo ridare più forza alla reciprocità fra uomini e donne. È necessario, infatti, che la donna non solo sia più ascoltata, ma che la sua voce abbia un peso reale, un’autorevolezza riconosciuta, nella società e nella Chiesa… Non abbiamo ancora capito in profondità quali sono le cose che ci può dare il genio femminile, le cose che la donna può dare alla società e anche a noi: la donna sa vedere le cose con altri occhi che completano il pensiero degli uomini”, catechesi del 15 aprile 2015.
(3) Susy Zanardo, Gender e differenza sessuale, in Aggiornamenti sociali, maggio 2014, p.386, vedi: http://www.aggiornamentisociali.it/easyne2/LYT.aspx?Code=AGSO&IDLYT=769&ST=SQL&SQL=ID_Documento=10260
(4) Ibidem


15. Per concludere

“Quando come Chiesa tocchiamo i temi dell’amore e della sessualità sembra che lo facciamo semplicemente per condannare o proibire e così la proposta cristiana non attrae più nessuno. Invece anche su questo fronte siamo chiamati a raccogliere la sfida educativa, abbandonando ogni catastrofismo e rassegnazione per recuperare il senso vero dell’esperienza umana.
Siamo chiamati a proporre un orizzonte di senso convincente, perché come Chiesa siamo convinti di avere una parola autorevole e affascinante da spendere, in controtendenza con la cultura dominante, che finisce col lasciare le persone in balia dei loro problemi e solitudini.
Ma nello stesso tempo dobbiamo essere consapevoli che “non siamo più pellegrini, ma nemmeno turisti: siamo viaggiatori che si muovono nello spazio riconoscendo che le mappe disponibili sono inadeguate, costruite in altri tempi per viaggiatori che vedevano altre cose” (1).
Abbiamo quindi bisogno di aggiornare continuamente le mappe che orientano la nostra avventura di persone consapevoli e di formarci e formare per dare ragione delle coordinate che contribuiscono a definire queste mappe. Questo è un invito ad abitare in modo consapevole e responsabile, anche dal punto di vista culturale, il complesso mondo nel quale viviamo senza farci spaventare, ma nemmeno ingaggiando battaglie di retroguardia”.
Ho voluto far mia, sintetizzandola, questa riflessione di mons. Galantino (2), perché riassume bene l’intento di questo mio lavoro, che si riflette nell’incipit di apertura.
La frase è tratta dal Libro di Giona e si riferisce alla misericordia di Dio. Il Signore, al contrario di Giona, ha compassione dei niniviti, gente che non sa “distinguere fra la mano destra e la sinistra” (Gn 4,11b).
Anche sull’ideologia gender siamo chiamati a capire, a superare i pregiudizi, ad avere misericordia (3) e, pur contrastandone le tesi, amando e accettando quelli che non la pensano come noi.

Note
(1) C. Giaccardi e M. Magatti: L’io globale. Dinamiche della società contemporanea, Laterza, Roma-Bari 2003
(2) Nunzio Galantino, Amore & vita: questioni di cuore e di ragione, in: I quaderni di Scienza e Vita n. 14, Amore & vita: questioni di cuore e di ragione, Cantagalli, Siena 2014, p. 17
(3) "Dove si tratta di elargire la grazia, là Cristo è presente; quando si deve esercitare il rigore, sono presenti solo i ministri, ma Cristo è assente". Sant'Agostino, De Abraham (tratto da: Settimana, n. 34, 2015, p.2)


Bibliografia
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Nunzio Galantino, Amore & vita: questioni di cuore e di ragione, in: I quaderni di Scienza e Vita n. 14, Edizioni Cantagalli, Siena 2014
Massimo Gandolfini e Roberto Marchesini, L’omogenitorialità ovvero l’adozione omosessuale, Manif pour tous Italia, 2014
Manif pour tous Italia, Ideologia di genere, edito in proprio, 2014
Alberto Melloni, Amore senza fine, amore senza fini, Il Mulino, Bologna 2015
Laura Palazzani, Sex/gender: gli equivoci dell’uguaglianza, Giappichelli Editore, Torino 2011
Laura Palazzani, Dalla differenza alla in-differenza sessuale, in: I quaderni di Scienza e Vita n. 2, Identità e genere, Roma marzo 2007
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Simone Pillon, Le radici storico-filosofiche dell’indifferentismo sessuale, Manif pour tous Italia, 2014
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Francesco Remotti, Contro natura, una lettera al Papa, Editori Laterza, Roma-Bari 2008
Eugenia Roccella, I femminismi di fronte al gender, in: I quaderni di Scienza e Vita n. 2, Identità e genere, Roma marzo 2007

Sitografia
gruppifamiglia.wordpress.com
wikipedia.org
w2.vatican.va
www.avvenire.it
www.chiesacattolica.it
www.forumfamiglie.org
www.gruppifamiglia.it
www.isrimola.it
www.istat.it
www.lamanifpourtous.it
www.zenit.org

P.S: Sono state indicate solo le fonti principali.